Ultimo aggiornamento  02 febbraio 2023 12:07

Usa, alleanza "elettrica" verdi-sindacati.

Paolo Borgognone ·

Difendere contemporaneamente l’ambiente e i diritti dei lavoratori. Un obiettivo ben presente nella mente dei sindacati e dei gruppi che lottano per una maggiore sensibilità verso il clima e la protezione del pianeta che stanno trovando un terreno comune di rivendicazione nella elettrificazione. Il fenomeno è partito negli Usa ma se ne sentono i primi vagiti anche a livello globale.

Negli Stati Uniti, l’amministrazione Biden sta cercando di far passare la legge che aumenterebbe gli incentivi per i veicoli elettrici costruiti in fabbriche che tutelino i lavoratori. Il credito d'imposta previsto dalla nuova disposizione a favore di quei consumatori che acquistano mezzi a batteria prodotti da stabilimenti sindacalizzati negli Stati Uniti - attualmente solo Ford, General Motors e Stellantis avrebbero i requisiti richiesti - sarebbe di 4.500 dollari.

La proposta è stata fortemente contrastata da aziende come Tesla, Honda, Hyundai e Nissan. Toyota - la più attiva a dire no alla scelta di Washington - ha iniziato a finanziare annunci su giornali come il New York Times, il Wall Street Journal e la stampa specializzata, sostenendo che il bonus federale danneggerebbe i lavoratori dell'auto non sindacalizzati. Val la pena di ricordare che tutti  i veicoli elettrici, a prescindere dalla condizione nella quale vengono costruiti, rimarrebbero idonei per un credito d'imposta esistente di 7.500 dollari.

I rappresentanti di 12 dei più grandi gruppi ambientalisti del Paese - tra cui Sierra Club, League of Conservation Voters e Evergreen Action - hanno criticato i vertici del costruttore, definendone l'attività contro la disposizione allo studio a Washington "estesa e inaccettabile". Le organizzazioni hanno anche respinto l'affermazione di Toyota secondo la quale incentivare i veicoli elettrici realizzati sotto l’ombrello  sindacale avrebbe danneggiato gli obiettivi climatici della nazione, e hanno detto che la sua "manipolazione del sistema politico e minare l'azione sul clima non è limitata agli Stati Uniti".

Rivian coinvolta

La questione, comunque, non si ferma a questo. Un’altra lettera è stata infatti spedita ai vertici di Rivian - la start up californiana che sta iniziando a lavorare in questi mesi ai suoi mezzi a batteria - con un appello a “rispettare i desideri dei lavoratori nel caso in cui decidano di sindacalizzarsi”.

A firmarla, in questo caso, 10 gruppi per il clima, tra cui Friends of the Earth, Greenpeace Usa, Sunrise Movement e 350.org che hanno deciso di renderla pubblica dopo aver atteso per oltre due mesi una risposta dai vertici aziendali.

L’iniziativa affianca e sostiene la proposta di sindacalizzare i lavoratori delle fabbriche dove nascono le elettriche annunciata dallo United Auto Workers, l’organizzazione che rappresenta i lavoratori del settore, soprattutto a Detroit.

Una lunga storia

I rapporti tra ambientalisti e sindacati sono stati costellati negli anni da alti e bassi. Lo studioso Josiah Rector, storico urbano presso l'Università di Houston, ha analizzato il fenomeno ricordando quando negli anni ’70, i rappresentanti dei lavoratori, sotto la minaccia di enormi tagli all’occupazione da parte delle aziende, si batterono per leggi sull’inquinamento - come il “Clean Air Act” negli Usa - meno stringenti per l’industria.

Secondo Erik Loomis, storico del lavoro presso l'Università del Rhode Island, il problema è che nessuno dei due ambienti è abbastanza forte solo da influenzare la politica e quindi una alleanza sia necessaria “se vogliono far passare la legislazione sul cambiamento climatico".

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