Ultimo aggiornamento  27 novembre 2022 03:32

Meno chip più profitti.

Paolo Borgognone ·

La crisi dei chip dovrebbe continuare, secondo gli esperti del settore, almeno fino al 2024, ma non è detto che questa sia, per l’industria automobilistica, una brutta notizia. Se meno semiconduttori - necessari per i componenti elettrici nei veicoli, dalle funzioni di assistenza alla guida all'infotainment - significano meno auto nei piazzali, infatti, d'altro canto i prezzi, a fronte di una domanda nettamente più forte dell’’offerta crescono tanto da aver raggiunto livelli record nel 2021, con effetti positivi sui bilanci complessivi delle Case.

Il ritorno alla “normalità” sarà comunque progressivo e in molti già dicono che le cose non saranno mai come prima. "Non penso che succederà fino al 2024 quando le scorte torneranno ai livelli pre-crisi", ha detto Colin Langan, analista automobilistico per Wells Fargo & Co, durante un webinar dell'Automotive Press Association a Detroit. "Questa è una buona notizia per le case automobilistiche che dovrebbero vedere ancora buoni prezzi e per i concessionari che continueranno a godere di margini superiori alla media”.

Secondo Alix Partners l’anno scorso i veicoli non prodotti a causa della carenza di chip sono stati 8,2 milioni, oltre 550mila dei quali in Giappone, il Paese più colpito dalla carenza di chip.

Dati certi

I primi effetti di tutto questo si vedono già: Stellantis, grazie ai prezzi alti e alla politica di taglio dei costi - ha registrato un utile netto di 15,1 miliardi di dollari per l’anno passato, quasi il triplo dei guadagni combinati del 2020 dei suoi predecessori, Fca e Psa. Il margine operativo rettificato dell'11,8% ha superato la previsione del 10%, nonostante un calo di produzione di circa il  20%. E le prospettive per il 2022 sono di un altro margine a doppia cifra: “La dimensione dei mercati sarà gestita principalmente dalla fornitura dei semiconduttori", ha detto il ceo Carlos Tavares durante la presentazione dei numeri 2021 - e il 2022 non sarà l’anno in cui potremo dire di essere tornati alla normalità”. L'inventario dei concessionari nordamericani di Stellantis è diminuito di 186mila unità nel 2021, facendo alzare i prezzi medi delle transazioni negli Usa del 20% a circa 47mila dollari.

Anche per le altre case di Detroit i risultati sono stati positivi: Ford ha registrato un utile netto di 17,9 miliardi di dollari, mentre General Motors ha fatto sapere a inizio febbraio di aver raccolto, nel 2021, profitti per 10 miliardi. "Stiamo lavorando per costruire ogni singolo veicolo che possiamo perché la domanda è così forte", ha detto recentemente la ceo di Gm Mary Barra. "Ci aspettiamo prezzi favorevoli per continuare a crescere”.

I costruttori agiscono

La penuria di semiconduttori fa comunque paura e le Case non sono rimaste a guardare, ma stanno cercando di dire la propria per poter gestire al meglio la situazione ed evitare pericolose ricadute. Ford sta rivalutando il suo intero portafoglio alla luce della situazione, ha detto il ceo Jim Farley. Il costruttore, a novembre, ha firmato un accordo non vincolante per collaborare sulla produzione e sui progressi tecnologici con il fornitore GlobalFoundries.

Stellantis - a fine 2021 - ha stretto a sua volta una  intesa con Foxconn per creare quattro nuove famiglie di chip che copriranno più dell'80% del suo fabbisogno di semiconduttori e utilizzeranno lo stesso tipo utilizzato in smartphone, computer portatili e altri prodotti elettronici di consumo che costituiscono il 95% dell'industria del settore. La produzione, tuttavia, non inizierà prima del 2024.

Anche Gm sta lavorando con una lista di aziende specializzate sul co-sviluppo, l'approvvigionamento e la produzione di chip e non solo per cercare di governare con maggiore prevedibilità la catena dei rifornimenti.

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