Ultimo aggiornamento  28 novembre 2021 19:28

Fiat 600 T, "Bulli" all'italiana.

Massimo Tiberi ·

Per molti era il “pulmino delle suore”, utilizzato infatti spesso da asili e conventi, ma in realtà il Fiat 600T è stato un mezzo polivalente dall’impiego vastissimo, grazie ad una gamma ampia, articolata in una ventina di versioni, che ne hanno fatto strumento di lavoro e anche auto da famiglia. Fratello minore del 1100 T con il quale ha rappresentato a lungo l’alternativa italiana al “Bulli” Volkswagen o al Ford Taunus-Transit, più compatto ed economico dei rivali stranieri, senza però troppi complessi d’inferiorità.

Tante varianti

Lanciato nel 1962, il 600T, nelle varianti promiscue con ampie vetrature e possibilità di una o due porte laterali oltre alle anteriori e al piccolo portellone posteriore, affianca la 600 Multipla, prima monovolume prodotta in gran serie, offrendo una versatilità maggiore. Certo di base si tratta di un furgone, e la carrozzeria a “cubo” non lo distingue per originalità, ma gli aspetti funzionali lo rendono appetibile al di là dello stesso utilizzo esclusivamente professionale.

L’abitacolo, luminoso, può ospitare fino a otto passeggeri, tre davanti in una configurazione piuttosto scomoda, due su sedili ripiegabili nella parte centrale e altri tre su un divanetto posteriore. Elevata la capacità di carico, considerando la lunghezza di 3,73 metri e la larghezza di appena 1,49, vicina ai tre metri cubi. Lo sfruttamento dello spazio, d’altra parte, è stato spinto al massimo, avanzando l’assetto di guida a ridosso del parabrezza, con volante “piatto” e sedile praticamente sopra le ruote anteriori, mentre la ruota di scorta è sistemata di fronte al passeggero di destra. Soluzioni riprese dalla Multipla, come del resto la meccanica, a sua volta derivata in gran parte da quella della berlina 600, con sospensioni a ruote indipendenti e freni a tamburo.

Il motore, in posizione posteriore, è il ben noto Fiat quattro cilindri 767 centimetri cubici da 29 cavalli, accoppiato ad un cambio a quattro marce con prima non sincronizzata, robusto ma dalle prestazioni modeste (non si raggiungono neppure i 100 chilometri orari di velocità massima).

Dverse versioni

Nel 1964 arriva una seconda serie, aggiornata e migliorata soprattutto negli allestimenti, con i vetri anteriori finalmente discendenti in sostituzione dei precedenti scorrevoli. In contemporanea, si affianca il nuovo 850 T, anch’esso disponibile nella versione battezzata Familiare adatta al trasporto di persone. La cilindrata sale a 848 centimetri cubici per 33 cavalli, con un discreto incremento delle prestazioni (si superano i 100 orari), il cambio è interamente sincronizzato e muta l’estetica soprattutto del frontale, ora con doppi fari gemellati.

La produzione del 600 T prosegue fino al 1969 nello stabilimento OM di Suzzara, per complessivi circa 200mila esemplari, mentre la carriera dell’850 T, nel frattempo equipaggiato con il motore 903 centimetri cubici di derivazione 127, terminerà nel 1976. Tanti i carrozzieri che offriranno versioni speciali per gli impieghi più vari, da Fissore a Coriasco, da Moretti a Pasino.

Ultime evoluzioni il 900 T e il 900 E, senza particolari modifiche se non qualche lifting e aggiornamenti di allestimento, che prolungheranno la vita di questo mezzo pratico e affidabile, dal grande successo, ancora per un decennio.

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