Ultimo aggiornamento  27 gennaio 2022 03:47

Volvo Amazon, guerriera nordica.

Massimo Tiberi ·

Nata dallo sviluppo di un progetto anteguerra e sul mercato dal 1947, la fortunata Volvo 444/544 resterà in produzione fino al 1965, ma già dal 1956 viene affiancata dal modello di fascia superiore che andrà progressivamente a sostituirla. Battezzata Amazon, con riferimento alle mitologiche guerriere, la nuova vettura non potrà utilizzare il nome nei Paesi dell’Europa Continentale, causa l’omonimia con una moto della tedesca Kreidler, adottando soltanto sigle numeriche.

Prima versione la 121, berlina tre volumi quattro porte di medie dimensioni per l’epoca (lunghezza 4,39 metri) disegnata da Jan Wilsgaard, stilista che firmerà per molto tempo tutte le principali auto del marchio. La linea “Ponton”, che ricorda un po’ l’Alfa Romeo 1900 e la Fiat 1400, segna un netto passo avanti rispetto alle Volvo precedenti, ancora caratterizzate dai parafanghi esterni e dalle forme bombate, e inizialmente sarà di serie la verniciatura bicolore. Un aspetto sobrio, non privo di eleganza, comunque capace di trasmettere quell’immagine di solidità identitaria per la casa svedese.

Sicura e affidabile

Elevata la qualità costruttiva che anche al’interno si traduce in allestimenti curati e con l’utilizzo di materiali “robusti”, senza accenti lussuosi ma di sostanza. Soltanto discrete l’abitabilità e la capacità del vano bagagli, mentre è particolarmente efficiente l’impianto di ventilazione e riscaldamento (è pur sempre una “nordica”), anche i deflettori posteriori sono apribili e un comando sotto la plancia aziona una tendina che permette di parzializzare il radiatore. Di foggia moderna la strumentazione trapezoidale, al centro del sedile posteriore un bracciolo retrattile e la leva del freno a mano è sistemata, non proprio comodamente, alla sinistra del posto di guida. Dal 1959 la Amazon, assieme alla 544, offre, tra l’altro, le cinture di sicurezza a tre punti e attacchi posteriori, una prerogativa che contribuirà alla fama della Volvo in materia di protezione dei passeggeri.

Molto tradizionale l’impostazione tecnica, che segue lo schema a trazione posteriore, assale posteriore rigido e freni a tamburo. Il motore è un affidabile quattro cilindri 1.600, albero a camme laterale e monocarburatore, da 60 cavalli con cambio a tre marce, non certo brillantissimo. Ma nel 1958 arriva la versione 122 S, bicarburatore e quattro marce, da 76 cavalli per una velocità intorno ai 160 chilometri orari e più competitiva con la concorrenza. Questa variante fa capolino in Italia, dove le scandinave sono ancora poco conosciute, venduta però a un prezzo, circa 2 milioni di lire (7mila lire per le cinture di sicurezza optional), elevato rispetto al milione e 500mila necessari per la Fiat 1800 a sei cilindri o al milione e 800mila per la Lancia Flavia a trazione anteriore.

Sviluppo progressivo

L’evoluzione porta la Amazon a salire sempre più verso la parte alta della categoria e la gamma si arricchisce, a partire dal 1961, con le varianti a due porte e dal 1962 con le station wagon: capienti e pratiche grazie al portellone sdoppiato e alla ribaltina, che danno l’avvio alle tante generazioni di modelli che faranno di Volvo quasi un sinonimo di vettura familiare. Nel frattempo, la cilindrata della 122 S passa a 1.800 e successivamente a 2.000 per toccare i 100 cavalli e arriveranno i freni a disco, l’overdrive, il differenziale autobloccante e la 123 GT dalle sottolineature sportive. D’altra parte, la Amazon non si nega neppure esperienze agonistiche con buoni risultati soprattutto nei rally.

La produzione delle quattro porte cessa nel 1966 e quella delle wagon nel 1969, mentre le due porte prolungheranno la carriera fino al 1970, ormai in coabitazione con la nuova Serie 140. Sono 668mila le unità complessive, il 60 per cento vendute all’estero, Stati Uniti compresi, e allestite anche in Canada, Sudafrica e Belgio.

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