Ultimo aggiornamento  28 novembre 2022 02:49

Alfa Romeo Canguro, salto in avanti.

Massimo Tiberi ·

Messa in campo dall’Autodelta, negli anni tra il 1963 e il 1966 l’Alfa Romeo Giulia TZ, la “Tubolare Zagato” dal disegno originale di Ercole Spada, fa il bello e il cattivo tempo in gara nella categoria di appartenenza e non solo, 24 Ore di Le Mans e Targa Florio comprese. Nuccio Bertone, da parte sua, vede la possibilità di utilizzare quel telaio e quella eccellente meccanica anche per una granturismo stradale da far invidia ad una Jaguar E-Type. Al Salone di Parigi del 1964 il carrozziere piemontese presenta così la bellissima Giulia Canguro. Lo stile è firmato da Giorgetto Giugiaro, già autore di altre ammirate vetture del Biscione, come le 2000/2600 Sprint e la Giulia Sprint GT.

Idea geniale

Lunga meno di 4 metri e alta appena 1,06, questa coupé, esemplare unico, deve il nome alle differenti misure dei pneumatici, tra avantreno e retrotreno, che fanno pensare alle zampe dell’animale simbolo australiano. L’aspetto ha qualche elemento di contatto con la TZ, ma l’insieme è particolarmente armonico, fondendo molto bene eleganza e grinta sportiva. Le forme tondeggiati, con il frontale caratterizzato dai fari carenati e dalla semplice “bocca” che racchiude il classico scudetto Alfa Romeo, sono accentuate dal corpo centrale quasi sferico, mentre la coda è tronca secondo i dettami aerodinamici dell’epoca e raffinati i cerchi in lega. Danno tono, inoltre, le feritoie di sfiato dell’aria disposte verticalmente sui parafanghi anteriori e viene utilizzata una tecnica avanzata per tutte le ampie vetrature: incollate e che fanno praticamente struttura unica con la carrozzeria, lasciando a piccoli deflettori il compito di aerare l’abitacolo.  

L’interno, d’altro canto, ha l’essenzialità funzionale delle auto da competizione, appena sottolineata da qualche imbottitura e dall’impiego di qualche materiale più pregiato. I due sedili sono a guscio, con esili poggiatesta, tipicamente da corsa, al pari dell’assetto di guida e della disposizione dei comandi, dal volante rivestito in legno a tre razze forate alla leva del cambio perfettamente a portata di mano. Particolare la strumentazione, nella tradizione ad indicatori circolari di fronte al pilota e contagiri in evidenza, ma con il tachimetro  spostato sulla destra della plancia. Il vano posteriore è occupato interamente dalla ruota di scorta.

Motore della Giulia

Sotto un abito indiscutibilmente affascinante si celano le componenti riprese dalla seconda generazione della TZ. In primo luogo il motore, collocato anteriormente in posizione longitudinale, elaborazione del quattro cilindri bialbero 1.600 in lega leggera della famiglia Giulia. A doppia accensione, due candele per cilindro, ed alimentato da due carburatori doppio corpo offre una potenza di 170 cavalli e, considerando il peso estremamente contenuto della vettura inferiore ai 700 chili, permette velocità dell’ordine dei 240 chilometri orari.

Cambio a 5 marce, sospensioni tutte indipendenti e freni a disco completano il quadro di una trazione posteriore dalle straordinarie qualità dinamiche che purtroppo non avrà un riscontro nella produzione in serie, nonostante il generale consenso. La plurivittoriosa TZ, invece, per motivi commerciali cederà il passo alla Giulia GTA, forte  comunque di un palmares di ancora maggior prestigio.

La Canguro resta una dream-car e alcune delle prerogative estetiche ispireranno altre realizzazioni della Bertone, come ad esempio la Montreal di Marcello Gandini. Un malaugurato incidente, sulla pista di Monza, ridurrà la splendida Alfa Romeo in rottame, ma appassionati collezionisti non l’abbandoneranno, fino allo scrupoloso restauro, commissionato dal proprietario giapponese Shiro Kosaka, che la riporterà in vita negli anni Duemila.

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