Ultimo aggiornamento  24 ottobre 2021 04:48

Mg Midget, sportiva di piccola taglia.

Massimo Tiberi ·

Con il lancio nel 1958 della Austin Healey Sprite, la British Motor Corporation ha messo in campo una piccola spider economica alla portata di molti, dall’aspetto fuori del comune e dal temperamento vivace nonostante i limiti della cilindrata ridotta. Al successo della prima serie, segue nel 1961 una seconda generazione, molto meno originale nell’estetica ma non più eccessivamente spartana. Ad affiancarla, nel quadro delle sinergie del gruppo, una gemella con il marchio MG, battezzata Midget riprendendo il nome di modelli storici della casa di Abingdon.

Due posti

I tratti della carrozzeria sono semplici, sottolineati da qualche cromatura, e le dimensioni molto limitate con una lunghezza inferiore ai tre metri e mezzo. Anche l’abitacolo è abbastanza angusto e i due posti sono sufficientemente comodi soltanto per persone di bassa-media statura, minuscolo il vano bagagli. L’assetto di guida è raccolto, con leva del cambio a portata di mano, e la strumentazione completa, mentre le finiture sono comunque modeste, mancano le maniglie esterne per aprire le portiere e la capote non è troppo facile da montare come le protezioni laterali che sostituiscono i normali vetri discendenti. A richiesta non manca però il tettuccio rigido e in tanti monteranno le classiche ruote a raggi.

Motore esperto

La meccanica utilizza componenti delle utilitarie BMC, adattate per offrire un tono più sportivo: trazione posteriore, sospensioni anteriori a quadrilateri e posteriori a ponte rigido con balestre, sterzo a cremagliera e impianto frenante misto. Il motore è il non giovanissimo quattro cilindri, aste e bilanceri, 950 centimetri cubici di origine Austin che, grazie a due carburatori monocorpo, eroga 45 cavalli per prestazioni più che soddisfacenti (circa 130 chilometri orari di velocità massima), favorite da un peso appena superiore ai 600 chili. Il cambio a quattro marce ha la prima non sincronizzata e non è maneggevolissimo.

La Midget, che non si nega neppure esperienze agonistiche, offre inoltre un comportamento su strada divertente ed è parca nei consumi, qualità che migliorano con l’aumento di cilindrata a 1.100 già nel 1962, per 59 cavalli e 145 chilometri orari. Un paio d’anni e arriva una seconda serie, leggermente più potente, 61 cavalli, con aggiornamenti alle sospensioni e soprattutto una capote dall’uso più agevole, maniglie esterne, cristalli discendenti  e deflettori alle portiere, cui si aggiungono finiture più curate e volante sportivo a tre razze formate da barrette cromate. Lo sviluppo prosegue con un’ulteriore crescita della cilindrata a 1.300, la potenza sale a 65 cavalli e la velocità massima può raggiungere ora i 150 chilometri orari.

Mille difficoltà

Intanto, le vicende della Bmc, che si è fusa con la Leyland nel 1968, provocano un  riassetto dei marchi, determinando l’uscita di scena nel 1971 della Austin Healey Sprite, mentre la Midget, giunta alla terza serie, è stata oggetto di un restyling di ammodernamento. Ultima tappa nel 1974, quando entra in campo la quarta serie, condizionata dalle regole dell’importante mercato americano in materia di sicurezza che costringono purtroppo al montaggio di ingombranti e antiestetici paraurti in plastica. Il motore, tra l’altro, è stato sostituito con il 1.500 da 70 cavalli della storica rivale Triumph Spitfire, scelta in ossequio alle nuove sinergie di gruppo.

La produzione della Midget termina nel 1979 con il lusinghiero risultato di 226mila unità diffuse nel mondo, contribuendo non poco al mito delle sportive MG. In Italia le vendite sono penalizzate dal prezzo di un milione 500mila lire, non troppo competitivo a fronte ad esempio di una concorrente come la Fiat 850 Spider firmata Bertone. E da noi la britannica deve fare i conti anche con la sorella Innocenti S, che utilizza la stessa meccanica ma con una diversa, elegante carrozzeria disegnata da Tom Tjaarda per Ghia.   

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