Ultimo aggiornamento  05 dicembre 2022 19:39

Renault, 1.700 esuberi in Francia.

Redazione ·

Renault ha siglato una intesa con tre dei quattro principali sindacati rappresentati nei suoi impianti in Francia: l’accordo prevede il taglio di 1.700 posti di lavoro in cambio di forti garanzie su obiettivi di produzione e allocazioni di nuovi modelli. Il costruttore si è impegnato infatti a iniziare la produzione di 9 nuove vetture negli stabilimenti transalpini, “la maggior parte a batteria” e di raggiungere l’obiettivo di realizzare in Francia 700mila esemplari l’anno.

Gli impianti

In particolare, il polo produttivo "ElectriCity" nel nord del Paese costruirà la Megane E-Tech Electric, la futura 5 EV, il Kangoo a batteria, un “suv elettrico" che dovrebbe essere un modello compatto, "e un ulteriore veicolo che è ancora nelle sue fasi iniziali", probabilmente una riedizione a zero emissioni della storica Renault 4L del 1960.
Cleon - ora centro per i motori a combustione interna - sarà la casa di un propulsore elettrico da 100 kilowatt" e di tutta la sua catena del valore", mentre  Le Mans costruirà telai per i nuovi veicoli.
Gli stabilimenti di Dieppe e Sandouville produrranno la nuova Alpine e il furgone, sempre elettrico, Trafic, mentre da Batilly uscirà un sostituto del Master e "un veicolo di un partner”.

Il costruttore inoltre, è in procinto di convertire la fabbrica di Flins vicino a Parigi trasformandola nell’esempio di una attività di "economia circolare" come il riciclaggio. Renault ha accettato anche di non chiudere nessun sito, compresi gli impianti industriali, logistici, parti e accessori, né le strutture tecniche di ingegneria a Lardy e Aubevoye. La casa automobilistica ha poi intenzione di riqualificare i lavoratori nelle competenze richieste per i veicoli elettrici.

Pressioni politiche

L’accordo con Renault - frutto anche delle pressioni che arrivano dalla politica, visto che il governo di Parigi è il principale azionista del gruppo - è stato respinto dal sindacato Cgt, che ha annunciato una dura opposizione. Le altre sigle - Cfe-Cgc, Cfdte e Fo - che hanno sottoscritto invece l'intesa rappresentano poco meno dell’80% dei lavoratori impiegati nelle fabbriche del costruttore.
I tagli, che fanno parte di un piano presentato nel 2020, per risparmiare più di 2 miliardi di euro di costi operativi, saranno effettuati dal 2022-24 ma non comporteranno, hanno assicurato le parti, licenziamenti forzati.

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