Ultimo aggiornamento  30 settembre 2022 15:22

Luce Verde

Crisi dei chip, obiettivo profitto.

Edoardo Nastri ·

La crisi dei chip sta sconvolgendo l’industria dell’auto, tra mancanza di prodotti, attese di consegne ai clienti che possono superare l’anno e, conseguenza diretta, vendite in calo. Secondo l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, la crisi dei chip porterà a una diminuzione della produzione mondiale di 14 milioni di veicoli in 3 anni: 4,5 milioni nel 2021, 8,5 milioni nel 2022 e 1 milione nel 2023.

I costruttori corrono ai ripari. Qualcuno, come Ford e General Motors punta sulle alleanze con i produttori come GlobalFoundries, Qualcomm Inc. e NXP Semiconductors per tentare la realizzazione in casa dei chip (processo complicato con tempistiche lunghe). Altri, secondo le indiscrezioni, starebbero valutando l’installazione degli stessi chip che si trovano negli smartphone (più evoluti e costosi di quelli necessari per l’auto, ma la cui disponibilità è maggiore), mentre chi può cerca di massimizzare i profitti dirottando la scarsa quantità di semiconduttori su marchi e modelli ad alto margine.

Bmw punta su Rolls-Royce 

A raccontare questa tendenza sono i dati di vendita. Da gennaio a settembre la crescita di Rolls-Royce all’interno del gruppo Bmw è stata esponenziale rispetto agli altri brand. La ragione? Le lussuosissime inglesi sono quelle che, seppur a volumi ridotti, garantiscono al gruppo il maggior margine possibile.

Nei primi 9 mesi dell’anno sono state vendute 4.318 Rolls-Royce a livello globale, registrando una crescita sul 2020 che sfiora il 63% contro un +19% di Bmw e un +8% di Mini. Una tendenza rafforzata dai del terzo trimestre 2021: sono state 1.329 le Rolls immatricolate, in aumento del 21,8% sull’anno precedente, contro un tonfo di Bmw e Mini rispettivamente del 10,3% e del 25%.

Volkswagen sceglie Porsche e Bentley

Una situazione che si ripete nel gruppo Volkswagen. A ottobre Porsche in Europa è stato l’unico marchio del gruppo a crescere, arrivando addirittura alla doppia cifra: le immatricolazioni hanno superato le 7mila unità (+11,4%), mentre il cumulato da inizio anno mostra una crescita del 2% a 55.506 auto.

A livello globale anche Bentley sta segnando ottimi risultati: nei primi 10 mesi dell’anno ha raggiunto quasi quota 11mila unità, crescendo del 46% rispetto al 2020 con vendite in Cina e Medio Oriente raddoppiate. Il margine sulle vendite dei modelli Bentley è del 14%, una percentuale che giustificherebbe un dirottamento dei chip sul lusso a discapito di citycar e modelli per il mercato di massa degli altri brand del gruppo.

Fiat a tutta 500 

La tendenza, tuttavia, non riguarda solo il settore del lusso. La buona marginalità di Jeep e l’ottima di Lancia ha consentito a questi due marchi di crescere più di tutti gli altri da inizio anno in Europa all’interno del gruppo Stellantis. Jeep ha registrato un aumento del 16,1% rispetto al 2020 con 101.809 unità immatricolate, mentre Lancia (che offre in gamma solo la Ypsilon, modello ad alto margine perché sul mercato ormai da oltre 10 anni) del 12,2% per 38.278 auto, quasi tutte vendute in Italia.

E, a proposito di modelli profittevoli, sembra che Fiat nel 2021 abbia deciso di puntare sulla 500 a discapito della Panda. E si capisce perché: in Italia il prezzo medio di listino della 500 è di 19.042 euro, mentre quello della Panda non raggiunge i 16mila euro. In Europa da gennaio a settembre la Panda è stata venduta in 87.468 esemplari (contro i 99.772 dell’anno precedente), mentre la 500 nello stesso periodo del 2021 ha registrato ben 137.441 unità contro le 98.418 del 2020. In tempi di crisi bisogna scegliere bene su chi puntare.

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