Ultimo aggiornamento  27 novembre 2022 03:48

Detroit: la Motor City perde colpi.

Paolo Borgognone ·

La love story tra Detroit e l’automobile è in crisi? No se si guarda agli investimenti in città di General Motors e Ford, sì se si pensa a tutte le opportunità di sviluppo portate dalle nuove fabbriche di vetture elettriche che si stanno progettando negli Usa e che - per la maggior parte - potrebbero vedere la luce a centinaia di chilometri da qui.

Che la leadership della “Motor City” e in generale del Michigan possa andare in difficoltà lo conferma Walbridge Co, la società di costruzioni commerciali - con sede proprio a Detroit - che realizza impianti auto e altre strutture in tutto il mondo. L’azienda ha identificato 70 progetti di sviluppo connessi a veicoli elettrici e alle batterie in tutti gli Stati Uniti, per un giro d’affari complessivo da 200 miliardi di dollari. Solo nove stanno prendendo in considerazione il Michigan, mentre le realtà industriali che di sicuro rimarranno da queste parti sono esclusivamente due: l'annunciato impianto di batterie di GM a Delta Township vicino a Lansing e la conversione dell’impianto Lake Orion Assembly alla produzione di camion elettrici.

Ancora speranza

Qualche spiraglio per ulteriori investimenti comunque c’è. Mark Stewart, direttore operativo di Stellantis per la regione, la scorsa settimana ha segnalato che il Michigan è "assolutamente" in lizza per almeno uno dei tre impianti di batterie previsti in Nord America, e che una decisione dovrebbe arrivare entro un mese o "due al massimo”.

Ma lo stesso gruppo transatlantico ha, per qualcuno, voltato le spalle al "suo" stato, quando ha annunciato che avrebbe investito 2,5 miliardi di dollari per rinnovare gli impianti a Windsor e Brampton, Ontario, in preparazione per la transizione alla costruzione di elettrici, impegnandosi a espandere il centro di ricerca e sviluppo automobilistico sempre a Windsor per creare un laboratorio di accumulatori dove studiare celle, moduli e pacchi batterie completamente elettrici e ibridi.

Aria di crisi

Anche se questi progetti andranno in porto, il saldo è comunque negativo. Per ora, non una singola casa automobilistica straniera ha localizzato un impianto statunitense in Michigan, a favore, invece di Ontario (in Canada), Indiana, Ohio e degli stati del sud. Ma anche la decisione di Ford lo scorso autunno di  investire 11,4 miliardi di dollari - il suo più grande sforzo produttivo nei 118 anni di storia - in Kentucky e Tennessee ha scioccato molti ed è sembrata un colpo al cuore di Detroit. Per John Rakolta, presidente di Walbridge Co, il problema è che “Il Michigan non è competitivo”.

La risposta c'è

La risposta dello stato non si è fatta comunque attendere e ha preso la forma del S.O.A.R., (Strategic Outreach and Attraction Reserve”), un fondo di incentivazione di 1 miliardo di dollari rapidamente organizzato per aiutare ad accelerare la chiusura di un accordo di investimento multimiliardario con GM.

Uno sforzo che - dice Rakolta - “potrebbe non bastare”. Nell'area, i posti di lavoro a rischio potrebbero essere 170mila, secondo una stima di BLM e un gruppo di ceo - riuniti nel Business Leaders for Michigan - hanno parlato di un crollo nella competitività del Michigan dovuta anche a un atteggiamento generale troppo attendista.

Attenzione al voto

Fin qui i numeri che, di solito, non mentono. Ma è chiaro che tutto quello che abbiamo detto ha un senso anche politico e che molte delle critiche possono nascondere a loro volta uno scopo strumentale per mettere in cattiva luce il governatore Grethcen Whitmer. Questo in vista delle prossime elezioni - previste in novembre - alle quali l’attuale responsabile dello stato si ripresenta e - stando ai sondaggi - con buone possibilità di conquistare un altro mandato.

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