Ultimo aggiornamento  27 novembre 2021 21:24

Musk, scontro col sindacato tedesco.

Redazione ·

Tra Elon Musk e i sindacati non è mai corso buon sangue. Se questo vale negli Usa, dove la rappresentanza che tuteli i lavoratori non è obbligatoria per legge, è facile pensare che si ponga lo stesso problema in Germania, paese nel quale Tesla sta aprendo il primo stabilimento europeo e dove i diritti dei dipendenti sono presi sul serio.

Infatti il potente sindacato di categoria tedesco IG Metall ha annunciato che sette dei neo assunti dell’impianto di Berlino che sta per iniziare la produzione delle elettriche del costruttore hanno fatto il primo passo verso la creazione di un consiglio di fabbrica - destinato a tutelarne gli interessi -  programmando di scegliere un comitato elettorale il prossimo 29 novembre. "Un simile organo - ha detto Birgit Dietze, leader del distretto IG Metall di Berlino, Brandeburgo e Sassonia - assicura che gli interessi della forza lavoro abbiano voce e peso. Questo è in linea con la cultura democratica del lavoro in Germania”.

L’impianto Tesla ha attualmente circa 2mila dipendenti ma conta di arrivare ad averne, a pieno regime, sei volte tanti.

Le offerte

Secondo i rappresentanti sindacali, ai candidati per un posto a Berlino è stato offerto un trattamento economico del 20% inferiore ai salari contrattati collettivamente e offerti in altre case automobilistiche tedesche. Inoltre il costruttore offrirebbe ai neo assunti stock options invece di garanzie consolidate nelle fabbriche in Germania e non solo, come le ferie pagate.

Nel 2018 Musk è stato costretto negli Usa a cancellare uno dei suoi celebri tweet, in cui minacciava che i dipendenti statunitensi avrebbero perso le loro stock option se avessero formato un sindacato. Non a caso Tesla non rientrerebbe nel piano di super incentivi che la Casa Bianca sta preparando per sostenere lo sviluppo della mobilità elettrica e che andrebbero a quei costruttori - come i tre grandi di Detroit, Stellantis, Ford e General Motors - che hanno una forte rappresentanza sindacale.

Già mesi fa, il ceo del costruttore ha espresso la propria “irritazione” per le leggi e la burocrazia in Germania, scrivendo - in una lettera alle autorità datata lo scorso aprile - che i complessi requisiti di pianificazione richiesti agli imprenditori erano in contrasto con l'urgenza necessaria per combattere il cambiamento climatico.

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