Ultimo aggiornamento  30 settembre 2022 14:16

Luce Verde

Parola di Tavares.

Alessandro Marchetti Tricamo ·

 

In attesa del piano industriale, Carlos Tavares, numero uno di Stellantis, nei giorni scorsi ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera (e ad altri tre grandi quotidiani europei) che ha fatto rumore. Non aveva mai parlato con parole così nette. A cominciare dall’auto elettrica e dalla volontà dell’Europa di uscire dai motori termici entro il 2035 (ibrido compreso). Una “scelta politica e non industriale” com’è giusto però che sia. Condivisa e sostenuta in queste pagine nel merito, meno nelle tempistiche troppo affrettate. Anche se molti marchi - compresi alcuni di Stellantis - anticiperanno la transizione al 2030. Segno che si può fare e anche prima del previsto.

A patto però per Tavares, di considerare un incremento dei costi del 50% rispetto all’auto tradizionale. Per neutralizzarlo, “in 5 anni bisogna avere aumenti di produttività medi del 10% all’anno mentre oggi l’industria automobilistica, in particolare in Europa, è tra il 2 e il 3%”. Un’espansione della produttività che, in assenza di corposi incentivi e con un output che cresce poco per la debolezza del mercato, costringerà a tagliare le risorse impiegate. Ovvero i costi: stabilimenti, posti di lavoro e distribuzione. Anche perché Tavares ha una promessa da mantenere: 5 miliardi di euro di sinergie previste dalla nascita del gruppo. Una provocazione? L’attacco all’elettrificazione serve a nascondere incognite - finanziarie e no - legate ai timori di non raggiungere gli obiettivi annunciati? Può darsi. C’è comunque molto da riflettere.

Cominciando dalla crisi energetica legata all’aumento del prezzo di gas ed elettricità, giudicato in Italia “fuori misura ed eccessivo”. Tanto che sono in molti a ripensare al nucleare che in Francia garantisce sicurezza energetica a un prezzo accessibile. Il dibattito è aperto e, stando ancora alle sue parole, nel nostro Paese non sembrerebbe conveniente produrre auto. Una condizione che peggiora lo scenario delineato un anno fa dallo stesso Tavares: “Il costo di produzione in Italia è significativamente più alto, a volte doppio, rispetto alle fabbriche di altri Paesi europei”. Nonostante il costo del lavoro sia più basso. Secondo il manager è colpa dell’organizzazione e dell’implementazione non completa del sistema Wcm voluto da Sergio Marchionne. Insomma, se l’Italia non si dota di una chiara politica energetica, per molti stabilimenti la chiusura non è lontana. Altra provocazione? Può darsi. Ma fossi nel governo, inizierei a preoccuparmi.

Perché se le cose stessero così, un calo di volumi è probabile, con economie di scala meno sicure e profitti dei concessionari, già oggi incerti per i nuovi sistemi di distribuzione, in calo. Chi pagherà il tutto? Tavares ha già risposto: i consumatori.

E su questo ben pochi dubbi.

(Pubblicato sul numero di febbraio 2022 de l'Automobile)

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62 anni, portoghese di nascita, francese di formazione, pilota di macchine per passione, guida adesso il quarto gruppo mondiale dell'auto. Tra sfide vinte e sfide da affrontare