Ultimo aggiornamento  02 luglio 2022 01:14

Fiat 132, media d'eccellenza.

Massimo Tiberi ·

E’ un mercato italiano ormai maturo quello che nel 1972 vede il debutto, praticamente in contemporanea, di tre nuovi modelli nazionali di categoria media. Nonostante la crisi energetica, che di lì a poco causerà non pochi problemi alla nostra industria, queste berline saranno protagoniste di uno spostamento verso l’alto di consistenti fasce di clientela. Cinquant’anni fa l’Alfa Romeo presenta dunque l’Alfetta, destinata a sostituire la Giulia, mentre la Lancia Beta segna la svolta della casa ormai entrata a far parte del gruppo Fiat. Ed è proprio la stessa Fiat a lanciare la 132, nata per sostituire salendo di un gradino la 125, vettura di transizione dalla breve carriera ma molto apprezzata.

Tre volumi sobri

Sobria nei tratti, senza concessioni all’originalità nella tradizionale configurazione a tre volumi e quattro porte, la 132 viene proposta in due allestimenti di carrozzeria, uno più semplice per contenere al massimo i costi, l’altro battezzato Special per collocarsi a ridosso dei segmenti superiori come le concorrenti Alfa Romeo e Lancia. Elementi caratteristici: calandra anteriore con doppi fari gemellati di forma circolare, maniglie incassate, paraurti privi di rostri e, sulle Special, retrovisore esterno per la prima volta montato di serie su un’auto del marchio. 

La lunghezza di 4,38 metri e un passo di 2,56 (6 centimetri di guadagno nei confronti della 125) consentono di offrire un abitacolo sufficientemente spazioso per 4/5 persone e un vano bagagli di buona capienza. Nonostante un certo impegno, in materia di finiture e qualità costruttiva la 132 non entusiasma per i rivestimenti in panno o similpelle e per il finto legno della plancia, ma fra gli accessori a richiesta non mancano condizionatore, poggiatesta e cerchi in lega. L’attenzione alla sicurezza passiva è sottolineata dalla scocca a struttura differenziata, dal piantone dello sterzo collassabile e dalle barre antintrusione laterali.

Trazione posteriore

Contrariamente alle scelte più raffinate della rivale Alfa Romeo o della parente Lancia, sul piano tecnico la vettura ripropone lo schema a trazione posteriore con sospensioni anteriori a quadrilateri e posteriori a ponte rigido, mentre l’impianto frenante a quattro dischi è servoassistito.

Maggiormente in evidenza il motore, conferma del quattro cilindri bialbero d’impostazione sportiva già utilizzato da altre Fiat, nelle cilindrate 1.600 o 1.800, carburatore doppio corpo e potenze di 98 o 105 cavalli con cambio a quattro marce (optional il quinto rapporto o l’automatico a tre e il differenziale autobloccante). Unità di temperamento che permettono velocità dell’ordine dei 165/170 chilometri orari, a fronte di un comportamento su strada dal riuscito compromesso tra dinamica e comfort.

Carriera lunga

Venduta a prezzi compresi tra 1.710.000 e 1.870.000 lire, la 132 è decisamente più conveniente di una Alfetta o di una Beta, entrambe dai listini ben oltre i due milioni di lire, ma il responso commerciale è piuttosto tiepido e non sono pochi quelli che rimpiangono la forte personalità della 125. Si punta così ad accrescere il tono con le nuove GL e GLS del 1974, aggiornate nella carrozzeria dalle più ampie vetrature e portando la potenza del 1.800 a 107 cavalli.

Nel 1977 un vero balzo in avanti, per una terza serie che, dopo l’uscita di scena della 130, diventa di fatto l’ammiraglia del marchio. Corposo il restyling, con anteriore e posteriore completamente ridisegnati per rendere l’insieme più “importante” e, soprattutto, sono gli interventi all’interno a far crescere di livello la vettura, per cura e materiali oltre alle dotazioni: ci sono gli alzacristalli elettrici, tessuti e moquette di pregio, perfino una “chicca” come le quattro alette parasole.

A conferma della vocazione ad elevare i toni, anche la sostituzione del 1.800 con un due litri da 112 cavalli. Inoltre nel 1978 si aggiungono i diesel 2.000 e 2.500 prodotti nella fabbrica Sofim di Foggia, da 60 e 72 cavalli, che rendono necessario il servosterzo. Ultimo ingresso in scuderia, nel 1979, il due litri benzina ad iniezione da 122 cavalli per 175 chilometri orari e accelerazione da 0 a 100 in meno di 11 secondi.

La carriera della 132 termina nel 1981, a quota 650mila esemplari ai quali vanno sommati i 110mila della spagnola Seat, lasciando il campo alla Argenta che ne rappresenta comunque un’evoluzione.   

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