Ultimo aggiornamento  30 settembre 2022 14:32

Luce Verde

Aniasa, auto sempre al centro.

Marina Fanara ·

MILANO - Anche in questo periodo di post pandemia, l'automobile continua a essere il mezzo privilegiato dagli italiani per gli spostamenti, anzi, per timore di possibili contagi, il suo utilizzo è cresciuto di circa il 60% rispetto al periodo pre-Covid. E' quanto emerge dal 21esimo rapporto Aniasa, l'associazione aderente a Confindustria che rappresenta imprese e servizi di mobilità, dal titolo “La mobilità che non cambia. Un'Italia a due velocità tra chi abbraccia il nuovo e chi non può ancora permetterselo”.

Quello che emerga dalla ricerca è uno scenario tra luci e ombre: “Nonostante un sempre maggiore utilizzo dell'auto e la conferma della sua assoluta centralità negli spostamenti degli italiani”, spiega Alberto Viano, presidente Aniasa, “il mercato degli acquisti è praticamente fermo e il parco circolante continua a invecchiare”. Stando ai dati infatti si registra un aumento delle vetture elettriche in circolazione, ma si tratta prevalentemente di acquisti effettuati al nord, da cittadini che possono permetterselo grazie a un più alto reddito mentre il sud continua ad arrancare e per gli spostamenti ci si continua ad affidare alla propria vecchia auto”.

Strada da percorrere

Per quanto riguarda il noleggio, il settore non è riuscito ancora a recuperare il terreno perduto nei periodi più critici, quando è stato imposto il blocco degli spostamenti. “Ora” sottolinea il presidente Viano, “oltre alla pandemia e alla conseguente crisi dei chip auto, anche il conflitto in Ucraina, grande paese manifatturiero, sta contribuendo al rallentamento della mobilità a noleggio e in sharing nel nostro Paese”. 

I numeri del rapporto indicano che rispetto al 2019 si sono perse oltre 106mila immatricolazioni per un valore complessivo di 2,6 miliardi di euro. A farne le spese sono soprattutto breve termine e car sharing che faticano a riprendere quota. Va meglio il lungo termine grazie al boom di utilizzi da parte dei privati con solo codice fiscale, che hanno raggiunto quota 100mila. 

Quanto alla flotta i veicoli a noleggio disponibili nel nostro paese rimangono saldamente sopra quota 1 milione di unità. “Il settore”, sottolinea Viano, “si conferma leva strategica per la decarbonizzazione della mobilità italiana, potendo contare su quote crescenti di immatricolazioni di vetture ibride plug-in (47% del totale mercato) ed elettriche (30%). Per raggiungere gli obiettivi fissati dal "FIT for 55" (il nuovo pacchetto di misure per il clima adottato dall'Unione europea a luglio 2021, ndr), il nostro Paese non ha alternative che allineare la fiscalità dell’auto aziendale alla media dei Paesi europei”. In tale contesto, secondo Aniasa, il noleggio, soprattutto a lungo termine, anche per i privati, si candida al ruolo di motore per una maggiore e più sostenibile, sotto il profilo economico, diffusione di veicoli aridottre e nulle emissioni.

Lungo e breve termine in altalena

Lo conferma il rapporto: l'aumento costante di contratti stipulati da clienti muniti di solo codice fiscale, oltre alla forte stabilità del settore, hanno contribuito a un aumento del giro d’affari con la conseguente crescita in termini di fatturato (complessivamente quasi 8,8 miliardi di euro, +12% sul 2020) e della flotta (+5%) “che per la prima volta”, evidenzia lo studio “supera il milione di veicoli, grazie a un più ampio ricorso alla proroga dei contratti concordato con la clientela”.

Per il resto, nel 2021 rispetto al 2020, le immatricolazioni si attestano sulle 305mila unità (+21%), mentre l'usato venduto sale di 1,5 punti percentuali.

Il settore del breve termine ha subito un crollo verticale a causa soprattutto del blocco e della sostanziale scomparsa del travelling nella prima parte del 2021 e del tradizionale flusso di turisti internazionali. Grazie però a una discretra tenuta di noleggi durante l'estate da parte dei viaggiatori “nostrani” il settore ha registrato una crescita rispetto al 2020: 2,6 milioni di noleggi nel 2021, in salita del 21,2% sull'anno precedente. Rimane pesante però la contrazione rispetto al 2019 con un'attività più che dimezzata (-51% dei noleggi), una flotta in diminuzione di circa un terzo (-47% le immatricolazioni), i giorni di noleggio a quota -33%) e un complessivo giro d’affari in perdita del 30%. 

“La crisi dei semiconduttori ha poi fatto il resto”, evidenzia il rapporto, “rendendo molto difficile l’approvvigionamento di vetture proprio nei periodi con elevata domanda”.

Car sharing: crollo continuo

La forte riduzione della mobilità cittadina e il ricorso al telelavoro in modo strutturale nella prima parte del 2021 hanno caratterizzato l’andamento delle attività di car sharing, che hanno registrato una contrazione rispetto al pre-pandemia del 57% dei noleggi (da 13 a 5,5 milioni), a fronte di una flotta che oggi può contare su 6.200 vetture (erano quasi 8mila nel 2019). 

2022: primi segnali di ripresa

Il 2022 potrebbe essere l'inizio della riscossa per il settore “a meno che non intervengano nuove misure fiscali restrittive” puntualizza il presidente Viano: nel primo trimestre di quest'anno il breve termine appare in leggera ripresa rispetto allo scorso anno. Ma, dal confronto con il 2019, i numeri restano preoccupanti: fatturato in perdita del -4%, -22% il numero di noleggi e -2% i giorni di noleggio. A penalizzare fortemente il settore è però il crollo delle immatricolazioni che con un -70% non fa che confermare l'impatto fortemente negativo della crisi sul settore. Incoraggiante, invece, il trend relativo al giro d’affari del lungo termine (+9% nel primo trimestre 2022), anche grazie a una flotta aumentata del 7%, pur registrando un nuovo calo delle immatricolazioni (-8%). Fa ben sperare anche la risalita dei noleggi del car sharing in questo primo trimestre: +50% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso con prospettive un'ulteriore crescita per i prossimi mesi.

“Il nostro Paese è chiamato nei prossimi anni a compiere l’attesa transizione ecologica della mobilità”, dice ancora Viano, “proprio per questo l’esclusione delle auto aziendali e del noleggio dagli incentivi messi in campo dal Governo in questa primavera rende oltremodo perplessi. Il noleggio, dati alla mano, è il principale strumento in grado di favorire questa transizione del parco circolante e di accelerare il ricambio dei veicoli più inquinanti. L’esclusione rivela una visione limitata, ancorata al concetto di proprietà del bene auto, che rischia di rallentare il passaggio verso un modello di mobilità sempre più pay-per-use, un’evoluzione che porta con sé evidenti positive ricadute in termini di sostenibilità ambientale e sicurezza dei veicoli, nonché certezza sul fronte delle entrate tributarie per l’Erario”.

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