Ultimo aggiornamento  04 febbraio 2023 18:51

Lamborghini LM002, suv prima dei suv.

Massimo Tiberi ·

Quando nel 1972 Ferruccio Lamborghini lascia la sua azienda, le difficoltà non mancano per i nuovi proprietari, l’imprenditore svizzero Georges-Henri Rossetti al quale si aggiungerà il socio René Leimer. In un clima sfavorevole alle supercar di Sant'Agata Bolognese, acuito dalla crisi petrolifera che investe il settore, tutte le occasioni sono buone per cercare di mettere a posto i conti. Anche cercare spazio nel campo dei veicoli fuoristrada e militari, quanto mai lontano dai modelli all’epoca in gamma, come Countach e Urraco.

Tanti tentativi

Nel 1977 viene dunque presentato al Salone di Ginevra il prototipo di una 4x4, battezzata Cheetah (ghepardo), frutto di un progetto nato negli Stati Uniti e destinato alla partecipazione ad una gara, promossa da un Paese arabo, per un mezzo adatto al servizio di frontiera in zone desertiche. La vettura, dall’aspetto rude ma curata nel design con giganteschi pneumatici e carrozzeria semiscoperta, è molto al di fuori dei canoni Lamborghini, tanto da montare, in posizione posteriore/centrale, un V8 Chrysler 5,9 litri da 183 cavalli (290 se sovralimentato). Il tentativo non andrà a buon fine, senza sviluppi né di carattere militare né civile, tra l’altro con perdite finanziarie per un’azienda ormai sull’orlo del fallimento.

A salvarla, nel 1980, i fratelli francesi Mimran che, nella fase di rilancio, tornano all’idea di una off-road del marchio e questa volta riescono a darle seguito. Un primo prototipo, siglato LM (per Lamborghini Military) 001, è un’evoluzione della Cheetah e vengono adottati sia un V8 USA della AMC che il V12 di casa. Le prove pratiche non danno però esito positivo, soprattutto a causa della collocazione del motore che verrà  spostato all’anteriore nel passaggio successivo alla LMA (A per il tecnico Giulio Alfieri) 002, testata addirittura con un 7 litri.

Finalmente arriva

La lunghissima gestazione termina nel 1986 con il lancio al Salone di Bruxelles della definitiva LM002, iperbolica trazione integrale, antesignana delle SUV esagerate tipo le Hummer e orientata al lusso piuttosto che alle velleità guerriere.

Un po’ pick-up, doppia cabina a quattro porte, la debuttante Lamborghini ha qualche somiglianza stilistica con la Cheetah, accentuandone i tratti massicci e squadrati, con frontale caratterizzato da un accenno di bull-bar, verricello (a richiesta) e cofano bombato, mentre la parte posteriore è formata da un cassone aperto con fissata la ruota di scorta esterna. Mastodontiche le dimensioni, dalla lunghezza che sfiora i 5 metri alla larghezza di oltre 2, enfatizzate da una luce a terra da autentica fuoristrada.

La personalità ibrida si manifesta all’interno, dove abbondano i rivestimenti pregiati in legno e pelle che impreziosiscono un abitacolo dalle comode poltrone e dotato di ogni comfort all’epoca disponibile. Accenti sportivi, il volante a tre razze e la classica strumentazione ad elementi circolari.

Alla base della LM002 un robusto telaio tubolare per una meccanica che all’epoca non ha riscontri. Oltre alle sospensioni a quattro ruote indipendenti, all’impianto frenante con dischi anteriori ventilati e allo sterzo servoassistito a doppio tirante, in evidenza il raffinato sistema di trasmissione: trazione anteriore inseribile, tre differenziali (anteriore e posteriore bloccabili automaticamente al 25 e al 75 per cento, il centrale a bloccaggio manuale) e cambio a cinque marce provvisto di riduttore. I pneumatici, 345/60 VR 17, sono Pirelli Scorpion dalla mescola particolare e in grado di marciare anche sgonfi.

Potentissima

Ma davvero impressionante per un fuoristrada è il motore, disposto longitudinalmente all’anteriore: in pratica il V12 ad iniezione elettronica della Countach, a quattro valvole per cilindro e due alberi a camme per bancata, 5,2 litri per 455 cavalli e 500 Nm di coppia. Tanto basta per far toccare ad un colosso che pesa 2.600 chili i 200 chilometri orari, accelerando da 0 a 100 in 7,5 secondi, capace inoltre di muoversi con buona disinvoltura sui terreni più difficili e con muscoli tali da poter trainare un carro armato. Inutile parlare, d’altra parte, dei consumi, dell’ordine dei 2-3 chilometri/litro senza neppure spingere troppo.

In particolare verrà apprezzata l’attitudine ad affrontare sabbia e deserti: primo proprietario re Hassan II del Marocco (di un esemplare color oro) e numerosi i clienti fra emiri e nababbi vari. Del resto il prezzo di vendita è sui 220 milioni di lire e le personalizzazioni saranno infinite. Poco da dire sul fronte agonistico, nonostante le indubbie qualità, con apparizioni soltanto sporadiche.

Lunga storia

La produzione si prolunga fino al 1992 per circa 300 unità, quando la Lamborghini è già entrata nell’orbita Chrysler e presto vivrà altri passaggi di proprietà verso l’approdo definitivo nel Gruppo Volkswagen. La trazione integrale diventerà comunque un fiore all’occhiello delle supercar del Toro, a partire dalla Diablo VT del 1993 per arrivare al suv Urus del 2018 e alla Huracan Sterrato, incredibile trasformazione in chiave off-road di un bolide altrimenti di confine tra la strada e la pista.  

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