Ultimo aggiornamento  27 gennaio 2023 19:35

Riciclo degli accumulatori, missione globale.

Valerio Antonini ·

Il riciclo delle batterie delle auto elettriche e il recupero dei materiali utilizzati sta diventando un tema cruciale, visto il quantitativo sempre crescente di accumulatori prodotti in tutto il mondo. Un processo complesso ma necessario per rendere sostenibile l’elettrificazione a lungo termine, e un settore intorno al quale gravitano interessi economici importanti.

Negli ultimi anni le realtà che riciclano le batterie agli ioni di ltio si sono moltiplicate in tutto il mondo, spinte dalla necessità di gran parte dei costruttori di mantenere competitivi i costi e dal possibile intervento delle autorità a livello normativo. Vediamo nel dettaglio le differenti tecniche e le principali "giovani" aziende impegnate in questo campo.

Tecnologie avanzate

Partiamo dal metodo di estrazione più economico, chiamato tecnicamente “idro-metallurgico”, che consente di recuperare litio, manganese, cobalto e nichel dall’acqua nella quale vengono immerse le batterie a fine ciclo. Tra le imprese che sfruttano questo sistema la Li-Cycle, startup canadese che utilizza sofisticate tecnologie di riduzione delle dimensioni dei metalli estratti e delle relative emissioni nocive, così da facilitarne il trasporto rendendolo allo stesso tempo più sicuro e economico. La Lithion Recycling, con sede sempre in Canada, recupera il 95% di tutti i componenti dalle batterie agli ioni di litio sfruttando il riciclaggio diretto dei materiali catodici più preziosi senza acqua.

Un altro sistema diffuso - che evita di danneggiare il nucleo di una batteria durante la fase di riciclaggio - è il recupero dell'elettrolita. In Europa gli esperti di questa lavorazione sono i tedeschi della Duesenfeld, tra le aziende al mondo in grado di recuperare più materie prime da una singola unità elettrica. La tecnologia - applicata a basse temperature - scongiura eventuali effetti nocivi del trattamento di questi delicati componenti. 

Tra i metodi più particolari, l’utilizzo del calcestruzzo, materiale che permette di azzerare o quasi la tossicità dei metalli più inquinanti. L'azienda finlandese AkkuSer usa questa tecnologia per riciclare almeno il 50% del piombo utilizzato per produrre batterie di quella tipologia. 

Esiste poi il riciclaggio "biochimico", nel quale materiali organici, batteri e ossigeno interagiscono per separare gli elementi costitutivi più pesanti dagli altri. La Nawa Technologies, una società francese, lavora così sulla batteria Ultra Fast Carbon per eliminare gli scarti e ottenere una composizione “pura” chiamata “massa nera”, che contiene zinco, ossidi di manganese e altri metalli riutilizzabili.

Recentemente la svedese Northvolt - fondata dall’ex dirigente Tesla Peter Carlsson - ha annunciato la realizzazione della prima batteria Nmc (sigla coniata unendo i tre componenti presenti al suo interno: nichel, manganese e cobalto) usando il 100% di materiale riciclato per ricostituire la cella. Il loro riutilizzo nei più comuni accumulatori agli ioni di litio arriva a garantire fino all’80/90% della longevità rispetto al primo ciclo di vita.  

Mercato ricco

Attualmente i costi di lavorazione sono ancora troppo alti per rendere veramente accessibili le batterie riciclate, ma anche quelli di smaltimento sono altrettanto cospicui, perciò una soluzione va comunque trovata. Gli analisti dalla StartUs Insights - che hanno studiato a fondo il mercato - ipotizzano che molti produttori potrebbero continuare a realizzare solo batterie con materiali di prima estrazione per almeno altri 5 anni, per poi passare a soluzioni alternative. 

D'altronde il bacino di utenza sta diventando sempre più ampio. Secondo i dati della società iraniana Sne Research (che valuta l’impatto delle tecnologie del settore delle energie rinnovabili a livello globale) il mercato delle batterie agli ioni di litio è ora un business da oltre 23 miliardi di euro all’anno, destinato a crescere ulteriormente fino a circa 110 miliardi entro il 2027, soprattutto grazie al boom di richieste di veicoli elettrici più accessibili.  

I grandi nomi

L'argomento non può quindi non interessare anche i grandi nomi del settore: il colosso cinese Catl leader di mercato, LG, Panasonic, Byd e Samsung a seguire. L'International Energy Agency sostiene che, mentre attualmente per le strade girano poco più di 10 milioni di auto elettriche, entro il 2030 ce ne saranno almeno 145 milioni in circolazione.  

Lo scorso anno è servito un quantitativo di energia stratosferico, vicino ai 150 Gigawattora, per soddisfare la richiesta dei consumatori, entro dieci anni sarà necessario moltiplicarlo di almeno 20 volte. Così anche le aziende che riciclano batterie avranno modo di ritagliarsi sempre più spazio in questo business miliardario.

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