Ultimo aggiornamento  28 novembre 2021 19:25

Innocenti Regent, Allegro ma non troppo.

Massimo Tiberi ·

Entrata in campo automobilistico all’inizio degli anni Sessanta, dopo i successi dello scooter Lambretta, la Innocenti basa la sua produzione su modelli di derivazione britannica, raggiungendo importanti risultati commerciali soprattutto con la Mini lanciata nel 1965. Non basteranno a fermare la crisi che porterà nel 1971 allo smembramento con il passaggio all’Iri del settore due ruote e nel 1972 delle vetture alla nuova Leyland-Innocenti, organicamente nel gruppo British Leyland e guidata da Geoffrey Robinson.

A sottolineare la svolta, il debutto nel 1973 della Regent, berlina compatta due volumi quattro porte, sotto i 4 metri di lunghezza, strettamente imparentata con l’inglese Austin Allegro, erede delle tante auto nate dal progetto ADO16 che in Italia aveva dato vita alle Innocenti IM3, I4 e I5.

Volante quadrangolare

Limitate le modifiche esterne alla linea originale disegnata da Harris Mann, tondeggiante e con il caratteristico frontale che accoglie i fari rettangolari: la Regent si distingue per la griglia anteriore in nero e le diverse luci posteriori, oltre al tetto in vinile dai colori a contrasto con la carrozzeria e i cerchi ruota di tono sportivo per le più ricche varianti “L”. L’abitacolo, che accoglie comodamente quattro persone, è allestito con maggiore cura rispetto alla Allegro e il volante ha una curiosa, e non molto pratica, forma quadrangolare ripresa dagli elementi della strumentazione, ben visibile e completa di contagiri. Non troppo ampio il vano bagagli e privo del portellone di accesso, soluzione all’epoca ancora poco diffusa sulle berline.

Confermato lo schema tecnico a trazione anteriore con motore disposto trasversalmente, secondo la formula ideata alla fine degli anni Cinquanta da Alec Issigonis per la Mini e poi estesa a modelli di fascia superiore. Sofisticate le sospensioni indipendenti e pneumatiche Hydragas, evoluzione delle Hydrolastic delle ADO16, che contribuiscono ad un buon comportamento su strada della Regent, equipaggiata anche con impianto frenante a dischi anteriori servoassistito.

Due motori

Sotto il cofano due quattro cilindri: il 1.300 centimetri cubici da 66 cavalli, non giovanissimo e già utilizzato ad ampio raggio comprese sportive come la Mini Cooper S o la spider MG Midget, affiancato da un più moderno 1.500, monoalbero a camme in testa da 79 cavalli. Entrambi sono alimentati da due carburatori e il più potente monta un cambio a 5 marce sincronizzate. Al livello delle migliori concorrenti le prestazioni: 150 e 160 chilometri orari di velocità massima e accelerazione da 0 a 100 in 14/15 secondi, sempre con consumi piuttosto bassi.

Venduta a prezzi abbastanza competitivi sul nostro mercato, da 1,7 a 1,9 milioni di lire, la Regent deve però vedersela con rivali del calibro della Fiat 128, bestseller di categoria, e della Alfa Romeo Alfasud. Ma saranno le difficoltà del gruppo British Leyland  a segnare l’uscita di scena della vettura dopo meno di due anni e poco più di 10mila unità costruite. Nel 1976 la Innocenti passa così sotto il controllo di De Tomaso che si prolungherà fino al 1990 e al definitivo acquisto da parte della Fiat, che porterà all’estinzione del marchio nel 1997. Nel frattempo, dalla British Leyland verrà comunque distribuita in Italia la Allegro con non esaltanti esiti commerciali, la “cugina” prodotta in Gran Bretagna fino al 1983 in oltre 600mila esemplari.

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