Ultimo aggiornamento  26 novembre 2022 20:42

L’auto al governo: "Serve piano per la transizione ecologica”.

Redazione ·

Un appello condiviso al governo italiano “per definire un piano strutturale per la mobilità elettrica, di vitale importanza per non interrompere il trend di crescita degli ultimi anni nel momento in cui è necessaria una rapida accelerazione verso la transizione ecologica” è stato lanciato da organizzazioni dei consumatori, aziende del settore automotive e dei macchinari industriali e fornitori di energia.

L’iniziativa, che porta la firma di Adiconsum, Anfia, Anie, Assofond, Class Onlus, Motus-E, Ucimu, parte dalla constatazione che nella Legge di Bilancio 2022 sia “totalmente assente una strategia per la transizione energetica del settore automotive e lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica private”. La previsione è che “senza interventi strutturali, molto probabilmente nel 2022 la quota di mercato dei veicoli a zero o ridottissime emissioni precipiterà”, assestandosi “tra il 6 e il 7%, ben lontani dalle aspettative per gli altri Paesi europei”. 
Il timore è che l'Italia perda di competitività rispetto a quei Paesi nei quali “articolati pacchetti di misure pro mobilità elettrica agevoleranno una rapida accelerazione nell’installazione di una capillare rete di infrastrutture di ricarica anche privata”.

Tre proposte per ripartire

L’appello prosegue dunque con la proposta di tre vie da percorrere per invertire questa tendenza e rimettere in carreggiata l’intero settore, senza penalizzare le scelte dei cittadini e aggravare i rischi per l’occupazione.
La prima richiesta è quella di una prosecuzione dello strumento dell’ecobonus per il triennio 2022-24 con una progressiva rimodulazione degli incentivi nel tempo.

Si chiedono quindi “interventi per le infrastrutture di ricarica private, come la prosecuzione del credito di imposta del 50%per utenze domestiche, piccole imprese e partite Iva e una misura per lo sviluppo della ricarica all’interno dei condomini. Le spese per l'elettricità auto dovrebbero essere quindi incluse “nei sistemi di welfare aziendale, come oggi già avviene per le carte carburante". Da considerare anche "una specifica tariffa elettrica dedicata alla mobilità privata, simile a quella domestica”.

Terzo punto è l’introduzione di “misure a sostegno della riconversione industriale e dei lavoratori", interventi considerati "indispensabili per non perdere competitività”.

Questo cambio di rotta, scrivono ancora aziende e associazioni, servirebbe a scongiurare il blocco nello sviluppo della mobilità elettrica “che, dal 2018 ad oggi, ogni anno ha raddoppiato il proprio valore” e “sulla quale sono basati gli impegni presi dall’Italia in sede europea per la riduzione delle emissioni al 2030”.

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