Ultimo aggiornamento  02 luglio 2022 00:09

Incentivi, Unrae: "Ancora in attesa".

Redazione ·

Unrae, l'associazione dei costruttori esteri in Italia, commenta in una nota la decisione del governo maturata con l’adozione del Dpcm attuativo del Decreto legge “Energia” che ha reintrodotto nel nostro Paese gli incentivi per l’acquisto delle auto. L’organizzazione plaude alla scelta parlando di “un supporto comunque fondamentale a sostegno della transizione ecologica, in un momento congiunturale così difficile”.

Subito dopo, tuttavia, il documento critica i continui rinvii, nonostante le garanzie di volta in volta espresse da rappresentanti del governo. “Il mercato è stato la vittima principale di questo iter sfibrante, andando decisamente a picco: 109mila vetture immatricolate in meno rispetto allo stesso periodo del 2021, che già era di quasi 90mila unità sotto il livello pre-Covid”.

Unrae lamenta, poi, che servirà ancora del tempo perché il decreto diventi effettivo: “Potrebbero volerci ancora alcune settimane: con un ritardo del genere si rischia di non apportare alcun risultato effettivo sulle vendite per l’anno in corso”. In ogni caso l’associazione esprime soddisfazione per “l’orizzonte triennale” dell’intervento “per supportare la domanda di mercato a fronte di una trasformazione epocale e di lungo periodo”.

Positiva per Unrae anche “l’introduzione di un sostegno all’acquisto dei veicoli commerciali leggeri a zero emissioni, benché con un limitante obbligo di rottamazione”.

Due aspetti negativi

Detto questo, l’associazione elenca altri aspetti a suo dire negativi del provvedimento: “Il primo: l’esclusione delle persone giuridiche dagli incentivi con la sola eccezione del car sharing: in pratica, tutto il noleggio - incluso quello a privati - e tutti i veicoli aziendali. Un grave errore strategico, che avrà inevitabili conseguenze negative, rallentando il processo della transizione energetica. Vengono, infatti, penalizzati proprio i canali che negli ultimi anni hanno garantito maggiormente l’acquisto di veicoli a zero e a basse emissioni e un più celere ricambio del parco circolante”.

“Il secondo: la drastica riduzione - da 50mila a 35mila euro - dei tetti ai prezzi di listino (i cosiddetti “price cap”) per la fascia 0-20 grammi al chilometro di CO2 rispetto al sistema incentivante 2019-2021. Una scelta opinabile e non omogenea rispetto alle altre fasce di emissione, che tra l’altro non apporta alcun vantaggio complessivo al mercato. L’unico effetto appare quello di orientare la domanda sull’acquisto di alcuni brand specifici con un’inevitabile distorsione della concorrenza e ridotta possibilità di scelta da parte dei consumatori. Paradossalmente, con l’intento dichiarato di favorire la filiera italiana attraverso alcune forzature, viene penalizzata nel lungo periodo la stessa componentistica nazionale, tanto importante per le Case costruttrici estere escluse dagli incentivi” .

Unrae sottolinea la necessità, a suo parere che “il sostegno vada focalizzato sulla riconversione industriale, favorendo la competitività e la qualità del sistema industriale del Paese, senza manovre distorsive del mercato, che rischiano di avere efficacia solo nel breve periodo distogliendo l’attenzione dai necessari investimenti in ricerca, sviluppo e produttività”.

Problema tempi

Ultimo aspetto”stigmatizzato” nella nota è la  “scelta di non prolungare da 180 a 360 giorni i termini che intercorrono dalla prenotazione del bonus all’effettiva immatricolazione del veicolo, in considerazione della crisi dei semiconduttori e dei ritardi nella produzione causati anche dal conflitto in Ucraina”.

“Ci auguriamo - conclude il documento dei costruttori - che ogni anno il Governo intenda rivedere lo schema incentivante adottato, così da traghettare con pragmatismo ed equità il nostro Paese verso la nuova mobilità a zero emissioni”.

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