Ultimo aggiornamento  28 novembre 2021 19:44

Alpine A310, tutto sullo stile.

Massimo Tiberi ·

Quando nel 1971 l’Alpine presenta al Salone di Ginevra la nuova A310 gli appassionati del marchio francese restano delusi. Avevano atteso l’erede della A110, vettura per puristi della autentica guida sportiva e ricca di un notevole palmares in campo agonistico, mentre la neodebuttante ha i toni più soft di una granturismo, semmai in continuità con la meno estrema GT4 uscita di produzione nel 1969. Eppure la A310 è tutt’altro che priva d’interesse: nonostante la minore grinta, qualche attenzione a confort ed equipaggiamenti non è necessariamente un difetto.

Nello stile il passo avanti è netto, la A310, compatta e lunga 4,18 metri, ha un design moderno e riuscito, dalle forme squadrate in linea con le tendenze dell’epoca. Elementi caratteristici: la carenatura dei fari rettangolari sull’intero frontale, le prese d’aria tipo NACA sul cofano anteriore e quelle verticali sui montanti posteriori, la “veneziana” a copertura del lunotto che ricorda la Lamborghini Miura (presto verrà abbandonata) e il taglio della coda che somiglia un po’ a quello originalissimo della  Lotus Europa. All’interno, l’abitacolo non certo da berlina è però più ampio e comodo rispetto alla A110, con un piccolo spazio anche dietro i profilati sedili anteriori e un certo riguardo alle finiture, prima assai trascurate.

Quanta tecnologia

La meccanica ripropone lo schema con motore posteriore a sbalzo, mentre il telaio a trave centrale in acciaio sostiene la carrozzeria in materiale plastico. Indipendenti le sospensioni a quadrilateri d’impostazione nettamente sportiva, a disco i freni servoassistiti e sterzo a cremagliera piuttosto “diretto”. Ancora di derivazione Renault 16 il quattro cilindri 1,6 litri in lega leggera, con albero a camme laterale e due carburatori Weber doppio corpo, accoppiato ad un cambio a 5 marce. La potenza di 125 cavalli consente di raggiungere i 215 chilometri orari con buone doti di spunto, ma la dinamica su strada, comunque di livello, non ha più l’antico “sapore” corsaiolo. A conferma della tendenza, verrà adottata l’alimentazione ad iniezione per un comportamento più morbido e, nel 1975, si affiancherà una versione depotenziata a 95 cavalli più economica e fruibile dai “non piloti”.

Intanto, nel mondo delle competizioni a tenere alta la bandiera della casa di Dieppe è sempre l’ormai anziana A110 che, nel 1973, si toglie la soddisfazione della vittoria nel Mondiale Rally, prolungando il termine della produzione al 1977.

Un corposo restyling, ad opera di Robert Opron, segnerà un importante sviluppo della A310 nel 1976, cui si aggiunge l’adozione del V6 2,7 litri PRV, realizzato in comune dalla Renault con Peugeot e Volvo, con un aumento consistente dei cavalli, ora 150 per 225 chilometri orari: condizione di maggiore competitività nel settore delle granturismo e migliore base per varianti da gara che inizieranno a farsi valere.

Una lunga storia

L’evoluzione prosegue con costanti affinamenti tecnici ed estetici e nel 1982 il PRV sale a 2,8 litri e 193 cavalli accompagnando la coupé francese all’uscita di scena nel 1984 dopo quasi 12mila esemplari costruiti. Ormai da tempo il fondatore Jean Rédélé aveva lasciato l’azienda, entrata organicamente nel Gruppo Renault che utilizzerà il marchio Alpine fino al 1995 lanciando modelli come la GTA e la A610. Marchio tornato in campo nel 2017 per una evocativa nuova A110 a motore centrale e che da quest’anno partecipa al Mondiale di Formula 1 con i piloti Fernando Alonso e Esteban Ocon.   

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