Ultimo aggiornamento  26 novembre 2022 17:17

Renault Dauphine, una delfina a corte.

Massimo Tiberi ·

La Renault 4CV, lanciata nel 1946, è la vettura che contribuisce in modo sostanziale al rilancio dell’industria automobilistica francese nel dopoguerra e allo sviluppo della motorizzazione di massa Oltralpe. Il successo spinge così Pierre Lefaucheux, alla guida della Casa, e Fernand Picard, a capo dei progetti, a puntare anche un po’ più in alto, per offrire un’altra auto sempre economica ma capace di guardare alla fascia superiore senza eccessivi complessi d’inferiorità.

Nel 1956 si aggiunge dunque al popolare modello, ormai in fase discendente nel gradimento del pubblico, la Dauphine, la “delfina” di quella che fino ad allora era stata la “regina” del mercato nazionale.

Debutto parigino

La presentazione in pompa magna al Palais de Chaillot e poi la vetrina internazionale del Salone di Parigi testimoniano della volontà d’imporre il nuovo prodotto come punto di riferimento in un settore strategico e in forte espansione, nel confronto con rivali decisamente utilitarie, come la Citroën 2CV e la Fiat 600, o dalle maggiori ambizioni, come il Maggiolino Volkswagen e la Morris Minor.

Berlina tre volumi e quattro porte (prerogativa non scontata nella categoria), lunga 3,94 metri, la Dauphine ricalca lo schema, a motore e trazione posteriori, della 4CV ma rappresenta indubbiamente un passo avanti sotto tutti i punti di vista. Lo stile, gradevole anche se un po’ elaborato alla cui definizione collabora la Ghia, abbandona i tratti superati, con parafanghi esterni, per un aspetto decisamente più moderno, dalle forme tondeggiati e con nuovo disegno delle caratteristiche prese d’aria sui bordi posteriori. Nel frontale uno sportello consente accesso diretto alla ruota di scorta, i fari circolari sono integrati nella carrozzeria e altre prese d’aria a feritoie verticali occupano quasi interamente la coda incorniciando la targa.

L’abitacolo non eccelle nella qualità degli allestimenti, comunque in progresso rispetto alla 4CV, ma ospita quattro persone con sufficiente comodità ed è ben accessibile, mentre il vano bagagli anteriore ha capienza limitata. Ai lati della plancia due comodi portaoggetti aperti, vetri discendenti e deflettori sulle porte anteriori e scorrevoli su quelle posteriori, ampi il parabrezza e il lunotto per una buona visibilità in marcia e in manovra.

Consuma il minimo

Nella tecnica, il punto di partenza è ancora la 4CV, con opportuni aggiornamenti ma senza scelte particolarmente originali. Il motore è un quattro cilindri di 850 centimetri cubici, albero a camme laterale monocarburatore, accoppiato ad un cambio a 3 marce con prima non sincronizzata, anche con frizione elettromagnetica.

Tutte indipendenti le sospensioni, sterzo a cremagliera e freni a tamburo. La potenza di 26 cavalli permette prestazioni soltanto discrete (velocità massima inferiore ai 120 chilometri orari), compensate però da consumi veramente bassi. Molte le critiche, d’altra parte, al comportamento su strada, dove la tendenza al sovrasterzo e la sensibilità al vento laterale richiedono una guida accorta e molti clienti useranno perfino zavorra per evitare l’eccessivo alleggerimento dell’avantreno.

Conquista Montecarlo

Ciononostante, già nel 1957 viene presentata la variante sportiva Dauphine Gordini, frutto del rapporto con il preparatore e costruttore emiliano, naturalizzato francese, dalla grande esperienza in campo agonistico, Formula 1 compresa. I 33 cavalli permettono ora di sfiorare i 130 chilometri orari, al cambio si aggiunge il quarto rapporto e l’assetto viene migliorato. Commercialmente sarà un successo, sottolineato da uno straordinario palmares agonistico soprattutto nei rally, con vittorie al Tour de Corse, Montecarlo e nella massacrante Liegi-Roma-Liegi.

L’evoluzione del prodotto è costante e tappe significative saranno nel 1960 l’arrivo della più ricca Ondine, anche Gordini, e delle sospensioni Aerostable con elementi pneumatici. La potenza del motore salirà fino a 49 cavalli per 140 chilometri orari e si aggiungeranno i freni a disco e il cambio interamente sincronizzato.

Ampia la diffusione della Dauphine sui mercati internazionali, compresi America Latina e Stati Uniti dove cerca di contrastare il Maggiolino, e in Italia verrà prodotta, dal 1959 al 1964, dall’Alfa Romeo in 74mila esemplari, venduta a meno di 900mila lire. In casa Renault verrà affiancata dalla più moderna R4 a trazione anteriore e dalla R8 che diventerà l’erede, per terminare la brillante carriera nel 1967 dopo quasi 2 milioni 300mila unità.

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