Ultimo aggiornamento  27 novembre 2022 02:52

Ford Consul 315, l'originale.

Massimo Tiberi ·

Modello di successo, la Ford Anglia del 1959 incontra i favori del pubblico anche a fronte di un design della carrozzeria decisamente anticonformista, caratterizzato soprattutto dal taglio obliquo del lunotto. La dirigenza del ramo britannico della casa statunitense, convinta dunque della bontà di una formula stilistica fuori dell’ordinario la estende anche ad un’auto di fascia superiore, peraltro già messa in cantiere da qualche tempo. Nasce così nel 1961 la Consul Classic, in realtà nonostante il nome esteticamente assai meno tradizionale della Consul Cortina, presentata un anno dopo, vicina come segmento di mercato e dal più fortunato futuro. Per meglio distinguerla verrà così utilizzata la sigla 315.

Berlina tre volumi lunga 4,34 metri, a due o quattro porte, firmata da Colin Neale, la vettura offre un’immagine dal forte impatto, ma è decisamente più elaborata nei dettagli rispetto all’Anglia. Doppi fari anteriori, cofano ribassato, doppie luci posteriori, pinne e sovrabbondanza di cromature appesantiscono i tratti della nuova Ford e l’eccessiva originalità, più di gusto americano che europeo, non è probabilmente un buon biglietto da visita in un settore dove all’epoca, nel Vecchio Continente, prevale la sobrietà.

Comoda per cinque

Apprezzabile la disponibilità di spazio all’interno, che permette di ospitare con buona comodità quattro/cinque persone, e ampio il vano bagagli, mentre nell’allestimento si guarda sempre Oltreoceano e all’apparenza vistosa più che alla sostanza qualitativa. La plancia, in tinta con la carrozzeria, comprende una moderna strumentazione a sviluppo lineare, non troppo ricca nella dotazione, la leva del cambio è al volante (a richiesta la cloche), comando del clacson ad anello e sono presenti, fra gli equipaggiamenti, un pratico ripiano portaoggetti, un cassetto e l’accendisigari.

Nessuna sorpresa sul fronte tecnico, con schema a trazione posteriore, sospensioni anteriori indipendenti McPherson (dal cognome dell’ingegnere Ford che le ha progettate e che diventeranno di uso universale), posteriori a ponte rigido e freni a disco anteriori. Il motore, della famiglia Kent, quattro cilindri di 1.340 centimetri cubici ad albero a camme laterale e carburatore monocorpo, punta più sull’affidabilità che sul temperamento: i 57 cavalli permettono di toccare, a fatica, i 130 chilometri orari con modeste doti di accelerazione e il cambio a quattro marce ha la prima non sincronizzata. Verrà sostituito da un più adeguato 1.499 centimetri cubici da 65 cavalli che porterà la velocità massima vicina ai 140 chilometri orari.

Versione coupé

D’altra parte, la berlina britannica vuole essere un’auto da famiglia votata al comfort e alla tranquilla facilità di guida piuttosto che alle prestazioni. Semmai per chi vuole aggiungere un po’ di tono, senza sacrificare troppo la funzionalità, è disponibile la versione coupé Capri, analoga nella meccanica e differente esteticamente per il padiglione più basso e raccolto, la vetratura laterale priva di montante centrale e il lunotto dalla forma convenzionale. In serie limitatissima una variante GT, con intervento della Cosworth, carburatore doppio corpo e servofreno, da 75 cavalli in grado di raggiungere i 150 chilometri orari.

Non molto apprezzata dal pubblico e penalizzata dalla concorrenza “interna” della Cortina, la Consul 315 sarà una meteora sul mercato, venduta fino al 1963 in circa 110mila unità (19mila le coupé fino al 1964). Ridotto il numero degli esemplari destinati all’Italia, dove la due porte 1.500 costa 1.210mila lire e la quattro porte 50mila in più, praticamente come una più potente Fiat di pari cilindrata; la Capri, cara a 1.575.000 lire, ha il prezzo al livello di un’Alfa Romeo Giulia TI.

Erede sarà la Corsair, sempre non comune nell’aspetto ma completamente diversa e di categoria superiore, mentre il nome Capri tornerà nel 1969 per una sportiva questa volta d’importanza storica per il marchio Ford, prodotta in quasi due milioni di unità.

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