Ultimo aggiornamento  28 gennaio 2023 05:21

Jim Ratcliffe, l’inglese che vuole essere Musk.

Paolo Borgognone ·

Se vi piacciono le auto e le storie di persone che diventano personaggi segnatevi questo nome: Jim Ratcliffe. Di mestiere sarebbe un ingegnere chimico, di professione fa l’imprenditore di successo, fondatore e proprietario di una industria chimica globale, la Ineos che è sua per due terzi, proprietario di una squadra di calcio (il Nizza, a proposito, lui abita a Montecarlo) e patron di un team professionistico di ciclismo e di uno di vela che partecipa alla Coppa America. Ciliegina sulla torta, possiede il 33% della scuderia Mercedes di Formula 1, quella che da otto anni di fila vince il mondiale costruttori.

Si, ma che c’entra con Musk? Semplice Ratcliffe, proprio come il ceo di Tesla e di tutte le altre attività - dai razzi alle diavolerie neuronali - aveva una idea in testa: voleva costruire un’auto. Il suo sogno, visto che gli piacciono i fuoristrada e non le elettriche come al manager sudafricano trapiantato negli Usa, era rifare il Defender, ma Land Rover non ha voluto cedergli i diritti, nonostante offerte economicamente allettanti. E allora lui ha deciso di realizzarla per conto proprio. Così nasce la Ineos Grenadier. Che, prima ancora di arrivare in strada ha già 15mila prenotazioni. Come dire, un successo.

Una casa di lusso

Un’auto, però - soprattutto se vuole essere una grande auto - non si costruisce da sola. Ha bisogno di una grande fabbrica. E Radcliffe ha fatto quello che doveva fare: l’ha comprata. Ha preso la sede di Hambach, zona di confine tra Francia e Germania, dove Mercedes costruiva le Smart (infatti la chiamavano Smartville) anche quella elettrica, e ci ha investito “un poco” sopra. Un miliardo di sterline, più o meno, cioè circa 1 miliardo e 200 milioni di euro. Quando venne inaugurata, nel 1997, con il cancelliere tedesco Helmurt Kohl e il presidente francese Jacques Chirac, quelli di Stoccarda ci avevano speso più o meno un terzo.

Poco importa che a più di qualcuno oltre Manica sia rimasto l’amaro in bocca per la scelta: il primo sito individuato era infatti Bridgend in Galles, dove Ford ha chiuso nel 2020 il suo sito di costruzione di motori da oltre 2mila dipendenti, ma le nuove difficoltà causate dalla Brexit - che Radcliffe ha neanche tanto velatamente sostenuto, un poco come il suo collega miliardario e costruttore auto mancato James Dyson - hanno fatto optare per un sito sul “continente”. C’è chi ci ha visto una contraddizione, ma coi miliardari, soprattutto quando producono posti di lavoro, non è facile ragionare.

210mila metri quadri  di macchinari

Il Grenadier - Ineos pensa di farne 25mila l’anno - nascerà quindi in questi 210mila metri quadri, riadattati in 12 mesi per costruire non una piccola da città (che peraltro verrà costruita sempre qui fino al 2027) ma un fuoristrada 4X4. Ci sono macchinari che scaglionano gli oltre 4mila punti saldatura, attrezzatura per realizzare scansioni al laser, 133 differenti “stazioni” per montaggi e controlli, 256 robot, 173 pistole per la saldatura dell'acciaio e 16 pistole per quella dell’alluminio.

Entro marzo le prime vetture

Tutto questo è in fase di “validazione finale” ed entro marzo i primi Grenadier usciranno dalla fabbrica per essere consegnati a inizio aprile agli oltre 100 venditori sparsi in tutto il mondo che si incaricheranno di portarlo al pubblico in Europa, Medio Oriente, Asia. Il Nord America sarà raggiunto entro la fine del 2022. E, chissà, magari Elon Musk ci farà un tweet sopra

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