Ultimo aggiornamento  21 ottobre 2021 00:21

Ford, i nomi sono sacri.

Paolo Odinzov ·

I nomi sono sacri, soprattutto quelli di modelli che hanno segnato la storia di un marchio e che quindi possono, anzi devono, essere riutilizzati nel tempo. La pensa così Murat Gueler, capo del design di Ford Europa, il quale ha confermato la volontà del costruttore americano di voler identificare diverse delle sue prossime vetture con badge provenienti dal passato.

Una scelta, questa, che comunque non è nuova per la Casa di Dearborn, già reduce dall’aver reinserito nella sua gamma attuale il nuovo Bronco e la Puma: il primo derivato da un suv classico del 1965 e la seconda da una coupé degli anni '90. Oppure il pick up Maverick, battezzato come la due porte compatta lanciata dalla Ford nel 1969 allo scopo competere nel mercato con i nuovi rivali giapponesi per il Nordamerica di Honda, Datsun e Toyota.

Pedigree vincente

Secondo Gueler, “alcuni nomi sono in grado di suscitare emozioni nei clienti e raccontare una storia che altri non possono”, diventando così una sorta di pedigree vincente perfino per auto che poco hanno a che vedere con le muse ispiratrici.

In alcuni casi è poi possibile, spiega sempre lo stesso, “giocare addirittura sulla sonorità trovando comunque legami con badge passati”. Un esempio è la Kuga che richiama alla Cougar del 1998.

Effetto nostalgia

L’idea di Ford è insomma diversa da quella di alcuni marchi, vedi Bmw con Mini oppure Volkswagen con il Maggiolino, che hanno reinventato modelli iconici del passato in chiave moderna. In alcuni casi già il nome secondo il costruttore è sufficiente a procurare un effetto nostalgia. Ed per questo che non ci sarà allora troppo da meravigliarsi se presto torneremo a rivedere sulle strade, anche se molto diverse dalle originali e soprattutto in chiave elettrica, vetture celebri con l’Ovale Blu: come Capri, Probe, Escort o Sierra.

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