Ultimo aggiornamento  15 ottobre 2021 21:59

Se i costruttori auto imitano Apple.

Patrizia Licata ·

Guida assistita, musica via Internet, aggiornamenti trasmessi over-the-air, assistenti vocali: l’auto è diventata un computer. O meglio: uno dei tanti dispositivi connessi con cui interagiamo nella vita di tutti i giorni, come smartphone e orologi intelligenti. Il veicolo è parte di questo ecosistema grazie a chip, software e connettività e questo significa che le case automobilistiche non devono progettare più solo carrozzerie e motori, ma anche programmi e servizi. Insomma, devono essere un po’ come Apple, che disegna sia l’hardware (i dispositivi e i chip) sia il software (il sistema operativo e le applicazioni).

Questa trasformazione è messa in evidenza dallo studio del Capgemini Research Institute intitolato: “Next Destination: Software – How automotive OEMs can harness the potential of software-driven transformation”. Ai costruttori adesso non servono solo ingegneri, ma anche informatici: nel 2026 il 22% dei dipendenti nei laboratori di ricerca e sviluppo delle case automobilistiche sarà formato da esperti di software. E il 66% dei costruttori siglerà alleanze con aziende tecnologiche. Magari proprio Apple, o Google.

Tecnologie al cuore della trasformazione

Intanto i costruttori sono già a caccia di chip innovativi, come l’ultimo di Nvidia (il processore Orin), che è capace di gestire quattro tipi diversi di operazioni informatiche contemporaneamente. Le auto saranno sempre più costruite intorno a una centrale intelligente computerizzata che “comanda” le sue varie funzionalità: i sensori, la connettività Internet, l’automazione, il collegamento con il nostro smartphone e con il costruttore stesso per ricevere gli avvisi sulla manutenzione, gli aggiornamenti software e nuovi servizi personalizzati. Alcuni potranno essere a pagamento: l’80% dei costruttori dice che nel 2026 i software produrranno profitti (contro il 13% che ne ricava un guadagno oggi).

Nuova auto? No, nuova app

C’è un altro aspetto interessante della trasformazione. Oggi diverse case automobilistiche condividono la piattaforma per fabbricare i veicoli. Tra cinque anni – dice lo studio - condivideranno anche il software da cui creare nuovi servizi. Pensiamola come un “app store” di funzionalità per la nostra auto da scaricare per aggiungere possibilità infinite al nostro veicolo, proprio come facciamo oggi con lo smartphone. Secondo Capgemini nel 2031 la percentuale di veicoli che usano la stessa piattaforma software crescerà di 5 volte rispetto a oggi.

La Case cambiano pelle

Per cucire la loro nuova veste di “produttori di software” le case automobilistiche cercheranno alleanze con le aziende tecnologiche. Ma non basterà integrare il codice scritto da altri: i costruttori dovranno saperlo sviluppare da sole assumendo specialisti informatici. Lo stanno facendo, per esempio, Volkswagen e Stellantis, che hanno aperto nuove unità per lo sviluppo di software per i loro veicoli, o Renault, che ha una divisione che si occupa specificamente di trasformare i nuovi servizi in guadagni.

I tempi di questa trasformazione sono lunghi: i colossi delle auto sono nati come aziende dell’ingegneria meccanica ed elettronica, non del software o delle app mobili. Ancora oggi il 45% non offre alcun tipo di servizio connesso e appena il 4% offre qualche tipo di aggiornamento over-the-air. Solo l’11% dei veicoli ha servizi connessi aggiornabili in modalità wireless ma tra cinque anni li offrirà il 36% dei costruttori.

Servizio in abbonamento

La ricerca di Capgemini si basa su un sondaggio condotto tra 570 top manager dell’industria dell’auto in 12 Paesi del mondo, tra cui l’Italia. La società di consulenza suggerisce di separare la distribuzione dell’architettura "hardware" da quella software. Un conto è vendere la macchina - un acquisto una tantum - e un conto è vendere i servizi, che possono essere acquistati da altre aziende del settore oppure dagli automobilisti stessi, in alcuni casi in abbonamento, garantendo una fonte continua di guadagno.

A scuola di informatica

Per essere capaci di far questo i costruttori dovranno utilizzare i dati raccolti dai clienti e dalle loro abitudini di guida: conoscendo le loro preferenze potranno offrire i servizi più utili. Il 47% delle case automobilistiche ancora non lo fa.

È una questione di cultura, strategie e competenze: c’è un divario del 40-60% tra i professionisti che servono ai costruttori e quelli che sono nel loro organico, tra architetti software, analisti di dati e esperti di cloud e cybersicurezza. Una sfida ma anche un’opportunità, sia per i costruttori che per i lavoratori. Il 97% dei dirigenti del mondo auto ritiene che, entro i prossimi cinque anni, il 40% dei loro personale dovrà possedere competenze di programmazione: saranno neoassunti ma anche attuali dipendenti che potranno aggiornarsi con qualche nuovo corso di “informatica per auto”.

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