Ultimo aggiornamento  27 novembre 2021 21:30

La riscossa della mobilità condivisa.

Marina Fanara ·

Dopo il crollo dei noleggi durante la pandemia, la mobilità condivisa in Italia ha recuperato quest'anno quanto aveva perduto nei mesi di lockdown, superando addirittura la media europea. È il risultato più eclatante emerso dal rapporto realizzato dall'Osservatorio nazionale sulla sharing Mobility e presentato nel corso della quinta conferenza nazionale del settore nel nostro paese.

Sotto esame le 49 città dove è presente almeno un servizio, a cominciare da Milano, Roma, Torino e Firenze che offrono invece una gamma completa di noleggio condiviso, dall'auto allo scooter, fino a bici e monopattini. Tre gli indicatori analizzati: percorrenze, numero veicoli, numero noleggi.

Effetto micromobilità

A spingere la ripresa del traffico è la micromobilità che monopolizza l'offerta con il 91% dei veicoli in condivisione: in particolare, 9 noleggi e 4 chilometri su 10 riguardano questo tipo di veicoli. In generale, nel corso dell'anno, stando ai dati del rapporto, i servizi di bike e monopattini a noleggio hanno superato i valori del periodo pre-pandemia (2019): anche il car sharing sta mostrando in queste ultime settimane un significativo recupero del trend.

Milano al primo posto

Lo dimostrano, per esempio, il numero complessivo delle iscrizioni ai servizi di sharing mobility (5 milioni e 600mila, il triplo del 2015, considerando 158 offerte diversificate nelle 49 realtà urbane), mentre ammontano a circa 15 milioni gli italiani che hanno a disposizione almeno un'opzione nell'area dove risiedono. Quanto ai veicoli condivisi (tra auto, scooter, bici e monopattini) si toccano le 90mila unità.
Milano si conferma la città top per multimodalità e condivisione: il capoluogo lombardo propone infatti tutte le offerte di vehicle sharing e si piazza al primo posto in Italia nel settore. Al secondo c'è Roma, in significativa crescita soprattutto in termini di flotte. Sul podio troviamo Torino che precede le altre zone metropolitane (Bologna, Firenze, Bari, Venezia, Genova). Nei primi 10 posti anche città medio piccole come Pescara e Rimini.

Pandemia: trauma superato

Il settore sta dimostrando di aver superato lo shock della pandemia (il 2020 è considerato "l'anno dell'immobilità" non solo in Italia, ma in tutto il mondo), con un trend che, nel nostro Paese, oltrepassa le più rosee aspettative. Tuttavia, dicono gli operatori, bisogna continuare a supportare la crescita, cruciale per rendere le nostre città più moderne e sostenibili.

Sulla stessa linea anche le istituzioni. Secondo il ministro competente Enrico Giovannini "per ottenere questo scopo, i servizi di mobilità condivisa giocano un ruolo cruciale insieme al trasporto pubblico locale. Anche grazie all’evoluzione delle tecnologie digitali, si riescono a offrire soluzioni maggiormente articolate per lo spostamento dei cittadini e a minore impatto ambientale. Il Mims, attraverso l’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobiliy e il progetto ‘Mobility as a Service’, che prevede la selezione di 3 città leader e 7 territori “follower” per sperimentare il nuovo modello di mobilità integrata, avvia una importante e necessaria transizione”.
“Investire nella green mobility", aggiunge Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, "non significa solo spendere in nuovi veicoli e infrastrutture, ma anche sostenere direttamente i servizi di mobilità urbana condivisa, come il trasporto pubblico e lo sharing, che possono ridurre il numero di auto circolanti e gli effetti ambientali e sociali negativi per le nostre città. Il momento è favorevole e la transizione ecologica - da realizzare nei prossimi 5 anni - lo richiede”.

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