Ultimo aggiornamento  28 gennaio 2023 04:03

Musk sotto processo: la mia verità.

Redazione ·

Il 7 agosto 2018 Elon Musk fece tremare - letteramente - Wall Street annunciando in un tweet che Tesla sarebbe potuta tornare “privata”, ovvero uscire dal listino di Borsa, al prezzo di 420 dollari ad azione e che aveva già i fondi assicurati per farlo. Oggi, a distanza di oltre tre anni, il suo avvocato - in una causa civile collettiva intentata presso la Corte Federale di San Francisco da alcuni investitori e da organizzazioni di piccoli risparmiatori - difende quelle parole sostenendo che il contenuto fosse "interamente veritiero”.

Secondo quanto scritto in una nota difensiva dal legale del manager, Alex Spiro, “il signor Musk stava considerando di rendere Tesla privata a 420 dollari per azione. Il finanziamento era assicurato. C'era il supporto degli investitori”. L’avvocato fa anche il nome di questi sostenitori, citando il Pif  (Public Investment Fund), nientemeno che il Fondo sovrano dell’Arabia Saudita, il forziere del Paese del Golfo e una della realtà potenzialmente più ricche del mondo che oggi finanzia, tra l'altro, la start up di auto elettriche Lucid Motors.

Peccato che nel frattempo la Stock Exchange Commission, l’ente federale che controlla la Borsa negli Usa, abbia invece dichiarato l'uscita di Musk quantomeno fuorviante, che il costruttore di elettriche e il suo ceo abbiano già pagato 40 milioni di dollari di multa e Tesla sia stata costretta ad assumere una persona in qualità di presidente della società.

Tutto da decidere

La causa che coinvolge il manager sudafricano andrà avanti con un’altra udienza preliminare in marzo - alla quale non si sa se parteciperà lo stesso ceo - in attesa di un processo vero e proprio fissato al 31 maggio prossimo. 

Quando il tweet “incriminato” venne diffuso, le azioni del costruttore salirono improvvisamente del 13%, con riflessi soprattutto su piccoli investitori che si trovarono a dover pagare un prezzo molto più alto del pattuito per i titoli che avevano acquistato ma ancora non saldato. Secondo l’accusa, furono “bruciati” in quel frangente centinaia di milioni di dollari di risparmi, cui vanno aggiunti quelli persi per il successivo, inevitabile rimbalzo verso il basso delle azioni stesse. Alcuni giorni dopo, un venerdì sera, Musk annunciò con un altro tweet di avere deciso di mantenere la quotazione in Borsa di Tesla.

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