Ultimo aggiornamento  08 dicembre 2022 00:36

ACI: la transizione energetica sia sostenibile.

Redazione ·

I processi evolutivi in atto nel settore della mobilità, con particolare attenzione alle variabili in tema di sostenibilità ambientale oltre che sociale ed economica sollevati dalla transizione energetica - e nell'ottica degli interventi legislativi necessari per sostenerla - sono al centro dei lavori della 75esima Conferenza del Traffico e della Circolazione che si tiene a Roma presso la sede dell’Automobile Club d’Italia.
E’ stato il presidente Angelo Sticchi Damiani, a inaugurare la sessione, alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini. Al centro dell’evento la presentazione dello studio della Fondazione Filippo Caracciolo di ACI, intitolato “Per una transizione ecorazionale della mobilità automobilistica italiana”.

Lo studio - dibattuto da un panel di esperti del settore e di rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali - offre seri spunti di discussione sulle possibili strade da seguire per accompagnare in maniera corretta, da un punto di vista della tutela ambientale ma anche da quello della giustizia sociale, la rivoluzione in atto nel settore della mobilità in generale, con particolare riguardo allo sviluppo delle nuove forme di alimentazione per le nostre automobili.
Per questo nella ricerca spiccano temi come il confronto delle emissioni di CO2 tra auto a benzina, a metano, ibride ed elettriche, calcolate non soltanto in fase di uso, ma tenendo conto dell’intero ciclo di vita dei veicoli e dei carburanti necessari a muoverli. Un approccio a 360 gradi che porta - dicono alla Fondazione Caracciolo - a delle risposte interessanti e sulle quali vale la pena di incentrare un dibattito sereno ma franco.

La questione CO2

Nello specifico, la ricerca sottolinea come - se si prende in considerazione soltanto la parte finale del processo, ovvero l’emissione allo scarico - un’utilitaria elettrica faccia registrare emissioni di C02 ovviamente nulle, mentre una benzina produce almeno 0,124 chilogrammi di biossido di carbonio al chilometro, a metano 0,103 chili e un’ibrida 0,113.
Diverso lo scenario valutando l'intero ciclo vita della stessa vettura, ipotizzando una percorrenza totale di 75mila chilometri. In questo caso “il gap si riduce notevolmente”: un’utilitaria a benzina conta emissioni complessive di 15,1 tonnellate di CO2, neanche 3 tonnellate in più rispetto a un’elettrica (12,2) e seguita a breve distanza dall’ibrida (13,8 t) e da un'auto a metano (13,1).

Lo studio evidenzia anche come le emissioni complessive di CO2 generate da produzione, alimentazione e  uso di un’auto a batteria di alta gamma superino notevolmente quelle di un’utilitaria a benzina: 1.646 chilogrammi di climalterante contro 1.205, calcolati su una percorrenza di 8.500 chilometri. Un fattore non secondario nel momento in cui si pensano le politiche di incentivazione.

Il nodo parco circolante

Ulteriore versante su cui la Fondazione Caracciolo punta i riflettori con questo studio è quello del parco circolante. E’ noto come il nostro Paese abbia il più veccho di tutto il continente, con il 60% di automobili ultradecennali e un altro 20% che ha addirittura un’età doppia. Questo comporta un aggravio per la condizione ambientale - su cui i mezzi più vecchi impattano fino a 30 volte più di quelli moderni se si parla di Pm10 - e pesanti ricadute anche sul tema della sicurezza.

Inevitabile quindi che si consideri prioritaria una politica di sostituzione di questo universo di auto di concezione più arretrata e potenzialmente pericolose: un rinnovamento che passa attraverso canali di incentivazione che però non possono essere indiscriminati e rivolti esclusivamente alle pur virtuose vetture a batteria. Secondo la ricerca, infatti, l’acquisto sostenuto economicamente, senza rottamazione, di 20mila auto elettriche nuove rispetto ad altrettante Euro6 permette un risparmio di appena 850 chilogrammi annui di Pm10. La sostituzione , invece, dello stesso numero di veicoli Euro1 con moderni Euro6 comporta un taglio di 23mila chilogrammi all’anno.

Fondamentale, quindi, per la Fondazione Caracciolo, che gli incentivi assumano sempre più questa finalità di intervento sul parco circolante - estendendosi anche alle vetture usate più moderne - favorendo la rottamazione dei 12 milioni di Euro0 fino a Euro3 a oggi in circolazione sulle nostre strade. "Si tratta - ha detto il presidente ACI Angelo Sticchi Damiani - di una necessità assoluta. Il problema va affrontato ora, non possiamo farci distrarre dai problemi che dovremo affrontare nei prossimi anni. Le rottamazioni finora sono state soprattutto nella parte alta, tra Euro3 e Euro6. il governo ha fatto molto - per esempio con l'apertura ala rottamazione per le euro 5, ma dobbiamo fare di più".

La questione energetica

Lo studio approfondisce poi il tema della produzione dell’energia elettrica che deve muovere i veicoli a batteria. Solo il 39%, si legge nella ricerca, deriva da fonti rinnovabili, a fronte di venti anni di "cospicui investimenti strutturali". Per rispettare gli obiettivi definiti a livello internazionale, questa produzione dovrebbe aumentare del 100% in 9 anni.

Anche in questo caso, la strada indicata è quella di una forte incentivazione fiscale che duri nel tempo e favorisca la diffusione delle infrastrutture private come i pannelli solari domestici. Questo tenendo conto che, per gli esperti, l’energia rinnovabile auto prodotta consente un abbattimento delle emissioni globali dell’82%. Quello che va evitato, dicono dalla Fondazione Caracciolo, è che per soddisfare la domanda di energia si faccia ricorso in misura ancora più larga a combustibili fossili, finendo per azzerare ogni possibile beneficio.

Le parole

“Lo sviluppo della mobilità elettrica è fuori discussione – ha detto il presidente ACI Angelo Sticchi Damiani – ma le politiche che devono incentivare e regolare tale sviluppo non possono prescindere dalla valutazione e dalla misurazione dei benefici perseguibili e dei costi sopportabili per ogni possibile misura. A lungo termine va promosso lo sviluppo dell’idrogeno, ma fin da subito è opportuno calibrare gli incentivi a favore delle categorie con minore capacità di acquisto, stimolando politiche di contenimento della domanda di mobilità e il rilancio del servizio di trasporto pubblico plurimodale. Tutto ciò senza dimenticare l’apporto fondamentale e immediato dei biocarburanti per la sostenibilità degli spostamenti di oggi e di domani”.

Sulla questione del rinnovamente del parco circolante è tornata Giuseppina Fusco, presidente della Fondazione Caracciolo, che ha parlato di "scarsa penetrazione degli incentivi, con il 98% del vetusto parco circolante italiano ancora endotermico". "Sappiamo - ha detto ancora - che il governo sta individuando le strategie di decarbonizzazione con lo studio di nuovi aspetti prima trascurati o ignorati".

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