Ultimo aggiornamento  28 novembre 2021 17:52

Saab 99: abito svedese, cuore inglese.

Massimo Tiberi ·

Dopo anni di sviluppo del progetto nato nel dopoguerra per la prima auto Saab apparsa nel 1947 e culminato con la 96 del 1960, una compatta dagli accenti raffinati ma fondamentalmente dal carattere utilitario, la casa svedese punta a salire nella fascia superiore mettendo in cantiere un modello di dimensioni e cilindrata maggiori. Restano comunque ferme le già interessanti scelte di base, dalla trazione anteriore al design anticonformista, dalla qualità costruttiva all’attenzione alla sicurezza.

Nel 1967 viene dunque presentata la 99, una berlina dai tratti molto originali secondo la vocazione del designer Sixten Sason, proveniente dal settore aeronautico della Saab e già autore delle vetture precedenti: una tre volumi due porte, con il terzo volume raccolto, lunga 4,35 metri e dal buon coefficiente CX di 0,34. Sufficientemente spaziosi l’abitacolo e il vano bagagli e negli allestimenti, confermando la tradizione del marchio, si bada più alla sostanza che all’apparenza.

In anticipo sui tempi

La scocca a deformazione programmata è all’avanguardia all’epoca e anche l’impianto frenante a quattro dischi servoassistito e a due circuiti separati contribuisce alla fama positiva della Saab in materia di protezione dei passeggeri e guida sicura, al pari della connazionale rivale Volvo.

Se la 96 continua ad utilizzare motori Ford, per la 99 il rapporto è con la Triumph che mette a disposizione un quattro cilindri, monoalbero a camme in testa, di 1.700 centimetri cubici da 80 cavalli: non particolarmente brillante, accoppiato ad un cambio a quattro marce sincronizzate, consente comunque di raggiungere i 155 chilometri orari con sufficienti doti di spunto e consumi non eccessivi. Su strada, alla prerogativa della trazione anteriore si uniscono sospensioni di valido compromesso tra comfort e dinamica, anteriori a quadrilateri e posteriori a ponte rigido.

Cresce di continuo

Lo sviluppo dell’auto è costante. Nel 1971 la gamma si estende alle versioni quattro porte e si aggiunge un motore, sempre di origine britannica, di 1.850 centimetri cubici da 87 cavalli. Proprio la non soddisfacente affidabilità dei quattro cilindri Triumph porta, nel 1972, ad un due litri da 95 cavalli progettato assieme alla Scania, braccio della Saab dedicato ai veicoli industriali, che verrà poi offerto anche con alimentazione ad iniezione per le varianti più sportive EMS da 110 cavalli.

Intanto, la carrozzeria viene aggiornata mettendo in evidenza massicci paraurti ad assorbimento d’urto e nel 1974 arriva la Combi Coupé con il pratico portellone posteriore. Nel 1977 una tappa molto importante che darà tono all’immagine del marchio: debutta la 99 Turbo da 145 cavalli, che metterà in risalto una prerogativa tecnica fino ad allora riservata alle vetture da competizione o a prodotti esclusivi e di nicchia, come la Porsche 911 e la BMW 2002.

La più moderna 900, apparsa nel 1978, non manderà in pensione un modello ormai ben consolidato sui mercati internazionali, Stati Uniti compresi, che proseguirà la carriera fino al 1984 e circa 700mila esemplari costruiti. In Italia la 99 avrà un’accoglienza limitata (il prezzo di un milione 500mila lire è vicino a quello di una Alfa Romeo Giulia), ma aprirà la strada al buon successo della 900 e all’affermazione del turbocompressore come simbolo d’identità sportiva.

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