Ultimo aggiornamento  06 dicembre 2022 14:41

Elettrificazione, a rischio 500mila posti di lavoro.

Redazione ·

"Un approccio concentrato sui soli veicoli elettrici, porterebbe a una perdita di mezzo milione di posti di lavoro in Europa": è questo, in estrema sintesi, lo scenario che emerge da uno studio commissionato da Clepa, l’Associazione europea della componentistica automotive, alla società di consulenza PwC Strategy&, sulla valutazione dell’impatto di tre diversi scenari relativi alle politiche del Green Deal sull’occupazione e sul valore aggiunto tra i fornitori del Vecchio continente nel periodo 2020-2040.

Premesse

Gli scenari presentati nello studio partono da tre premesse: una si basa su un approccio tecnologico misto, il secondo concentrato solo su mezzi a batteria - inserito nella proposta della commissione europea “Fit-for-55” e rivolta alla crescita dell’elettrico - e la terza che immagina un’accelerazione radicale del mercato per le auto a batteria.

Tutte e tre presuppongono, tuttavia, un’elettrificazione intensa per raggiungere gli obiettivi climatici, con un’elevata quota di mercato per i veicoli a batteria al 2030, rispettivamente di oltre il 50%, quasi l’80% e prossima al 100%.

Lo studio, infine, fornisce un’essenziale valutazione a livello europeo identificando rischi e opportunità in sette dei maggiori Paesi produttori di componenti automotive (Germania, Spagna, Francia, Italia, Repubblica Ceca, Polonia e Romania) ed è anche il primo a valutare l’impatto di diversi percorsi politici per raggiungere gli obiettivi del Green Deal con un focus sui fornitori automotive.

Dipendenti dalle batterie

Lo studio mostra che, nello scenario focalizzato solo sui veicoli elettrici, il 70% dell’impatto sull’occupazione si farebbe sentire già dal 2030 al 2035 e conferma che le opportunità generate dai veicoli elettrici dipendono dalla creazione di un’articolata catena di approvvigionamento di accumulatori nell’Unione europea, i cui tempi e probabilità sono ancora incerti. I Paesi più a occidente del Vecchio continente sembrano essere nella posizione migliore per presidiare la produzione di sistemi di propulsione per le auto a batteria, mentre l'occupazione nell'Europa centro-orientale rimarrà altamente dipendente dal motore a combustione interna.

La ricerca, inoltre, afferma che il 70% del valore creato (fino a 70 miliardi di euro) sarà collegata alla lavorazione dei materiali, alla produzione di celle e moduli e all'assemblaggio delle batterie. È importante sottolineare che queste attività non si svolgeranno necessariamente con le stesse aziende o aree, dove vengono costruiti i motori. Questo perché richiedono abilità e competenze profondamente diverse rispetto alla tecnologia powertrain convenzionale e quindi è improbabile che forniscano opportunità in particolare alle piccole e medie imprese che impiegano oggi circa il 20% degli addetti della filiera della fornitura.

Una precedente ricerca di Clepa ha mostrato come la produzione di batterie fornisca relativamente più posti di lavoro per ci abbia formazione accademica e meno per quelli meccanici che attualmente sono impiegati nella produzione di parti legate al motore a combustione interna.

Tema emissioni

La proposta della Commisisone europea “Fit-for-55” per gli standard di riduzione delle emissioni di CO2 di auto e veicoli commerciali leggeri riguarda, invece, solo le emissioni allo scarico del veicolo, ignorando quelle relative alla produzione dei veicoli stessi o ai carburanti utilizzati, includendo anche come viene generata l'elettricità.

Per incentivare le tecnologie con la più bassa impronta di carbonio complessiva, le emissioni dei veicoli dovrebbero idealmente essere regolate sulla base del ciclo di vita, con un approccio Well-to-Wheel (WtW) come primo passo, che considera la produzione e la distribuzione del carburante/elettricità impiegati per alimentare un veicolo. La neutralità tecnologica dà all'industria il tempo necessario per la transizione, mitigando lo sconvolgimento sociale spesso associato ad un cambiamento brusco, senza compromettere gli obiettivi climatici.

"Sì a un approccio misto"

Una transizione pianificata e ponderata, che consiste in un approccio tecnologico misto, mantiene aperte più opzioni per adeguarsi ai nuovi sviluppi - avanzamenti tecnologici, eventi geopolitici o disponibilità di risorse - e, allo stesso tempo, presenta significative opportunità di creazione di valore nell'industria automotive.

Sigrid de Vries, segretario generale di Clepa, sottolinea come "un approccio tecnologicamente aperto dovrebbe includere una rapida elettrificazione con energia e tecnologia rinnovabile e combustibili puliti. L'apertura digitale sarà fondamentale per realizzare una transizione giusta".

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