Ultimo aggiornamento  20 ottobre 2021 23:53

Germania, dove va ora l’auto.

Paolo Borgognone ·

Le elezioni federali in Germania hanno confermato un importante cambio di scenario politico con l'addio di Angela Merkel e la vittoria numerica del Spd. Anche se i risultati non consentono di ipotizzare da subito la composizione del nuovo governo - le trattative sono già iniziate ma potrebbero durare anche per molte settimane - il settore automotive è tra quelli che più di altri aspettano con ansia il nuovo corso della politica di Berlino. Quella delle quattro ruote è la principale industria del Paese: nel 2020 ha prodotto un fatturato di 379 miliardi di euro, un quinto del complessivo nazionale. Circa il 25% delle vetture prodotte in Europa sono tedesche, un mezzo su 5 al mondo viene da qui e il settore da lavoro a più di 800mila persone.

Lo scenario

Ai seggi la vittoria è andata ai socialdemocratici dell’Spd (25,7% dei voti - 206 eletti al Bundestag), davanti ai cristiano democratici della Cdu (24,1% - 191) e ai verdi (14,8% 118). A cui si deve aggiungere il quarto partito, quello liberale della Fdp (11,5% - 92). Con la sinistra di Linke fuori dai giochi degli accordi, sono questi gli attori che metteranno in scena il prossimo governo che sostituirà quello guidato per 16 anni da Angela Merkel.

L’attenzione si sposta ora sulle possibili alleanze. Gli scenari ne prevedono fondamentalmente due - visto che la “Grosse Koalition” coi partiti maggiori - è esclusa quasi del tutto: la “Giamaica” (battezzata cosi per i colori che rappresentano i tre partiti che la compongono, nero verde e giallo come la bandiera del paese caraibico) con cristiano democratici, liberali e verdi, che sarebbe quella preferita dai mercati finanziari, la più favorevole all’industria e poi la “Germania” (Spd, verdi e liberali), più severa sui temi ambientali.

Nessuno, infatti, potrà governare da solo e sarà proprio il diverso apparentamento a indicare le direzione verso cui andrà il Paese, anche per quanto riguarda l’automotive.

Tutte le proposte

Ognuno dei partiti in lizza ha portato un proprio apporto ai programmi riguardo il futuro dell'industria auto. Per la Spd, lo stato deve sostenere la transizione elettrica, ma senza intervenire troppo pesantemente o mettere in pericolo la posizione della Germania a livello globale. Per questo il candidato cancelliere Olaf Sholz (fiero proprietario di una Bmw) ha detto di non voler fissare una data precisa per lo stop alla produzione dei motori tradizionali e che quello che serve raggiungere è la parità nel prezzo e nella qualità dei veicoli a batteria rispetto agli attuali. Solo allora i consumatori opteranno davvero per l'elettrificazione. La Spd ha comunque in mente una decisa espansione della rete di ricarica. Attenzione molto alta, infine, sull’idrogeno.

La Cdu, l’altro partito che si candida a guidare una eventuale “koalition” di governo, vuole garantire maggiore libertà all’industria, è contraria a fissare una data di fine della produzione dei motori tradizionali e si oppone anche all’introduzione generalizzata dei limiti di velocità in autostrada. Per quanto riguarda le infastrastrutture il programma cristiano-democratico prevede più mezzi pubblici ( a zero emissioni) ma anche nuove vie di comunicazione per evitare ingorghi.

Secondo il leader Armin Laschet, “una stazione di ricarica dovrebbe essere sempre raggiungibile entro dieci minuti”. Anche in questo caso si parla di una attenzione particolare per l’idrogeno. A proposito, Laschet ha recentemente incontrato a Berlino Elon Musk, al quale ha chiesto se il futuro dell'auto sarebbe stato elettrico o a idrogeno, creando un momento di divertito imbarazzo, vista la nota idiosincrasia del manager di Tesla per questa forma di alimentazione.

Ago della bilancia

L’ago della bilancia di una coalizione saranno quindi i verdi e i liberali che dovranno, per ammissione degli stessi leader, trovare un accordo tra loro e quindi impegnarsi insieme nelle trattative per la cancelleria. Difficile, comunque pensare a una mediazione tra le posizioni che sono molto distanti, soprattutto nel settore mobilità.

Il messaggio chiave dei "Grune” è: “Le auto devono essere più digitali, silenziose, piccole, neutrali per il clima e più facili da riciclare”. Il partito si impegna poi per “rendere il passaggio alla bicicletta, all'autobus e al treno attraente per tutti e incoraggiarlo finanziariamente”, per esempio con il raddoppio del numero delle ciclabili e una tassa sui trasporti via camion che procuri i 100 miliardi di euro necessari per una stringente "cura del ferro". Per i Verdi, la Germania dovrebbe smettere di produrre auto tradizionali entro il 2030. Ferrei i limiti di velocità: 130 orari in autostrada - che diventano 120 quando ci si avvicina alle aree urbane - e 30 in città. Per la leader del partito, Annalena Baerbock ex campionessa nazionale di tuffi, i veicoli elettrici dovrebbero essere accessibili a tutti, con incentivi maggiorati per le famiglie a basso reddito (3mila euro oltre i 6mila già previsti).

Infine i liberali, che “rifiutano la strade della rinunce e dei divieti", opponendosi a una data di fine vita per i motori tradizionali e al limite di velocità in autostrada. Il partito dice no sia agli obiettivi sulle emissioni fissati dalla Unione europea che ai sussidi per l’acquisto di elettriche. La mobilità a batteria è - secondo il manifesto liberale - “solo una delle componenti dei trasporti del futuro”. Secondo il leader dell’Fdp, Christian Linder, vanno incoraggiati idrogeno e combustibili sintetici ed è fondamentale che la rete di ricarica per le vetture a zero emissioni sia ampliata, con prezzi sempre trasparenti.

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