Ultimo aggiornamento  24 ottobre 2021 04:49

Jeep, come suona bene.

Paolo Borgognone ·

Automobili e musica. Un binomio che ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro, nascere canzoni leggendarie, ispirato menestrelli folk e rockettari e creato personaggi e miti indimenticabili. Ora questa storia d'amore si arricchisce di un altro capitolo.

Dalla collaborazione tra lo storico marchio Jeep del gruppo Stellantis e l'azienda specializzata in strumenti musicali Wallace Detroit Guitars nasce infatti una straordinaria chitarra elettrica, dedicata proprio alla città del Michigan, culla delle quattro ruote a stelle e strisce, ma anche teatro di grandi performances e casa di tantissimi musicisti che hanno segnato la storia del blues e del rock, molti dei quali raccolti sotto la leggendaria etichetta Motown.

Pezzi di storia

Intanto - come da tradizione per la Wallace Detroit Guitars - il legno utilizzato per realizzare gli strumenti ha almeno 100 anni di età e, per sottolineare ancora di più lo stretto legame con la città, proviene da vecchi edifici storici abbandonati e abbattuti. Quel legno veniva raccolto in foreste molto antiche, principalmente di pini anche se occasionalmente vengono usati anche acero, noce e mogano.

Per questa serie di strumenti in particolare, il legno è stato recuperato dall’impianto della Packard lungo l’East Grand Boulevard di Detroit. Proprio grazie all’utilizzo di questi vecchi materiali, dalle Wallace scaturisce un suono “vintage” assolutamente unico e di particolare effetto, amplificato dall’uso di due trasduttori, un pick top single coil al ponte e un humbucker sul manico.

La collaborazione tra i mastri liutai di Detroit e la Casa automobilistica è mostrata sulla chitarra attraverso la versione Jeep della stella dell'esercito americano (ricordiamo che i primi veicoli prodotti furono proprio destinati allo sforzo bellico durante la Seconda guerra mondiale) ripresa sulla parte anteriore e il logo Jeep inciso e dipinto a mano sul retro, insieme alla mappa topografica della città di Detroit.

Musica per tutti

Le chitarre della collezione sono realizzate artigianalmente a mano e soddisfano gli altissimi standard dell'azienda costruttrice. Per averne una serve armarsi di libretto degli assegni (il prezzo indicato è di 2.900 dollari) e soprattutto di pazienza. Per realizzare uno di questi strumenti servono infatti almeno novanta giorni.

Per ingannare l’attesa si può decidere comunque di ascoltare un brano che è stato appositamente prodotto per l’occasione. A inciderlo - e a presentarlo in anteprima durante una visita al Mack Assembly Plant della casa automobilistica - il duo locale “Detroit Dreamers”. La band è formata dal vincitore di un Grammy e produttore (per personaggi come Madonna, Sting e Lady Gaga) Martin Kierszenbaum e il suo collega alla Michigan University e oggi ingegnere del suono Tony Lake. La canzone, contenuta in un Ep omonimo, si intitola “Dreamers”.

Una città per cantare

Se tutti ricordano che a Detroit si costruiscono automobili e che la città è la sede delle grandi Case americane, magari non tutti sanno che lungo queste strade, anche a causa dell'immigrazione, compresa quella interna dal sud del Paese, si è sviluppata una parte consistente della storia della musica targata Usa e in particolare del blues. Qui, infatti, il 12 gennaio 1959 Berry Gordy fondò la Motown, l'etichetta discografica che ha contribuito a portare la musica black fuori dai ghetti e l'ha imposta al mondo.

Tra le strade della Motor City sono nati Aretha Franklyn, Diana Ross, Smokey Robinson, Stewie Wonder, John Lee Hooker, il leggendario Rodriguez e, in anni e con uno stile molto più moderni, Eminem. Senza dimenticare il fondatore dello "shock rock", Vincent Damon Furnier, noto al mondo con il nome di Alice Cooper, figlio di un venditore di auto usate e, alla bisogna, tassista.

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