Ultimo aggiornamento  20 gennaio 2022 11:43

Cop26, il ruolo dell’automotive.

Paolo Borgognone ·

Si aprono nell’area fieristica di Glasgow, in Scozia, i lavori della Cop26, la Conferenza delle Parti, ovvero i 196 Paesi, più l’Unione europea, firmatari della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 1994. La sessione durerà fino al 12 novembre.

Anche in questa occasione il settore dell’automotive è direttamente tirato in causa, considerando che al centro dei lavori c’è la riduzione delle emissioni, un problema che tocca direttamente le quattro ruote. Sulle rive del fiume Clyde, dove sorge la moderna zona espositiva e congressuale della città scozzese, si parlerà quindi anche di elettrificazione, la strada che tutti, dalla politica all’industria, hanno imboccato già da tempo per cercare di rallentare i disastrosi effetti sul pianeta e i suoi abitanti di un eccesso di agenti inquinanti o climalteranti.

Proprio all’automotive ha fatto riferimento, nella sua introduzione, pubblicata a inizio lavori sul sito istituzionale dell’evento, il presidente della Cop26 Alok Sharma - parlamentare a Londra dal 2010 e fino a quest’anno Segretario di Stato per gli affari economici, l'energia e la strategia industriale del Regno Unito. “Il viaggio verso le emissioni zero - ha detto - è già iniziato. Nonostante la pandemia, circa il 70% dell'economia mondiale è ora indirizzato per questa strada, da meno del 30% quando il Regno Unito ha assunto la presidenza della Cop26".

"Il mondo si sta muovendo verso un futuro a basse emissioni di carbonio. L'energia pulita, come quella eolica e solare, è ora la fonte più economica di elettricità nella maggior parte dei paesi; molte delle case automobilistiche mondiali stanno passando a produrre solo modelli elettrici e ibridi; i paesi di tutto il mondo stanno iniziando un lavoro importante per proteggere e ripristinare la natura; città, stati e regioni di tutto il mondo si stanno impegnando a ridurre le emissioni a zero”.

Gli obiettivi generali

La conferenza di Glasgow si è data - anche nel corso di numerosi incontri e lavori preparatori che hanno coinvolto governi, industria e altri stakeholder - una serie di obiettivi ormai diventati urgenti. Il primo è quello di assicurare l'azzeramento netto delle emissioni a livello globale entro la metà del secolo e mantenere l’aumento della temperatura sul pianeta entro 1,5 gradi. Ai diversi Paesi viene chiesto di presentare ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030 che conducano al raggiungimento dello zero netto entro la metà del secolo.

Per farlo servirà accelerare l'eliminazione del carbone, ridurre la deforestazione ma anche velocizzare quanto possibile il passaggio ai veicoli a batteria e  incoraggiare gli investimenti nelle energie rinnovabili che servano poi a produrre l’elettricità necessaria per muoverli.

A questo dovrà per forza associarsi uno sforzo per proteggere le comunità e gli habitat naturali, visti gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici sugli insediamenti umani e in definitiva sulla sopravvivenza stessa di milioni e milioni di persone.  

Per raggiungere questi obiettivi, i Paesi sviluppati devono mantenere la loro promessa di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari all'anno di finanziamenti per il clima entro il 2020. Le istituzioni finanziarie internazionali devono fare la loro parte per liberare i milioni di miliardi di finanziamenti privati e pubblici necessari per assicurare lo zero globale.

I Paesi impegnati

Affinché la conferenza non si risolva in un nulla di fatto - un “blablabla” nella definizione recentemente attribuita alla politica internazionale sulla materia dalla attivista Greta Thunberg - servirà la collaborazione di tutti i settori coinvolti e l’impegno di ciascun Paese. Alcuni arrivano all’appuntamento scozzese già con le idee chiare.

Prima dell'inizio dei lavori, il premier britannico Boris Johnson ha, tra l’altro, parlato di  “ripulire la nostra aria e ridurre le emissioni di carbonio passando a guidare auto, furgoni e camion a zero emissioni. Il Regno Unito porrà fine alla vendita di nuove auto a benzina e diesel entro il 2030. I paesi con i principali mercati automobilistici dovrebbero seguire il nostro esempio. Se mandiamo un segnale forte all'industria, gli investimenti si sposteranno più rapidamente verso le nuove tecnologie pulite, e tutti i paesi potranno godere prima dei benefici".

Dal canto suo il presidente degli Stati Uniti Joe Biden - reduce dalla sua prima visita a Roma - arriva a Glasgow con in tasca il via libera da parte dei parlamentare democratici al suo programma da miliardi di dollari “Build Back Better” che prevede un investimento iniziale nel settore del clima da 555 miliardi di dollari e che sta lavorando per una svolta “elettrica” nella mobilità americana con una serie di provvedimenti tra cui quello di una forte incentivazione nell’acquisto di auto a  batteria.

L'Europa non sta a guardare e risponde con il programma “Fit  for 55” - approvato in luglio - che prevede tra l’altro lo stop alla vendita di auto a benzine, diesel, Gpl, metano e ibride a partire dal 2035, una linea che molti costruttori hanno deciso di seguire, e in qualche caso di anticipare, accelerando sula transizione all’elettrico e all’idrogeno.

La Francia ha annunciato investimenti nei prossimi anni per 4 miliardi di euro con l’obiettivo di produrre due milioni di veicoli a batteria e ibridi entro il 2030, mentre la Germania - in attesa del nuovo governo post-Merkel - potrebbe decretare la fine dei motori endotermici proprio a partire dall'ultimo anno del decennio in corso.

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