Ultimo aggiornamento  02 dicembre 2022 03:58

Lancia Prisma, sguardo in alto.

Massimo Tiberi ·

Le berline di linea classica, tre volumi e quattro porte di fascia media, rappresentano ancora negli anni Ottanta una quota importante delle vendite in Europa e in Italia. Nella gamma Lancia la Trevi, della famiglia Beta che risale al 1972, è ormai sulla via del tramonto e nel 1982 le viene affiancata la Prisma di categoria inferiore.

Basata sulla piattaforma della più compatta cinque porte Delta, della quale riprende anche elementi di carrozzeria, la nuova vettura ha però una personalità che se ne distacca e Giugiaro è riuscito nel compito di non farne semplicemente una versione allungata (4,18 metri rispetto a 3,89) dell’altra sua creatura.

Soluzioni nuove

Sobria nei tratti, non particolarmente originale ma neppure priva di una certa eleganza, la Prisma offre un abitacolo accogliente e comodo per quattro persone. Di buona capienza il vano bagagli, a richiesta ampliabile abbattendo il sedile posteriore frazionato, prerogativa rara all’epoca per il tipo di auto. L’allestimento si pone un gradino al di sopra della Delta e più vicino alla Trevi, per scelta dei rivestimenti e per una dotazione che può comprendere accessori di pregio, come l’orologio e il check-control nella strumentazione o il condizionatore d’aria.

Prestazioni in equilibrio

La meccanica ripropone lo schema a trazione anteriore e una gamma motori che mette in campo i quattro cilindri monoalbero 1.300 e 1.500 centimetri cubici, oltre al bialbero 1.600, con potenze di 78, 85 e 105 cavalli, accoppiati ad un cambio manuale a cinque marce e anche automatico a tre rapporti per il 1.500.

Sospensioni tutte indipendenti McPherson, sterzo a cremagliera e impianto frenante misto servoassistito (quattro dischi sulla variante 1.600), completano un complesso  che, su strada, conferma il buon comportamento, nell’equilibrio tra dinamica e comfort, già offerto dalla Delta. Le prestazioni, inoltre, sono di livello: il modello di cilindrata superiore sfiora i 180 chilometri orari di velocità massima e accelera da 0 a 100 in poco più di 10 secondi.

Un insieme di caratteristiche che collocano la Prisma nella parte alta del suo segmento di mercato, con un prezzo che parte da oltre 12 milioni di lire, più caro della Fiat Regata, parente meno sofisticata nell’ambito del Gruppo, ma nei confronti della stessa Alfa Romeo Nuova Giulietta dal temperamento più sportivo.

L'evoluzione della specie

La vocazione “premium” si rafforza con lo sviluppo del prodotto e nel 1986 arriva una seconda serie dalle limitate modifiche estetiche (rivisto in particolare il frontale), ma ulteriormente arricchita negli equipaggiamenti e con qualche importante novità sul piano tecnico.

Il motore 1.600 adotta l’alimentazione a iniezione elettronica e si aggiunge la versione 4WD a trazione integrale (tre differenziali con giunto viscoso centrale e posteriore bloccabile) con il due litri di derivazione Thema da 115 cavalli. Nel 1987, ribattezzata Integrale, si distinguerà maggiormente per la verniciatura bicolore e accessori dedicati come paraspruzzi alle ruote e tergifari.

Dopo ulteriori affinamenti e l’adozione dei catalizzatori, la Prisma cede il passo alla Dedra nel 1989, venduta in quasi 390mila esemplari, risultato di rilievo ma soltanto 4.500 sono le 4x4.

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