Ultimo aggiornamento  27 gennaio 2022 03:32

Emissioni auto, all'Europa serve di più.

Redazione ·

Il mercato europeo delle auto elettriche rischia di frenare bruscamente se gli obiettivi di decarbonizzazione imposti dalle autorità saranno troppo poco ambiziosi. A lanciare l’allarme è uno studio dell'organizzazione no profit Transport & Environment.

La ricerca sottolinea come negli ultimi anni le regole di Bruxelles abbiano aiutato l’espansione del settore consentendo in particolare ai veicoli elettrici di diventare un fattore importante nella definizione dei risultati di mercato. Tuttavia, dicono gli esperti, i piani di riduzione delle emissioni oggi in vigore in Europa sono troppo deboli per continuare a trascinare le vendite e rischiano di frenarne l’ulteriore espansione.

Tra il 2022 e il 2030, dicono le stime, i cittadini dell’Unione potrebbero acquistare infatti 18 milioni di auto a batteria in meno rispetto a quanto previsto dai piani dei costruttori, generando emissioni extra per 55 milioni di tonnellate di CO2. Un ammontare superiore alla quota annuale di gas serra rilasciati da tutte le vetture circolanti in Spagna.

La situazione

In base alle norme in vigore, i produttori devono garantire un taglio delle emissioni di CO2 dei nuovi veicoli pari al 15% nel 2025 e al 37,5% entro il 2030. La proposta “Fit for 55” della Commissione Europea ha alzato il target di fine decennio a quota -55% ipotizzando lo stop completo (il cosiddetto “phase-out”) nel 2035. Per “Transport & Environment” il target del 2025 potrebbe essere raggiunto con due anni di anticipo, un chiaro segnale della debolezza dell’obiettivo prefissato.

Sarebbe proprio la modestia dello sforzo richiesto al comparto trasporti a mettere in crisi anche i piani dei differenti Paesi per la mitigazione climatica che, per l’Italia, impongono un taglio delle emissioni totali pari al 43,7% da qui al 2030. Per poter raggiungere i rispettivi traguardi, sostiene l’analisi, si dovrebbero tagliare le emissioni del comparto automotive dell’80% entro la fine del decennio, fissando una soglia intermedia nel 2027.

Legislazione da perfezionare

A complicare il tutto, infine, sono le caratteristiche delle regole attualmente in vigore che consentono, sempre secondo lo studio, alle case automobilistiche di avvantaggiarsi di alcune “lacune legislative”. I costruttori, infatti, possono sfruttare delle “flessibilità” per raggiungere più facilmente gli obiettivi prefissati, che però finiscono per favorire la vendita di veicoli più pesanti, come i suv altamente inquinanti e gli ibridi plug-in che, quando non vengono caricati, potrebbero essere ancora più dannosi dei mezzi alimentati esclusivamente da combustibili fossili. Secondo i calcoli di “Transport & Environment”, queste lacune legislative hanno determinato solo quest’anno minori vendite di auto completamente elettriche nella misura di 840mila unità. Grazie a questa strategia, inoltre, tutti i produttori sono stati in grado di rispettare gli obiettivi sulla CO2 per il 2021. 

Se i legislatori non interverranno - dice Carlo Tritto, Policy Officer di T&E Italia - la forte espansione dei veicoli elettrici, alimentata in passato dalle norme sul taglio delle emissioni, è destinata a vacillare. È arrivato il momento di fissare obiettivi adeguatamente ambiziosi se vogliamo scongiurare lo spettro di un decennio perduto nella corsa alla decarbonizzazione del settore. Ciò è ancora più importante per l’Italia, che ha tassi di motorizzazione tra i più alti d’Europa (655 auto ogni 1.000 abitanti) e le auto da sole rappresentano il 16% delle emissioni aggregate dell’economia. Non è più tempo di chiacchiere, è ora di agire”.

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