Ultimo aggiornamento  02 febbraio 2023 12:08

Citroën CX, come fila bene.

Massimo Tiberi ·

Sostituire un’auto come la DS, riuscendo a dire qualcosa di nuovo rispetto ad un modello rivoluzionario sotto tutti i punti di vista, in campo dal 1955 e ancora avanzato dopo molti anni rispetto alla concorrenza, non è davvero un compito facile. All’inizio degli anni Settanta però l’iconica Citroën sta ormai segnando il passo ed è necessario darle un’erede, ma non si possono certo fare passi indietro in tema di anticonformismo sia stilistico che tecnico.

Giunge al termine così il lungo processo di sviluppo di un progetto, già avviato da tempo, con il lancio nel 1974 della CX, riuscita espressione della filosofia del Double Chevron (i puristi la considerano l’ultima). Debutto proprio in concomitanza con l’ingresso della casa nell’orbita Peugeot che porterà successivamente alla creazione del gruppo PSA.

Design eccellente

Presentata al Salone di Parigi, la nuova berlina, che conferma naturalmente la trazione anteriore, è frutto per quanto riguarda il design di Robert Opron, autore in precedenza della compatta GS e della stupefacente coupé SM, allievo dello scomparso Flaminio Bertoni padre tra l’altro della stessa DS. La sigla non è scelta a caso e fa riferimento al buon coefficiente aerodinamico (0,37) di un corpo vettura, a due volumi e quattro porte, estremamente slanciato, dal parabrezza amplissimo, tre grandi luci per ogni fiancata, coda tronca e lunotto concavo: tratti che rendono la CX, nel segno della tradizione di marca, assolutamente diversa da qualsiasi rivale.

Anche all’interno le scelte sono quanto mai originali, in particolare per la plancia riprendendo qualcosa dalla GS. Qui è la creatività di Michel Harmand a firmare un quadro strumenti di forma semicircolare e curvo, definito “lunule”, con indicatori a rullo e “satelliti” laterali che raggruppano molti comandi permettendo al guidatore di azionarli senza staccare le mani dal volante monorazza. L’abitacolo, inoltre, è spazioso per cinque passeggeri, considerando le dimensioni esterne (lunghezza di 4,66 metri per un passo di ben 2,84) e il bagagliaio è di ottima capienza, purtroppo privo di portellone e quindi dall’accessibilità un po’ sacrificata. Non all’altezza del rango, inoltre, la qualità degli allestimenti: sono gli aspetti funzionali a prevalere per Citroen e fra gli optional non manca il condizionatore. L’elenco degli elementi fuori dell’ordinario prosegue con la struttura dell’auto, formata dalla carrozzeria portante montata con “silentbloc” su telaio a piattaforma (contributo alla sicurezza e al contenimento delle vibrazioni), mentre le sospensioni sono le mitiche idropneumatiche, evolute e a controllo automatico dell’assetto. Lo sterzo a cremagliera può essere dotato di un servocomando ad assistenza variabile e i freni, sempre servoassistiti, sono a disco.

Motore così così

Sottotono, in un contesto tanto raffinato, l’anziano motore quattro cilindri due litri ad albero a camme laterale monocarburatore, collocato ora trasversalmente ma strettamente derivato da quello di base della DS. A quattro marce sincronizzate il cambio, unico effetto concreto del periodo di avvicinamento tra Citroën e Lancia, in comune con l’italiana Beta. La potenza di 102 cavalli è modesta in rapporto alla cilindrata, ma la buona profilatura consente comunque di superare i 170 chilometri orari di velocità massima, accelerando da 0 a 100 in circa 13 secondi. A fare la differenza, nell’ambito della categoria, sono le notevoli qualità di comportamento su strada, dove la CX eccelle nel comfort unito a stabilità da primato.

Ben accolta sul mercato nazionale e eletta “Auto dell’Anno”, battendo addirittura la Golf, in Italia la berlina francese verrà penalizzata soprattutto dal prezzo di 4,5 milioni di lire, nettamente superiore a quello di una Fiat 132 o di un’Alfa Romeo Alfetta. Costante, d’altra parte, la crescita della gamma con periodici aggiornamenti. Nel 1975 si affianca la variante wagon Break, con tetto sopraelevato dalla eccezionale capacità di carico, e inizia una sequenza serrata di novità, a partire dai motori, benzina o diesel, 2,2 litri da 112 e 66 cavalli, oltre alla più lussuosa versione Pallas dalle  finiture decisamente migliori.

La scalata verso il livello superiore del segmento porta ad aggiungere un 2,4 litri che con il modello GTi ad iniezione offre 128 cavalli e cambio a cinque marce. Nel 1979 viene adottato un più moderno due litri in alluminio con albero a camme in testa e nel 1985 arriva un restyling e al vertice si colloca la CX 25 GTi Turbo, 2,5 litri da 168 cavalli, in grado di raggiungere i 220 chilometri orari e di accelerare da 0 a 100 in 8 secondi. Non è da meno il diesel che sale a 2,5 litri e, sovralimentato, tocca i 95 cavalli per sfiorare i 180.
La produzione di oltre un milione di unità (anche in Spagna, Cile e Cina) termina per la berlina nel 1989 e la Break andrà avanti ancora per un paio d’anni quando è già in campo l’erede XM.

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