Ultimo aggiornamento  06 febbraio 2023 04:30

Musk, ancora guai per i suoi tweet.

Redazione ·

Neanche il tempo di festeggiare - con tanto di passi di danza - l’apertura ufficiale della GigaBerlin, la prima fabbrica in Europa, ed ecco che Elon Musk deve tornare a occuparsi dei suoi guai con la commissione federale Usa per il controllo della Borsa. Motivo della contesa la restrizione del 2018 con la quale la Stock and Exchange Commission ha richiesto e ottenuto che le uscite su Twitter del ceo di Tesla siano monitorate, dopo quella che annunicava la possibilità di far uscire il costruttore da Wall Street, con conseguenti balzi in su e in giù delle quotazioni.

Per far sì che l’intesa raggiunta tra le parti sia rispettata, la Sec si è rivolta a un giudice della Corte federale di Manhattan affermando che Musk non ha seguito alla lettera le disposizioni e si lamenti di trovare la situazione non conveniente”, tanto da chiedere alla stessa Commissione di smettere di indagare. Musk avrebbe detto di essere nel mirino dei regolatori della borsa per aver criticato il governo ed esercitato il suo diritto alla libertà di parola secondo il primo emendamento della costituzione americana.

Per l’ufficio legale della Sec queste affermazioni “non sono sufficienti” per garantire al ceo di poter tornare a scrivere quello che vuole sull’argomento: “Quando si tratta di azioni civili, un accordo è un accordo, a meno di circostanze molto più convincenti di quelle qui presentate”. La Commissione insiste quindi di avere “un'ampia autorità e uno scopo legittimo" per indagare su Musk

Altro problema

La querelle non finisce però qui. L’agenzia di regolamentazione ha anche esortato il giudice distrettuale degli Stati Uniti Alison Nathan, che supervisiona quella indagine, a respingere l'offerta del ceo di annullare un mandato di comparizione che richiedeva documenti riguardanti il suo sondaggio su Twitter lo scorso novembre sulla possibilità di vendere il 10% delle azioni Tesla per pagare con il ricavato le tasse. La maggioranza degli internauti ha votato sì e Musk si è sbarazzato di titoli per più di 16 miliardi di dollari, provocando comunque un calo del prezzo che potrebbe aver danneggiato altri investitori.

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