Ultimo aggiornamento  27 gennaio 2022 03:03

Lamborghini Islero, semplicemente classica.

Massimo Tiberi ·

In casa Lamborghini ad affiancare la rivoluzionaria ed estrema Miura arriva nel 1968 la Espada, lussuosa quattro posti votata maggiormente al comfort, con le linee originali che Marcello Gandini per Bertone ha ripreso dal futuristico prototipo Marzal. Resta quindi un po’ in disparte la più anonima Islero, presentata in contemporanea al Salone di Ginevra con il compito di sostituire le granturismo 350/400, protagoniste del debutto per il marchio di Sant’Agata nel campo delle sportive di più alto livello. Discutibile, e non di buon auspicio, la scelta di battezzarla con il nome del toro che nel 1947 uccise a Linares il più famoso dei matador spagnoli, Manuel Rodriguez Sanchez detto Manolete, ma la nuova auto è tutt’altro che di rango inferiore per il prestigio della factory emiliana.

Auto classica

Lo stile della carrozzeria è classico, dovuto a Mario Marazzi, già dipendente della Touring che aveva partorito le 350/400, dai tratti squadrati, taglio a tre volumi per 4,52 metri di lunghezza, con fari a scomparsa e sottili paraurti in metallo collocati insolitamente in posizione molto elevata. Donano  grinta i quattro tubi di scarico e i bellissimi cerchi in lega Campagnolo con gallettone centrale o i Borrani a raggi.

L’interno è luminoso, grazie alle ampie superfici vetrate, e segue la formula 2+2, con comodi sedili anteriori e scomodi strapuntini posteriori, in un ambiente da granturismo tradizionale curato artigianalmente, impreziosito da rivestimenti in legno e pelle. Fra gli accessori non mancano alzacristalli elettrici e condizionatore.

Contrariamente alla Miura, l’impostazione tecnica della Islero non esce dai binari comuni alle rivali dell’epoca, proponendo lo schema a motore anteriore e trazione posteriore. Sotto il cofano, l’ormai ben noto ed eccellente V12 Lamborghini 3,9 litri, 2 alberi a camme in testa per bancata e 6 carburatori Weber doppio corpo accoppiato ad un cambio a 5 marce, qui con potenza di 320 cavalli. Tutte indipendenti le sospensioni a quadrilateri, impianto frenate a 4 dischi servoassistiti e differenziale autobloccante. Su strada la Islero non delude le aspettative: è una granturismo nel senso migliore del termine, che non mortifica il comfort e può superare i 250 chilometri orari accelerando da 0 a 100 in poco più di 6 secondi.

Buon prezzo

Il prezzo, circa 6 milioni di lire, è competitivo nella categoria, al livello di una meno dotata Maserati Sebring e inferiore a quello di una Ferrari 330 GTC. Nel 1969, inoltre, il motore viene portato a 350 cavalli, per una versione S ancora più spinta, accompagnato da qualche modifica estetica e di allestimento.

La produzione dura appena due anni e sono 225 complessivamente gli esemplari costruiti: risultato discreto che comunque non rende pienamente ragione alle ottime caratteristiche della vettura, penalizzata dallo scarso appeal estetico e dalla concorrenza interna di modelli più accattivanti per il pubblico esclusivo al quale il marchio si rivolge. L’erede Jarama del 1970, disegnata ancora da Marcello Gandini per Bertone e ispirata alla Espada, avrà migliore fortuna, fermandosi a 327 unità nel 1976 pur dovendo affrontare il difficile periodo di crisi della Lamborghini che vedrà anche l’abbandono del fondatore Ferruccio.

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