Ultimo aggiornamento  29 novembre 2022 07:59

Stellantis, Tavares: "Il ruolo dell'Italia è centrale".

Redazione ·

L'Italia è centrale nel piano Dare Forward 2030. In questa settimana sto analizzando la situazione brand per brand. Stiamo preparandoci - trasformando l'azienda - per essere pronti nel 2030 per vendere il 100% di veicoli elettrici, con 75 modelli. A Melfi avremo 4 progetti diversi di tre brand. Lavoreremo passo dopo passo come fatto con la gigafactory di Termoli". Così si è espresso il ceo di Stellantis Carlos Tavares che al Mirafiori Hub di Torino sta incontrando sindacati e stampa italiani per delineare il futuro dell'industria automobilistica nel nostro Paese. "Stiamo mettendo l'azienda e gli impianti italiani, sul giusto percorso per essere competitiva nel 2035, quando non si potranno più produrre vetture con motori a combustione interna. Tutto sta andando come previsto. Il rischio più grande davanti a noi, è lo status quo, noi dobbiamo capire il cambiamento e con soluzioni concrete le cose andranno bene". 

Per Tavares il 2021 ha portato "risultati eccellenti", nonostante gli ostacoli che l'azienda ha dovuto affrontare: "Covid, carenza di fornitura di semiconduttori, inflazione dei costi delle materie prime e guerra. Su questi quattro fattori di natura esterna le nostre persone stanno lavorando bene. Come stiano adattandosi a questa realtà molto volatile mi rende orgoglioso". 

Il manager si è poi soffermato in particolare sullo storico stabilimento di Torino: "Su Mirafiori ci sono diverse idee, abbiamo incontrato vertici locali, e sono emerse delle proposte, e lavoriamo per rendere redditizie. Mi aspetto che entro due mesi questi abbozzi si concretizzino. Non cerchiamo titoli, ma progetti eseguibili, sia sulla produzione che in ambito di economia circolare".

"Mobilità pulita e accessibile"

Il futuro è elettrico, non ci sono dubbi su questo, ma lo sforzo deve essere comune."Siamo al 20-25% di quota in Europa. Sono fiducioso che rimarremo, nel caso peggiore, a questo valore, ma quanto vendiamo, dipende dalla nostra competitività. Noi portiamo soluzioni, non creiamo problemi. Il nodo che va risolto, è mettere insieme la mobilità pulita con la mobilità accessibile. Ai governi chiediamo di creare le condizioni perché la classe media possa permettersi questi nuovi veicoli, che costano il 50% di quelle normali. Oggi il mercato è a -25% rispetto al pre-Covid. Dobbiamo incoraggiare adesso le persone a godersi la mobilità, con soluzioni a basso impatto come quelle che noi produciamo già adesso. La democrazia, la si può godere solo con una piena mobilità. Invece negli ultimi decenni sono state messe molte barriere. Oggi in primis servirebbe una rete di punti di ricarica migliore".

"La tecnologia che c'è dietro le vetture elettriche, è nuova. E i tempi sono stretti, entro il 2035 non dovremo più produrre motori a combustione. La chimica, relativa alle batterie, non è ancora stabilizzata, e potremo spostarci da una soluzione all'altra. La situazione è instabile. Ecco perché è importante essere agili, e poter cambiare velocemente. Intanto ci assicureremo i materiali che riteniamo saranno quelli più utilizzati. Negli ultimi 5 anni ho ripetuto più volte che non dobbiamo concentrarci solo sul dispositivo di mobilità. Ma serve un approccio a 360 gradi, che comprenda la gestione del footprint per la produzione delle vetture. Che finora non c'è stato. Oggi le elettriche sono in vendita, ma chi garantisce che l'energia che utilizzano sia pulita" ha sottolineato il ceo di Stellantis.

Problemi all'orizzonte

Le difficoltà sono note, tra crisi dei chip e gli effetti della guerra che hanno ripercussioni pesanti anche sulla bolletta energetica. "Come produrre energia a basso costo dovrebbe essere la priorità, anche per aziende come la nostra. Ora dobbiamo affrontare tante opzioni, dal footprint carbonico al gettito fiscale. Tutto il sistema può deragliare, c'è un problema in Europa e ogni Paese lo affronta in modo diverso. Dobbiamo lavorare sulla strategia energetica, non è un nostro problema ma impatta su di noi. Ecco perché nel 2030 vogliamo ridurre del 50% le emissioni, per arrivare alla neutralità carbonica nel 2038. I costi di petrolio e energia, andranno su e giù, dobbiamo comprendere questa volatilità poco gestibile. L'Europa deve definire una strategia".

Sui chip la via è definita. "Stiamo lavorando con i fornitori Tier 2 e Tier 3, per creare una nuova supply chain dei semiconduttori, che in 3-4 anni garantirà continuità. Dobbiamo lavorare con i fornitori per introdurre più velocemente le componenti delle vetture, a cominciare dalle piattaforme software, che si potranno acquistare in ogni regione".

Le reazioni sindacali

I sindacati italiani reagiscono positiviamente all'incontro con il ceo di Stellantis: "Da qui speriamo si avvii un percorso di confronto per capire cosa succede negli stabilimenti. La cosa importante è che Tavares abbia parlato di trasformare e non chiudere". Questa la reazione di Francesca Re David, segretario generale della Fiom, che ha aggiunto: "Noi crediano che la sostenibilità ambientale sia un punto centrale, così come la sostenibilità sociale e quindi il ritorno alla piena occupazione".

Per Rocco Palombella e  Gianluca Ficco della Uilm, "l'incontro attesta la volontà di Stellantis di confrontarsi con il sindacato anche sugli aspetti più difficili della trasformazione dell'industria dell'auto, disponibilità che ricambieremo con un atteggiamento sempre costruttivo".

Antonio Spera - segretario nazionale di Ugl Metalmeccanici - ha detto: "Un aspetto positivo è l'internalizzazione in Italia di alcune attività attualmente all'esterno". Spera ha poi sottlineato: "C'è bisogno di incentivi all'acquisto dell'elettrica - ancora troppo costosa - per i prossimi 4 o 5 anni. Occorre agevolare il cambiamento e questa è una scelta politica".

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