Non sempre tutto va per il meglio. Anche per il fondatore di Tesla Elon Musk, che sembra essere invincibile e non sbagliare un colpo, ci sono momenti da dimenticare. Due di questi per il magnate americano sono accaduti proprio in questi giorni: il valore di mercato di Tesla, dopo che Musk si è separato da alcune delle sue azioni, è infatti sceso sotto trilione di dollari in borsa. Per una quotazione inferiore a quella di Amazon, che è uno di principali sostenitori di Rivian, considerata proprio la principale rivale potenziale dell'azienda di Palo Alto.
Oltre a questo è di poche ora fa la notizia che la banca americana JP Morgan ha citato in giudizio Tesla per 162,2 milioni di dollari, accusandola di aver violato "chiaramente" un contratto relativo ai warrant su azioni.
La denuncia alla Corte federale di Manhattan
Secondo la denuncia, presentata alla Corte federale di Manhattan, Tesla avrebbe dovuto consegnare azioni, o contanti, se il valore delle sue azioni superava un “prezzo di esercizio” stabilito contrattualmente entro una certa data di scadenza. Una controversia è sorta però quando JP Morgan ha apportato modifiche al valore dei warrant in seguito al tweet di Elon Musk il 7 agosto 2018, in cui annunciava il delisting di Tesla dalla Borsa dichiarando che il finanziamento era "assicurato", smentendo poi l’operazione 17 giorni dopo.
L'altalena delle azioni
Tesla ha affermato in una lettera che gli adeguamenti di JP Morgan erano “irragionevolmente rapidi e rappresentavano un tentativo opportunistico di sfruttare i cambiamenti nella volatilità delle sue azioni. Nonostante il prezzo di quest'ultime sia poi aumentato di circa 10 volte prima della scadenza dei warrant, l'azienda - stando a quanto riferito dalla banca - non avrebbe consegnato alla stessa 228.775 delle sue azioni ordinarie, violando così gli obblighi contrattuali e lasciando l'istituto con una posizione di copertura aperta pari a quel deficit.