Ultimo aggiornamento  28 novembre 2022 16:09

Giulia TI Super, nata per correre.

Massimo Tiberi ·

Presentata nel 1962 nella cornice agonistica dell’Autodromo di Monza, la nuova berlina Alfa Romeo Giulia TI mette subito in chiaro la sua vocazione di auto familiare ma dalle indubbie qualità anche sportive, senza troppi complessi d’inferiorità nei confronti delle stesse versioni coupé e spider lanciate in contemporanea. Naturale quindi, sulla base dell’esperienza con le precedenti 1900 e Giulietta, lo sviluppo di una variante destinata specificamente alle competizioni, favorita dall’utilizzo di una base già ottimo punto di partenza.

Ancora una volta sulla pista brianzola debutta così, un anno dopo, la Giulia TI Super, nella livrea di colore bianco, che resterà praticamente l’unico disponibile (soltanto un paio le eccezioni), e con in evidenza il quadrifoglio verde sui parafanghi anteriori, richiamo storico alla RL di Ugo Sivocci vincitore della Targa Florio nel 1923: diventerà il simbolo di tutte le Alfa Romeo dalle più alte prestazioni.

Sorelle gemelle

Poche le modifiche all’esterno della carrozzeria, dall’assetto ribassato, che permettono di distinguere la vettura  rispetto alle normali Giulia: due soli fari nella mascherina frontale e griglie al posto degli altri due interni per aumentare la portata d’aria al radiatore, paraurti privi di rostri, cerchi in “elektron”, vetri posteriori in plexiglas. Più evidenti le modifiche all’interno, con i sedili anteriori separati e molto avvolgenti invece del divano unico, comando del cambio a cloche e non al volante, qui a tre razze in alluminio di fronte alla strumentazione completissima ad elementi circolari classici al posto della più moderna di forma trapezoidale. Semplificati, inoltre, rivestimenti e dotazioni (eliminati i braccioli, il coperchio del cassetto sulla plancia e perfino l’impianto di riscaldamento), per contribuire ad abbattere il peso complessivo di un centinaio di chili (960 in totale).

Confermato lo schema tecnico, assai valido, a trazione posteriore, sospensioni anteriori indipendenti e posteriori a ponte rigido, mentre i freni restano a tamburo del tipo a tre ceppi all’avantreno, ma verranno presto sostituiti dai dischi come sull’intera gamma Giulia. L’eccellente motore, 1600 bialbero in lega leggera, è quello utilizzato dalla coupé Sprint Speciale con due carburatori doppio corpo e accoppiato al cambio a cinque marce vanto ed esclusiva della berlina Alfa Romeo. La potenza di 112 cavalli, straordinaria all’epoca in rapporto alla cilindrata, permette di sfiorare i 190 chilometri orari e si può spingere ad un regime di 6.500 giri/minuto.

Costo alto

Venduta ad un prezzo di ben 2.618.325 lire, la Quadrifoglio, come viene comunemente chiamata, supera di quasi un milione il costo della TI “madre” e buona parte dei 501 esemplari costruiti fino al 1964 verranno impiegati in ogni tipo di gara, dal circuito alla strada, ai rally.

Sulla meccanica si cimenteranno i più noti preparatori, da Baggioli a Bosato, da Facetti a Conrero, che riusciranno a tirar fuori dal generoso quattro cilindri anche 140 cavalli. Portate in campo da scuderie di prestigio come la milanese Jolly Club e da piloti emergenti di vaglia come Baghetti e De Adamich, le TI Super, inizialmente penalizzate dall’omologazione nella categoria superiore Gran Turismo ma poi auto da battere fra le Turismo, sapranno farsi valere contro avversarie del calibro delle Ford Cortina Lotus o delle BMW 1800 TISA. Da ricordare lo straordinario quarto posto assoluto nel quanto mai selettivo Tour de France del 1963 dietro tre Ferrari 250, due GTO e una SWB, le sfide nelle corse in salita con le Porsche Carrera e le tante affermazioni proprio sulla pista di Monza dell’esordio al pubblico.

Una carriera intensa e di successo ma breve, perché il simbolo del quadrifoglio passerà alla coupé Giulia GTA, l’erede che diventerà mito.

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