Ultimo aggiornamento  08 dicembre 2022 00:13

Hamilton-Verstappen, il duello finale.

Paolo Borgognone ·

Abu Dhabi, circuito Yas Marina: è il momento della verità. Mancano – prove escluse – 290.455 metri alla fine del mondiale di F1 edizione 2021, il più combattuto di sempre con due corridori che arrivano a pari punti. Solo per la seconda volta nella storia – la prima fu nel 1974, protagonisti Emerson Fittipaldi su McLaren e Clay Regazzoni su Ferrari – il titolo iridato si decide all’ultima gara. Allora, 47 anni fa, si correva a Brand Hatch negli Usa, oggi tra le dune degli Emirati Arabi, in un tracciato disegnato da Hermann Tilke.

Protagonisti in pista della sfida che deciderà il mondiale sono due piloti diversissimi tra loro per età, provenienza, esperienze, accomunati dalla feroce voglia di primeggiare (anche a costo di rischiare qualcosa di troppo, a volte) e da un talento smisurato, l’inglese sette volte campione del mondo Lewis Hamilton e l'olandese volante Max Verstappen.

Sir Lewis

Sir Lewis Carl David Hamilton è nato a Stevenage – piovoso sobborgo di Londra che agli occhi di chi vi transita raggiungendo la capitale in treno pare più che altro una distesa di sale bingo e centri commerciali – il 7 gennaio 1985. Suo padre Anthony era un dirigente di un’azienda di telecomunicazioni: piccola borghesia senza troppi beni al sole ma con la fortuna di avere in casa un grande talento. Per sostenere il quale il Mr Hamilton senior ha fatto anche quattro lavori contemporaneamente.

Lewis sale sul suo primo go kart a sei anni – con la promessa di poterlo guidare se si fosse impegnato a scuola – e da lì cambia tutto. Vince il primo campionato quando di anni ne ha 10. In quello stesso periodo – tra una corsa a quatro ruote e una lezione di karate, sport che deve praticare per difendersi dai bulli, fuori e dentro la pista, che lo prendono di mira per il colore della sua pelle - il futuro campione incontra per caso Ron Dennis, patron della McLaren di F1 – e gli dice “vincerò il mondiale con la tua auto”. Dennis, pare, rispose di chiamarlo di lì a 9 anni, tanto per vedere gli sviluppi della vicenda.

Di anni ne passeranno solo 3, invece, e Hamilton entrerà nel programma che forma i piloti del futuro della scuderia inglese. Il resto è storia. Vince a bordo di qualsiasi cosa abbia un motore, pedali e volante. Quando Dennis lo lancia in F1 nel 2007, il futuro Sir inizia a distruggere record: mai nessuno aveva ottenuto 4 vittorie l’anno del debutto e totalizzato tanti punti (109). Alla fine è secondo dietro la Ferrari di Raikkonen nel mondiale ma l’appuntamento è solo rinviato. Il 2008 il titolo è suo, il più giovane campione del mondo di F1 della storia. 

Col passaggio alla Mercedes nel 2013, inizia il vero periodo di dominio per l’inglese. Sei titoli iridati sulla “freccia d’argento”, 103 vittorie, altrettante pole position, maggior numero di punti raccolti (4.147,50), 181 podi, 5.345 giri in testa. E una determinazione che a 36 anni non sembra essere scesa di un grado. Così come la popolarità di Sir Lewis: re dei social (25,6 milioni di followers solo su instagram), impegnato in azioni benefiche, alfiere del movimento Black Lives Matter (da due anni la sua scuderia corre in nero per sostenerne la battaglia) e un’infinita di campagne a favore dell’ambiente e della giustizia sociale. Porta i capelli lunghi e l’orecchino e questo a molti non piace: ma corre più degli altri. E questo conta.

Mad Max

Max Emilian Verstappen, il grande favorito per il titolo 2021, è tutto un altro tipo. Intanto perché è molto più giovane, appena 24 anni. Max è nato a Hasselt, sul fiume Helbeek, al confine tra Belgio e Olanda il 30 settembre del 1997 e ha optato per la nazionalità olandese solo una volta diventato maggiorenne.  Definirlo figlio d’arte è riduttivo. Suo padre Jos ha corso 107 volte in F1 – l’ultima in Giappone nel 2003 -  andando due volte a podio.

Ma, magari qualcuno si sorprenderà, la vena corsaiola a casa Verstappen arriva anche dalla famiglia della mamma, Sophie Kumpen, ex pilota di kart belga con un cugino (Anthony) che guida nella Nascar Euro Series e uno zio (Paul) che ha corso nel motocross e oggi si esibisce nel Gt Endurance. Questione di geni. Quelli di Max iniziano a manifestarsi precocemente, a quattro anni, quando sale su un kart. A nove è campione belga. Nel 2014 – dopo aver conquistato trofei in lungo e in largo dall’Europa alla Florida - Verstappen partecipa su Toro Rosso alle prove libere del Gran Premio del Giappone, diventando il più giovane pilota a prendere parte a un weekend di F1.

L’anno dopo debutta in Australia all'età di 17 anni, 166 giorni,  superando  il record dello spagnolo Jaime Alguersuari di quasi due anni. Gli manca ancora un anno per poter conseguire la patente di guida. Non il patentino per le corse, proprio quella che serve per guidare una Panda. Già il week end successivo in Malesia, Max conquista i primi punti, diventando – a 17 anni, 180 giorni – il più giovane di sempre a farlo. I suoi risultati continuano a stupire tanto che nel 2016 la Red Bull – casa madre del team Toro Rosso – lo fa debuttare su una delle sue vetture al posto del russo Danil Kviat che fa il percorso inverso.

Bollato come “pericoloso” da alcuni colleghi per la sua leggendaria irruenza, Verstappen continua a scalare posti in griglia e assaggia il podio alcune volte prima di salire sul gradino più alto al termine del Gran Premio del Messico 2018. Dopo due terzi posti consecutivi nel mondiale nel 2019 e 2020, quest’anno il pilota olandese è a caccia della consacrazione definitiva.

Con una tattica di gara spesso spregiudicata ha accumulato – nella prima parte della stagione in corso – un discreto bottino di punti, prima di vedersi il vantaggio eroso da una serie di gare fenomenali di Hamilton che lo ha raggiunto grazie al primo posto ottenuto – non senza battiti di cuore – nell’ultimo Gp in Arabia Saudita. Adesso è tempo di accendere i motori ad Abu Dhabi e assistere all’ultima sfida dell’anno.

E che vinca il migliore.

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