Ultimo aggiornamento  28 novembre 2021 10:27

Fim Cisl: giù la produzione in Italia di Stellantis.

Redazione ·

La Federazione italiana metalmeccanici (Fim-Cisl) ha fornito alcuni dati preoccupanti sulla produzione negli stabilimenti Stellantis in Italia nei primi nove mesi del 2021. In totale - considerando autovetture e commerciali - sono state prodotte 528.277 unità contro le 462.404 del 2020, quando però le fabbriche erano state a lungo ferme per l’emergenza Covid-19. Se i numeri attuali vengono paragonati a quelli del 2019 (quando i veicoli erano stati 623.200), invece, si registra un calo nella produzione del 16,3%. In particolare, fanno notare al sindacato, per la prima volta da 12 anni sono proprio i commerciali a essere in discesa.

Il rallentamento viene messo in relazione, soprattutto, con la crisi dei semiconduttori che ha iniziato a colpire nella prima metà dell’anno in corso e che si sta progressivamente aggravando negli ultimi 3 mesi, arrivando a bloccare la produzione. Secondo la Fim, nell’ultimo trimestre su circa 50 giorni potenziali di lavoro, solo il Polo Torinese e Maserati Modena non hanno subito stop. Per gli altri stabilimenti si sono ridotte le giornate lavorative (e i turni), in particolare attraverso il ricorso alla cassa integrazione: Cassino -38%, Pomigliano, -70%, Melfi -54%. Anche Sevel, passato indenne il primo semestre, ha visto diminuire le giornate lavorative nei successivi tre mesi del 28%. La preoccupazione cresce visto che le previsioni sostengono che la situazione si trascinerà per la prima metà del 2022 e impatterà, a livello globale, sulla produzione di oltre 10 milioni di autovetture. A questo proposito, il sindacato avanza la proposta di realizzare nel nostro Paese una fabbrica di semiconduttori che possa aiutare il costruttore ad affrontare i contraccolpi delle difficili condizioni internazionali.

Il futuro

Il sindacato appunta la propria attenzione sull’incontro, previsto per il prossimo 11 ottobre, al Ministero dello sviluppo economico a Roma. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, è vitale che “Stellantis assicuri e garantisca il completamento dei 5,5 miliardi di investimenti previsti a suo tempo nel piano industriale di Fca”. Questo, secondo la Fim, può avvenire solo continuando la strada intrapresa “con la partenza a marzo 2021 della produzione di Maserati MC20 a Modena, coi previsti lanci dei suv Grecale (Cassino) e Tonale - anche nelle due versioni ibride - (Pomigliano d’Arco), oltre a quello delle Maserati GT e GC a Mirafiori.

Preso atto con soddisfazione della soluzione di alcune criticità, come la scelta di utilizzare Termoli per la realizzazione della “gigafactory” italiana, il sindacato ricorda che ci sono ancora questioni aperte, che interessano sia gli impianti di proprietà del gruppo che l’indotto. “E’ fondamentale - si legge nel documento della Fim - comprendere le strategie rispetto alle altre fabbriche che producono motori endotermici, realtà importanti come lo stabilimento di Cento e Pratola Serra e la strada per la riconversione che coinvolge  Verrone e Mirafiori. Abbiamo davanti a noi poco tempo rispetto all’interruzione delle vendite delle motorizzazioni diesel e benzina nel 2035. La transizione ecologica è importante, ma deve essere accompagnata da una sostenibilità sociale che non può prevedere licenziamenti, ma reindustrializzazioni e riqualificazioni”.

Il sindacato  parla, infine, di “necessità di un piano industriale di Stellantis che si ponga l’obiettivo di assegnare nuovi modelli agli stabilimenti italiani utilizzando le quattro nuove piattaforme elettriche annunciate dal ceo Carlos Tavares. E’ stato fatto per Melfi anticipandoci il piano sulle quattro nuove vetture multibrand sulla Stla Medium, deve essere completato per tutti i siti produttivi a partire dai brand che caratterizzano le produzioni italiane (Maserati e Alfa Romeo). Il ceo di quest'ultima ha affermato nei giorni scorsi che ogni anno ci sarà un lancio produttivo: la discussione con Stellantis deve trovare una concreta risposta rispetto alle allocazioni nei vari stabilimenti".

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