Ultimo aggiornamento  28 novembre 2022 02:51

Fiat Duna, mica da ridere.

Massimo Tiberi ·

Spesso oggetto perfino di scherno e dei più irriverenti motteggi, immortalata in un mitico calendario del giornale satirico “Cuore”, la Duna è stata davvero una delle Fiat più discusse, almeno in Italia, pur potendo vantare la firma di Giorgetto Giugiaro e diffusa nella convinzione da parte della casa torinese di un buon esito commerciale anche da noi.

Prodotta in Brasile a Belo Horizonte dal 1985 e progettata per corrispondere in particolare alle esigenze del mercato latinoamericano, dove viene ben accolta e si aggiudica addirittura il titolo locale di “Auto del’Anno”, la vettura aveva in realtà le carte in regola per un ruolo da low-cost senza eccessive pretese.

Uno evoluta

Punto di partenza, sia stilistico che tecnico, è la versione d’oltreoceano della Uno, della quale la Duna (Premio in patria) rappresenta la derivata con carrozzeria tre volumi e due o quattro porte. Quest’ultima è quella che arriverà in Italia a partire dal 1987 assieme alla più apprezzata wagon Weekend.

L’aspetto è semplice, caratterizzato dalle forme squadrate e non certo attraente, ma ottimo, in rapporto alle dimensioni esterne (la lunghezza è appena sopra i quattro metri) lo spazio abitabile. Molto ampio, inoltre, il vano bagagli sia della berlina che della wagon, mentre gli allestimenti sono qualitativamente un po’ inferiori agli standard europei e le dotazioni confermano il rango utilitario.

Prezzo alto

La meccanica è ripresa dalla Uno latinoamericana, diversa in varie componenti dalla torinese, affidabile e di costituzione robusta. In particolare a distinguerla i motori “Brasile”, benzina monoalbero a camme in testa, di 1.100 e 1.300 centimetri cubici da 58 e 67 cavalli, ai quali si aggiunge un diesel 1.700 da 60 cavalli, tutti con cambio a cinque marce. Derivate dalla Ritmo le sospensioni a ruote indipendenti e a disco i freni anteriori. Normali, in rapporto alla cilindrata le prestazioni, con velocità massima da 150 a 155 chilometri orari, e bassi i consumi.

Il prezzo, a partire da circa 12 milioni di lire, non è competitivo come ci si aspetterebbe e non si discosta dalla stessa Ritmo, limitando di fatto la potenziale clientela della Duna. Non aiutano neppure, dal 1989, il lieve restyling esterno e il miglioramento dei rivestimenti interni.

Una storia lunga

La berlina, con qualche ulteriore intervento estetico, prosegue la carriera fino al 1990, per lasciare poi il campo alla sola versione wagon che, ribattezzata Elba, viene distribuita con il marchio Innocenti, appena acquisito dalla Fiat. Inizialmente proposta con motore 1.300, la vettura monterà successivamente un 1.500 ad iniezione da 75 cavalli, anche per una variante a tre porte, e il diesel 1.700 rivisto in chiave ecologica.

Dal 1993, la Elba si aggiorna con equipaggiamenti più ricchi (non mancano servosterzo e alzacristalli elettrici sulla serie limitata Happy) e nuovi quattro cilindri 1.400 e 1.600, per sfiorare i 170 chilometri orari, oltre al confermato 1.700 a gasolio.

I listini, intorno ai 15 milioni di lire, rendono ora conveniente una wagon compatta, pratica e dalla notevole capacità di carico, ma la stagione italiana si chiude nel 1997 senza risultati eclatanti. Dal 1996 è in campo l’erede Palio, berlina e Weekend, che torna al marchio Fiat.

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