Ultimo aggiornamento  29 giugno 2022 12:12

Crisi automotive, la Fiom si mobilita.

Redazione ·

"L'automotive sta vivendo una profonda crisi: la pandemia, la scarsità e l'aumento di costo delle materie prime amplificano i problemi in un settore già privo di una visione strategica da parte del governo per affrontare la transizione tecnologica ed ambientale”. Si apre con queste parole la nota ufficiale della Fiom - Federazione Impiegati Operai Metallurgici, il sindacato del settore industriale metalmeccanico - che annuncia l'avvio di “Safety Car”, una campagna nazionale di sensibilizzazione e mobilitazione per affrontare i gravi problemi che l’intera filiera delle quattro ruote sta incontrando nel nostro Paese.

L'iniziativa si svolgerà attraverso incontri e assemblee territoriali organizzati in tutte le regioni a partire dalla Toscana per toccare poi quasi tutta Italia, dal Lazio alla Basilicata, dall’Emilia Romagna all’Abruzzo fino in Puglia e Piemonte.

“Nel 2021 - prosegue la Fiom nella nota in cui spiega lo scenario nazionale - la produzione nel settore ha perso il 9,4% e le immatricolazioni sono diminuite di circa il 24%; ad aumentare invece è il costante ricorso agli ammortizzatori sociali e il conseguente impatto negativo sui salari delle lavoratrici e dei lavoratori. Dall'elaborazione di dati Inps, infatti, registriamo che nel 2019 erano oltre 26 milioni di ore di cassa integrazione, ma il dato allarmante è che fino a novembre del 2021 queste sono più che raddoppiate, arrivando a quasi 60 milioni”.

La situazione di Stellantis

Nonostante le  rassicurazioni aziendali e gli incontri con i vertici, il sindacato si mostra preoccupato in particolare per quanto riguarda il futuro degli impianti italiani di Stellantis, il più importante datore di lavoro, in questo ambito industriale, nel nostro Paese. “C'è un sostanziale calo dei volumi produttivi. A fronte di una capacità di un milione e mezzo di veicoli, attualmente se ne producono solo 700mila. Nel Polo torinese i volumi delle Maserati e della 500 elettrica non sono sufficienti a saturare gli stabilimenti e a garantire la stabilità occupazionale. A Cassino le linee dell'Alfa non raggiungono la piena occupazione e non basterà neanche il lancio del nuovo modello Grecale della Maserati. Per Pomigliano e Nola, oltre alle garanzie sulla produzione della Panda, per raggiungere la piena occupazione occorrerà verificare i volumi del Tonale. Il costante calo del mercato diesel impone di affrontare la transizione verso nuove produzioni per i siti di Pratola Serra e Cento. A Termoli, dove si producono motori e cambi a benzina, la tenuta occupazionale si dovrà verificare con il consolidamento dei volumi del nuovo Gse 1.0 e con l’installazione della gigafactory, ancora non confermata. Negli stabilimenti Sevel e di Melfi, che partivano da una condizione produttiva positiva, assistiamo a una drastica riduzione dei volumi, rispettivamente, del Ducato e delle Jeep Renegade e Compass nonostante gli investimenti per le linee elettriche”.

Tante preoccupazioni

L’analisi del sindacato si sofferma anche sull’impatto occupazionale della attuale difficile situazione in cui versa il settore nel suo complesso. “L’indotto automotive - che occupa circa 163mila lavoratori - è stato il più colpito, come dimostrano i casi di Gianetti Ruote, GKN, Timken, Speedline, Caterpillar. A queste crisi già aperte rischiano di aggiungersi gli esuberi alla Vitesco di Pisa, alla Bosch di Bari e alla Marelli, in particolare negli stabilimenti legati ai sistemi di scarico e ai motori endotermici. Mentre per la Blutec siamo in ancora in attesa di una soluzione per il rilancio industriale e la continuità occupazionale del sito di Termini Imerese, e di una garanzia occupazionale per gli altri asset. In questo scenario occorre dare continuità al rilancio di Industria Italiana Autobus prevedendo ulteriori investimenti per il rinnovo delle flotte pubbliche con mezzi prodotti nel nostro Paese”.

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