Ultimo aggiornamento  28 gennaio 2023 16:54

L’auto monocolore.

Paolo Borgognone ·

Lo diceva - nel 1910 - Henry Ford, che su come si costruissero e vendessero le automobili la sapeva lunga: “Di qualsiasi colore purché sia nera”. Intendeva che, anche se le sue Model T potevano essere scelte con livree diverse, era meglio privilegiare la total black: una vernice che asciugava prima e, soprattutto, creava molti meno problemi alla catena di montaggio che il fondatore del marchio di Dearborn aveva inventato.

Una “scelta di Hobson”, come si chiamano le opzioni obbligate che dobbiamo affrontare nella nostra vita illudendoci di conservare la libertà di decidere, che è tornata prepotentemente nel settore automobilistico contemporaneo. 

Non solo perché spesso i costruttori si adeguano al motto “Less is More”, “il meno è più” - coniato dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, padre del razionalismo e uno dei maggiori esponenti del  modernismo - ma per motivi molto pratici. La crisi dei processori e le difficoltà nell’approvvigionamento che per motivi diversi sta colpendo l'industria delle quattro ruote in questi anni ha indotto molte Case a ridurre al limite, all’osso, le opzioni di scelta per i clienti

E’ il caso di Renault che per la sua Arkana promette di abbassare da diversi mesi a trenta giorni i tempi di attesa per i compratori, purché accettino di ridurre le pretese, sia nel settore delle dotazioni interne che per quanto riguarda l’aspetto cromatico della vettura. O bianca o nera. Certo, tutti sognano l’auto rossa, simbolo di gioventù e libertà, o un caleidoscopio Bulli - oggi in versione elettrica - per sentirsi ancora come ai tempi belli dei “figli dei fiori”, ma se questo significa dover aspettare mesi, allora tanto vale fare un piccolo sacrificio.

Solo così

A teorizzare la riduzione delle opzioni per le sue auto è anche un “novello” Henry Ford  - in termini di innovazione e idee sorprendenti - come Elon Musk, ceo di Tesla. La sua Berlin Gigafactory che dovrà inondare di elettriche le strade d‘Europa produce sostanzialmente due sole colorazioni: “nero pieno” e “bianco perlato Multi-coat”. Se ci si “accontenta” si potrebbe ricevere la propria Model Y ordinata ora per ottobre di quest’anno. Chi invece proprio non sa rinunciare a colori differenti dovrà rassegnarsi: le auto con livree diverse arriveranno dalla Cina, quindi per una Y blu, rossa o argento i tempi di attesa si allungano almeno fino a marzo 2023.

Tante idee

In passato sono stati tanti i costruttori che hanno provato a imporre il concetto di “Less is more”, ma alcuni Paesi e segmenti si sono dimostrati particolarmente refrattari a vedersi ridurre le possibilità. Nel mercato statunitense, ad esempio, i pick-up leggeri di grandi dimensioni sono disponibili in 70mila combinazioni, differenti, secondo gli analisti di J.D. Power. Un caso che però pare quasi unico. Gli stessi esperti, infatti raccontano in uno studio del 2020 che nell'industria automobilistica il 98% delle combinazioni di modelli vende meno di 50 unità ciascuna e rappresenta cumulativamente solo il 25% delle vendite totali. Il restante 2% delle combinazioni rappresenta i tre quarti delle vendite.

Un discorso simile a quello per i colori può essere fatto anche per altre opzioni. Di fronte alla carenza di componenti, a febbraio Volkswagen ha ridotto le opzioni per la sua ID3 elettrica, ora disponibile in Europa in un'unica versione per ridurre i tempi di consegna. "La priorità del marchio - si legge in un comunicato da Wolfsburg -  è fornire un'offerta che possa essere consegnata  il prima possibile nonostante le restrizioni legate alla carenza di semiconduttori”. Solo leggermente diversa l’offerta "Up & Go" del marchio low-cost di Renault Dacia che si concentra sui motori e sulle linee di allestimento piuttosto che sulla riduzione delle opzioni di colore."Orientando i clienti verso due motori e un'unica finitura, non c'è più l'imbarazzo della scelta, e grazie a questo, da un punto di vista industriale, è molto più facile programmare, pianificare", ha detto il direttore della logistica e della distribuzione Dacia, Dimitri Manoussis.

Questione di clima?

Se la tendenza di questo periodo a consegnare soprattutto auto bianche e nere proseguisse, si potrebbe aprire un nuovo fronte di preoccupazione. Quello ambientale. A sollevarlo gli scienziati dell'Università della California, a Berkley, che hanno studiato gli effetti del colore della vernice sulle emissioni provando scientificamente ciò che tutti noi abbiamo sperimentato nella nostra vita: ovvero che i colori chiari riflettono le radiazioni visibili e invisibili del sole e quindi assorbono meno calore. Pertanto, le auto più scure - soprattutto quelle che lo sono anche all’interno - tendono a scaldarsi di più, in particolare d'estate, e per raffreddarle si usa l'aria condizionata che produce C02. Ma non è tutto qui. Lo studio ha concluso che un'auto "chiara" è più amica dell'ambiente: può rilasciare l'1,1% in meno di anidride carbonica e lo 0,5% in meno di altre emissioni dallo scarico. Anche l''efficienza del carburante è migliore: +1,1% rispetto al medesimo modello in nero. Questi risultati hanno portato l'Epa (l'Agenzia per la protezione dell'ambiente) della California ha teorizzare che una graduale eliminazione delle auto nere potrebbe ridurre le emissioni di carbonio. Da questo a proporlo come obbligo di legge, però, ce ne corre.

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