Ultimo aggiornamento  03 dicembre 2022 02:40

Bianchina Quattroposti, un'auto "mostruosa".

Massimo Tiberi ·

A comprometterne definitivamente l’immagine sono stati i film di Fantozzi, ma la Bianchina Quattroposti, sigla 110 DBA, non è stata certo la più riuscita delle utilitarie, almeno sotto il profilo puramente estetico. Nata nel 1962 per sostituire la Trasformabile e offrire un’abitabilità sufficiente a quattro persone, la nuova piccola Autobianchi si affianca nella gamma alla assai più apprezzabile wagon in miniatura battezzata Panoramica e alla leziosa Cabriolet.

L’aspetto, d’altra parte, è anche frutto proprio della necessità di guadagnare spazio mantenendo estremamente ridotte le dimensioni esterne, appena al di sopra dei 3 metri di lunghezza, e senza intervenire sulla base tecnica derivata dalla Fiat 500 (il passo di 1,84 metri è lo stesso). Del resto, fin dal lancio del primo modello nel 1957, praticamente in contemporanea con la vetturetta torinese, le Bianchina ne rappresenteranno in sostanza le varianti un po’ più “borghesi”, con qualche accento ispirato a quelle che all’epoca venivano definite “fuoriserie”.

Un televisore

Caratteristico della Quattroposti è soprattutto il lunotto verticale, protetto da un accenno di pinne ai lati, che permette lo sviluppo in altezza della carrozzeria ma che accentua gli squilibri di un design già piuttosto elaborato. Il nomignolo ai tempi popolare, “televisore”, indubbiamente gli si addice.

All’interno, si sta più comodi rispetto alla cugina Fiat (non in larghezza però), che resta comunque la parente povera per quanto riguarda l’allestimento. La Bianchina offre finiture ed equipaggiamenti migliori, un sistema di riscaldamento più efficiente e una strumentazione raccolta in un elemento ovale che comprende  lo strettamente necessario. Sempre minima la capienza del vano bagagli anteriore che accoglie anche serbatoio e ruota di scorta.

La meccanica riprende quella della 500 D e lo schema a motore e trazione posteriori, sospensioni a ruote indipendenti su entrambi gli assali e freni a tamburo. Il bicilindrico raffreddato ad aria di 499,5 centimetri cubici, giunto ad un alto livello di affidabilità, dispone di 17,5 cavalli ed è accoppiato ad un cambio a quattro marce, privo di sincronizzatori (innesti cosiddetti a “imbocco rapido”) con tutte le conseguenze del caso in materia di manovrabilità.

La velocità massima sfiora i 100 chilometri orari e i consumi sono piuttosto bassi. Oltre alla versione standard, però, è prevista la Special, dalle tinte bicolori e ulteriormente arricchita nei dettagli ma soprattutto dotata del motore potenziato a 21 cavalli della 500 Sport che permette di superare i 100, valorizzando un comportamento su strada pregevole per maneggevolezza se non per il comfort.

Seconda auto

Venduta a 525mila lire, 575mila la Special, il divario di prezzo con il modello Fiat parte da 75mila lire e la Quattroposti si presta bene al ruolo di seconda auto per famiglie benestanti, pur in secondo piano rispetto alla Panoramica. Nel 1965, un lieve restyling accompagna la meccanica aggiornata ripresa dalla 500 F e si interviene sugli allestimenti con qualche ulteriore preziosismo (in evidenza, ad esempio, la fascia in finto legno sulla plancia).

Fine produzione nel 1969, dopo circa 70mila unità uscite dalla fabbrica di Desio. Risultato appena discreto ma, con l’arrivo dell’erede di ben altra caratura e di grande successo A112, per l’Autobianchi il tema della piccola “premium”, anticipato dalle Bianchina, si consolida definitivamente come motivo fondamentale dell’identità di marca.

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