Ultimo aggiornamento  03 dicembre 2022 06:59

Personaggi dell’anno: Luca de Meo.

Edoardo Nastri ·

Il 2021 è stato un anno di scelte importanti per Luca de Meo, ceo del gruppo Renault dal 1 luglio 2020. La sfida che deve affrontare il manager italiano è di un certo peso: riportare in attivo Renault dopo una lunga crisi, che nel primo semestre 2020 era costata al costruttore una perdita record di 7,4 miliardi di euro. Il 2021 per De Meo si è aperto con una scommessa: rinascere con un piano industriale tutto nuovo e tentare di abbassare costi fissi per 2 miliardi di euro, riducendo di un quinto la capacità produttiva e tagliando circa 15mila posti di lavoro.

La ricetta del manager italiano si chiama "Renaulution", un piano strategico di riorganizzazione di tutti i brand del gruppo (Renault, Dacia, Alpine e Lada) e la creazione di Mobilize, una nuova realtà dedicata alla mobilità condivisa. Nel primo semestre 2021, un anno dopo la disfatta, si sono iniziati a intravedere i primi risultati della cura De Meo: “Renault ha registrato un utile netto di 368 milioni di euro. Abbiamo abbandonato l’approccio di cercare la crescita pura. In questo primo semestre 2021 siamo letteralmente tornati dall’inferno”, diceva il ceo a Bloomberg a commento dei risultati. Primi passi verso il tentativo di una rivoluzione.

Renaulution, si cambia 

Per la strategia di prodotto, che passa inevitabilmente dall’elettrificazione, è prevista una carrellata di novità, crisi dei chip permettendo. Sono 24 i nuovi modelli del gruppo che verranno svelati entro il 2025, di cui 10 completamente elettrici. La sfida è concentrarsi sul segmento C per mettere d’accordo profitti e volumi, sviluppare piattaforme per veicoli a zero emissioni, rafforzare le alleanze in atto (come quella con Nissan e Mitsubishi) e crearne di nuove.

Renault ha messo giù qualche carta presentando la Mégane E-Tech Electric, primo modello a sfruttare l’architettura CMF-EV, e dando il via anche allo sviluppo delle nuove R5 e R4 a batteria, due modelli che - si racconta - de Meo ha trovato sulle scrivanie del centro stile diretto da Laurens van den Acker. Dacia rimarrà a presidiare il segmento low cost e vedrà il debutto di 7 nuovi modelli entro il 2025 e l’arrivo dei powertrain ibridi E-Tech sviluppati da Renault, e amplierà le sinergie con il brand russo Lada, che diventerà un marchio globale votato all’off-road duro e puro. Il marchio Alpine, infine, verrà rilanciato e diventerà 100% elettrico. Il primo modello della nuova era? Lo vedremo nel 2022.

Nel 2022 la sfida è sui chip 

Tornando al design, la Renaulution ha sconvolto anche i dipartimenti dei manager-creativi del gruppo con una campagna di nuovi acquisti. Su decisione di De Meo ogni brand ha ora un capo del design, il tutto sotto l’osservazione di Van den Acker che è anche membro del consiglio direttivo: Gilles Vidal dopo 10 anni in Peugeot guida Renault, Miles Nürnberger (ex Aston Martin) Dacia e Lada, Anthony Villain Alpine e Patrick Lecharpy Mobilize. Un approccio molto vicino a quanto avviene nel gruppo Volskwagen, dove De Meo ha passato buona parte della sua carriera prima in Audi e poi come presidente di Seat e Cupra.

Tra le sfide per il 2022 e, probabilmente, anche per il 2023, una delle più impegnative è fronteggiare la crisi dei chip che sembra non avere tregua. “C’è una situazione di grande caos. Siamo stati costretti in alcuni casi a mandare qualcuno in Asia per prendere i semiconduttori”, ha dichiarato de Meo durante una visita allo stabilimento di Flis che a partire dal 2024 smetterà di produrre veicoli e diventerà un punto di riciclo di auto e batterie. Le perdite in termini di capacità produttiva per il gruppo a causa dei chip potrebbero superare il mezzo milione di unità solo nel 2021 e in futuro si vedrà. La sfida è appena iniziata. 

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