Ultimo aggiornamento  06 febbraio 2023 03:05

GigaBerlin, tutta la storia.

Paolo Borgognone ·

Dopo mesi di tira e molla, brusche frenate, accelerazioni da supercar e mille polemiche, la Giga Berlin, la prima fabbrica di Tesla in Europa, apre ufficialmente i battenti. Per presenziare al varo dello stabilimento - che in realtà è già operativo da un po’, ma finora non hai mai potuto consegnare ai clienti le Model Y completate -  si è scomodato dagli Usa il ceo Elon Musk che ha detto: "E' un grande giorno per la nostra fabbrica, un passo ulteriore verso un futuro sostenibile". In visita è arrivato anche il primo ministro tedesco Olaf Sholz il quale ha parlato del sito come di "un segno tangibile del progresso e del domani dell'industria automobilistica". Presente poi il ministro per l'economia Robert Habeck che ha affermato: "Questa è la prova che la Germania può guidare la rivoluzione della elettromobilità". Non sono mancate anche delle proteste: la polizia ha chiuso una parte della autostrada A10 vicino Erknee per la manifestazione di alcune persone che inneggiavano contro l'apertura.

In questa occasione, i primi 30 clienti hanno ricevuto le chiavi della loro nuovissima Model Y da 63.990 euro e con una autonomia dichiarata di 514 chilometri. Il sito è costato 5,5 miliardi di euro e darà lavoro - a pieno regime - a 12mila operai, diventando così la più grande industria della regione.

Ripercorriamo la storia dell’impianto, per ricordare come si è arrivati a questa storica giornata.

Tutti in gara

2015: Elon Musk inizia a parlare di allargare i confini della sua azienda - che ancora non è diventato il costruttore auto più valutato in borsa al mondo - oltre i confini nord americani. Per farlo servono siti industriali ed è logico guardare anche all’Europa, oltre che alla Cina. In quel momento si diffonde la notizia della possibilità che la gigafactory veda la luce da qualche parte sul Vecchio continente.

Subito scatta la corsa ad accaparrarsela e 10 differenti Paesi si iscrivono alla gara: in Francia si propone il sito della centrale nucleare di Fessenheim - la più vecchia del Paese, costruita nel 1971 - al confine con la Germania. Si candida pure l’Olanda, puntando sul fatto di avere sul territorio un piccolo impianto di finitura utilizzato da Tesla. Anche Portogallo, Spagna, Finlandia, Estonia e Lituania sondano il terreno e la Repubblica Ceca offre un'area vicina a un deposito di litio a poca distanza da Praga, la stessa che i tedeschi penseranno di utilizzare per attrarre la fabbrica sul loro territorio, in una zona non distante dal confine polacco e a circa 100 chilometri dalla capitale Berlino.

La competizione è serrata e acuita dalla accelerazione verso la transizione elettrica sancita anche dall’Unione europea che spinge affinché il continente non rimanga troppo dipendente dalle forniture - in particolare di batterie - provenienti dall’Asia che, nel 2018, poteva vantare l’88% della capacità produttiva globale in questo campo.

Quell’anno, molti governi europei stavano fornendo sussidi e incentivi ad aziende come Tesla, così come a start up locali dedicate alla produzione di accumulatori come Northvolt e TerraE per costruire infrastrutture di produzione all'interno dei propri confini. Matthias Machnig, allora segretario di stato al ministero dell'economia tedesco disse: “Siamo al centro del più grande e profondo cambiamento nell'industria automobilistica dal suo inizio. Saremmo ingenui a pensare di poter gestire la tecnologia delle batterie come una merce che può essere acquistata ovunque nel mondo”.

Tra mille difficoltà

Il 12 novembre 2019, in occasione della consegna del premio annuale “Das Goldene Lenkrad” - “il volante d’oro”, riconoscimento assegnato dal tabloid Bild am Sonntag e dalla rivista di settore Auto Bild - Elon Musk annuncia che la scelta è caduta su Berlino, a nord del centro logistico "GVZ Freienbrink”, negli anni 2000 indicato come luogo per una fabbrica di Bmw che poi non venne mai costruita. Qui sorgerà la casa del suv Model Y e un impianto per la realizzazione delle batterie. A queste strutture, sempre vicino la capitale tedesca, si aggiungerà un centro di progettazione e sviluppo. Il contratto di acquisto del terreno è firmato nel dicembre 2019: Tesla paga 13,5 euro per metro quadrato per il sito di 300 ettari, per una somma complessiva di 41 milioni di euro. L’avvio della costruzione è pianificato per l'inizio del 2020, la produzione per fine 2021. 

Le prime difficoltà sorgono già nel 2020 quando alcune associazioni ambientaliste dell’area di Grunheide dove nascerà lo stabilimento si oppongono alla deforestazione necessaria per fare spazio all’impianto. Il sito è occupato infatti da una foresta artificiale di proprietà dello Stato  e si devono abbattere 160 ettari di vegetazione, mentre altri 265 ettari sono ripiantati altrove. 

Altro problema è che il sito taglia in due la vecchia Grünheide Alte Poststraße, una strada postale che congiunge alcune località limitrofe. Inoltre, durante gli scavi preliminari, vengono rinvenute sette bombe inesplose della Seconda guerra mondiale per un totale di 85 chilogrammi che vengono fatte brillare nel gennaio 2020. A maggio arrivano i materiali, soprattutto prefabbricati, necessari a dare il via alla costruzione e vera e propria che, comunque, va avanti tra manifestazioni dei residenti e di appelli alla magistratura.

Il problema dell’acqua

Più avanti si scopre che il terreno è più sabbioso di quanto si credesse e questo costringe i progettisti a cambiare la struttura delle fondamenta, chiedendo in un incontro pubblico, il permesso alle autorità locali, le stesse a cui si rivolgono gli ambientalisti per tutelare la fauna della foresta - formiche, uccelli, pipistrelli - che devono essere spostati in un altro habitat prima di poter procedere a ulteriori abbattimenti. 

L’avversario più temibile per il sito, comunque, si rivela essere l’acqua. Il progetto è soggetto a una serie di preoccupazioni, tra cui il potenziale impatto sull'approvvigionamento idrico e sul corretto smaltimento delle acque reflue. Nell'udienza pubblica alla Stadthalle (il municipio) della confinante cittadina di Erkner, i vicini si dicono preoccupati che le sostanze chimiche nella fabbrica costituiscano una violazione della severa legge tedesca sull’inquinamento delle falde. Solo col passare dei mesi la situazione viene - quasi del tutto - chiarita. La costruzione prosegue comunque, grazie a una serie di permessi temporanei.

Punto di arrivo

Il  9 ottobre 2021, con i lavori in stavo avanzato, Tesla ha tenuto la fiera ufficiale della Gigafactory Berlin-Brandenburg County Fair alla quale ha invitato 9mila ospiti locali a visitare lo stabilimento per “presentarsi” ai vicini. Nei piazzali iniziano a vedersi le prime vetture che però non possono essere consegnate ai clienti in trepidante attesa, mancando l'ok definitivo.

L’iter burocratico che ha rischiato di far perdere le staffe a Elon Musk più di una volta è al rettilineo conclusivo e pochi giorni fa - il 4 marzo 2022 - il governo del Brandeburgo ha concesso l'approvazione ambientale finale.

Secondo gli analisti di JPMorgan, la fabbrica potrà costruire 54mila esemplari nel 2022, 280mila nel 2023 e arrivare la massimo previsto - 500mila autovetture l’anno - nel 2025. La macchina può finalmente mettersi in moto.

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