Ultimo aggiornamento  05 ottobre 2022 06:44

Berlino, niente più auto in centro?

Paolo Borgognone ·

 “Ich bin ein Berliner” dichiarava - il 26 giugno del 1963 al municipio del quartiere di Schonenberg - il presidente Usa John Fitzgerald Kennedy, per rivendicare la vicinanza dell’Occidente alla città minacciata dal muro, da poco costruito, che la tagliava in due. Chissà se in occasione della sua prossima visita - prevista per il 16 febbraio 2022 - qualcosa di simile la dirà anche Elon Musk, che arriverà per vedere i progressi della sua fabbrica, la prima in Europa, costruita vicino all’aeroporto della capitale tedesca.

Intanto in città ferve un dibattito quantomai acceso che coinvolge proprio il mondo delle quattro ruote. A sollevarlo gli attivisti del gruppo “Berlin Autofrei”, ovvero “Berlino libera dalle auto” che ha raccolto oltre 50mila firma a sostegno del suo progetto di espellere i motori da una vasta area della metropoli da oltre 3,6 milioni di abitanti. Il piano prevede di vietare la circolazione - che sarebbe riservata solo alle emergenze e a situazioni occasionali - di tutti i veicoli, anche a emissioni zero, in una zona vasta 88 chilometri quadrati: per intenderci 10 volte l’Area C di Milano.

All’interno di questo perimetro, delimitato dall’anello ferroviario della S-Bahn che circonda la città, si circolerebbe solo su direttrici prestabilite, con l’eccezione è chiaro dei mezzi di soccorso e dei portatori di handicap: agli altri spetterebbero alcuni viaggi “bonus”, per esempio per traslochi o spostamenti eccezionali ma non più di sei nel corso di un anno. Per il resto gambe in spalla e al massimo tutti a pedalare.

Troppo spazio "sprecato"

La proposta piuttosto estrema di “Berlin Autofrei” - ha spiegato in diverse interviste a emittenti e quotidiani nazionali il portavoce dell'organizzazione Manuel Wiemann - si spiega con il fatto che molti cittadini della capitale tedesca sarebbero contrari all'idea di tante auto in circolazione, non solo per la tendenza a inquinare l'ambiente, ma anche perché occuperebbero troppo spazio e avrebbero un impatto negativo sulle infrastrutture, oltre a rilasciare comunque residui attraverso l’usura di pneumatici e freni. Senza dimenticare i tanti incidenti stradali.

Un rapporto del 2014 del Parlamento regionale ricordava come il 58% delle aree destinate al traffico fosse occupato dalle auto, nonostante già otto anni fa solo un terzo degli spostamenti per lavoro avvenisse a quattro ruote. La ricerca, inoltre, evidenziava come le vetture parcheggiate in città occupassero 170 chilometri quadrati, cioè 20 volte lo spazio dedicato alla sosta delle due ruote.

Politica in fermento

Il 7 marzo la proposta finirà al senato del Lander e - se verrà ritenuta idonea - l’iter andrà avanti. Altrimenti i promotori avranno quattro mesi per raccogliere 175mila firme (e l'adesione del 7% dei parlamentari regionali) per proporre un referendum popolare sulla materia.

In Germania è l’intero settore delle quattro ruote a essere in fermento. Nonostante si stia parlando di un fiore all’occhiello dell’industria nazionale, che fornisce lavoro a quasi 900mila persone, e i grandi marchi tedeschi abbiano investito miliardi di euro per l’elettrificazione, anche la politica si sta interrogando in queste settimane sul futuro.

La recente, almeno parziale, frenata del nuovo governo - nato da una coalizione "semaforo" che comprende dai liberali ai verdi - che ha annunciato l’intenzione di contare anche gli ibridi tra i 15 milioni di veicoli a zero emissioni che si vorrebbero in strada per il 2030, è un altro tassello di questo puzzle complicato. Sapremo tra poche settimane che cosa ne penserà il “berliner” d’adozione Elon Musk.

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