Ultimo aggiornamento  20 gennaio 2022 11:48

Il 2022 dei trasporti intelligenti.

Patrizia Licata ·

Meno smog e incidenti sulle strade: gli obiettivi climatici e di sicurezza spingono i trasporti globali a diventare sempre più intelligenti tramite la tecnologia. O meglio, l’insieme delle tecnologie di raccolta e analisi dei dati sul traffico e di servizi per la mobilità racchiuso nella sigla Its (Intelligent transportation system).

Le amministrazioni cittadine e le imprese private ne acquisteranno il 10% in più ogni anno dal 2021 al 2026, secondo una stima della società d'analisi americana Research and Markets. Così, se l’anno scorso il fatturato totale del mercato ITS ammontava a 42,2 miliardi di dollari, tra quattro anni il valore salirà a 68 miliardi.

“Gestire” il traffico per ridurre lo smog

La spesa più consistente si indirizzerà verso i dispositivi intelligenti, come telecamere e sensori, i sistemi avanzati di infomobilità e, soprattutto, i sistemi per la gestione del traffico. Le città puntano a ridurre la congestione sulle strade con strumenti quali semafori intelligenti, zone a circolazione limitata o a pagamento, pannelli a messaggio variabile e avvisi agli automobilisti in tempo reale, gestione dei parcheggi e pianificazione dei percorsi e delle fermate degli autobus.

Sono le metropoli le più interessate a implementare le tecnologie Its e a mettere in campo gli investimenti più consistenti sono le grandi città dell’Asia-Pacifico (Cina, Giappone, Australia).

Meno inquinamento, più sicurezza

La crescita dell’Its stimata da "Research and Markets" si lega in particolare alle politiche “green” dei governi in diversi Paesi nel mondo, desiderosi di gestire al meglio la mobilità pubblica e privata e ridurre l’impatto ambientale dei trasporti. Anche la Commissione europea ha proposto una revisione della direttiva Ue sull’Its all’interno del pacchetto “Fit for 55”, che racchiude le strategie per ridurre le emissioni ndi gas a effetto serra del 55% entro il 2030. 

L’Its contribuisce anche a rendere le strade più sicure: gestire la circolazione dei veicoli tramite la tecnologia permette di adottare misure che scoraggiano la velocità e le manovre azzardate e proteggono tutti gli utenti della strada. L’Europa ha fissato per il 2030 l’obiettivo di dimezzare i decessi e i feriti gravi legati agli incidenti stradali.

Ognuno deve fare la sua parte

Le tecnologie Its richiedono tuttavia investimenti che vanno dalle centinaia di milioni fino ai miliardi di euro, soprattutto quando si applicano a un’intera rete di trasporto pubblico o autostradale. Per questo, sottolinea lo studio di Research and Markets, nessun organismo pubblico o privato può far tutto da solo: governi e industria devono collaborare. 

Le imprese private chiamate a raccolta sono, in particolare: produttori di hardware (come le aziende dei sensori o dei display), sviluppatori di software (tra cui l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati) per adattare in tempo reale la gestione del traffico e creare una reportistica su cui basare le decisioni amministrative,  aziende dei servizi satellitari (per il Gps) e operatori delle comunicazioni mobili, soprattutto con le nuove reti 5G veloci e a bassissima latenza. Occorre anche rendere le tecnologie interoperabili creando degli standard su cui far convergere i produttori di hardware e software.

Col suo pacchetto Green Deal, che mobilizza 1.000 miliardi di euro di investimenti sostenibili, e con lo standard EN 302 637 3 (introdotto nel 2014) per i sistemi Its la Commissione europea ha provato a fare la sua parte. Spetta, naturalmente, ai singoli Paesi membri, alle pubbliche amministrazioni, imprese e innovatori aggiungere il resto.

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